Sul caso Garlasco, a parlare è il nuovo indagato dalla Procura di Pavia, Sempio: cinque le contro perizie dei suoi legali
«Riusciremo a chiarire tutto appena potremo». Con queste parole Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia per il delitto di Garlasco, ha commentato la propria posizione all’arrivo al centro Genomica di Roma. Qui ha effettuato nuove analisi. La difesa del 38enne, rappresentata dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti presenterà, con doppio deposito, le contro deduzioni entro il 18 ottobre.
Le nostre analisi «riteniamo che siano decisive, una specialmente, per scagionare Andrea Sempio», ha dichiarato a sua volta l’avvocato Cataliotti. Gli esami «hanno un alto tasso di scientificità, come ci è stato giustamente richiesto dalla Procura della Repubblica. Cui daremo ampia soddisfazione non tanto per l’esito ma – ha sottolineato Cataliotti – per il substrato di scienza che le caratterizza». «Io avendone lette già due mi sento serenissimo. E anzi mi sento di fare i complimenti ai consulenti del team difensivo perché credo abbiano fatto un egregio lavoro. Quando dico ponderose – ha chiarito il legale – mi riferisco non solo alla fatica. Ma proprio all’entità delle consulenze, perché sono consulenze di 70, 80, 100 pagine l’una, quindi parliamo di un lavoro mastodontico e molto serio».
Cinque consulenze
La difesa di Sempio sta ultimando, in particolare, cinque consulenze che saranno depositate giovedì e venerdì prossimi per ribattere, punto su punto, alle accuse mosse dalla Procura di Pavia. «Stiamo ultimando cinque consulenze che affrontano, e confutano, tutti i temi sviscerati dalla Procura» spiega Cataliotti. «Noi ci sentiamo forti su tutto, ma c’è un dato che dal mio punto è tranchant: di impronte per terra (in casa Poggi, ndr) ce ne sono 25 e le impronte lasciate (dalla suola del killer, ndr) sono più piccole rispetto al piede di Sempio. Si tratta quindi di una prova a discarico che esclude in radice qualsiasi possibilità che Andrea Sempio possa essere l’assassino» sottolinea il difensore.
La difesa ribadisce anche che i risultati sull’impronta 33, sul muro delle scale della villetta di Garlasco, hanno dato «risultati completamente opposti rispetto a quelli della Procura e della difesa Stasi» e che dunque l’impronta, «non insanguinata, come emerge dalle nostre sperimentazioni fatte con esperti e consulenti», non è attribuibile all’indagato. Le consulenze verranno depositate probabilmente venerdì, comunque entro il 18 ottobre, termine ultimo per la difesa di Sempio. La palla tornerà, poi, nelle mani della Procura per la richiesta estremamente probabile di rinvio di giudizio.
Processo e revisione
Sul legame tra un possibile processo a carico di Sempio e la revisione della sentenza a carico di Stasi, condannato a 16 anni di carcere per il delitto, torna lo stesso Cataliotti: «La revisione deve essere il preludio, deve precedere il processo eventuale, fosse anche solo un processo che evapori in udienza preliminare a carico di Andrea Sempio, ma deve venire prima perché altrimenti il sistema salta”. Se una sentenza passata in giudicato «può essere susseguita” da un altro processo a carico di un altro indagato, «prima di essere revisionata e cancellata», «il sistema processuale penalistico salta».
Nel caso specifico, si potrebbe creare una situazione in cui per un reato “monosoggettivo”, come nel caso dell’omicidio potrebbe esserci un “doppio giudicato”. «Se manca una norma che regolamenti il caso specifico, rispondo che è vero – sottolinea – ed è il motivo per il quale chiederemo che la questione venga rimessa alla Corte Costituzionale, a meno che non ci sia prima l’istanza di revisione di Stasi«. Un elemento che «a me sembra terribilmente razionale». «È logico che una revisione preceda l’eventuale e non auspicato processo di Sempio, altrimenti il paradosso sarebbe, pensando al peggio, che possa essere condannato Andrea Sempio e non ci fosse la revisione della condanna di Stasi – aggiunge – Un paradosso, lo capisce l’uomo della strada, lo capisce il cittadino, non c’è bisogno di essere giuristi per comprenderlo e ciascuno dei due potrebbe chiedere la revisione del proprio processo fondandola sulla sentenza di condanna dell’altro».
































