10 Ott, 2026

Ucraina, Zelensky attacca l’accordo Trump-Putin sul diesel: «Così si finanzia la guerra»

Il Presidente Zelensky condanna la scelta di Trump di trattare con Putin sulle forniture di diesel, definendolo un gesto che indebolisce l’Ucraina e finanzia la guerra contro il Paese


«Consentire alla Russia di vendere prodotti petroliferi significa finanziare una guerra che deve finire». Volodymyr Zelensky attacca l’accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin sul diesel mentre i negoziati di Miami si interrompono e Mosca bombarda l’Ucraina. A Zaporizhzhia il bilancio sale ad almeno 17 morti, tra cui tre bambini, secondo le autorità ucraine. «Qualsiasi allentamento della pressione viene interpretato dalla Russia come un via libera per continuare a combattere. Servono segnali diversi», denuncia il presidente.

Accordo Trump-Putin sul diesel, Zelensky denuncia una concessione a Mosca

L’intesa annunciata da Trump prevede forniture russe di diesel agli Stati Uniti e ai mercati internazionali, con una temporanea rimozione delle restrizioni. La Casa Bianca punta a contenere i prezzi dei carburanti, schizzati durante la crisi energetica legata alla guerra con l’Iran. Putin conferma la disponibilità di Mosca a esportare petrolio e prodotti petroliferi. Per Kiev, quelle entrate rischiano di alimentare direttamente lo sforzo bellico russo. L’annuncio arriva mentre a Miami negoziatori americani, ucraini ed europei lavorano a una proposta per porre fine al conflitto.

Il confronto con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner si conclude prima del previsto: salta la seconda giornata di incontri. Zelensky sostiene che la delegazione ucraina è stata informata dell’intesa con Mosca soltanto poco prima dell’annuncio pubblico. «La nostra squadra è stata semplicemente usata come copertura», accusa, denunciando un trattamento scorretto nei confronti di un alleato impegnato a difendersi dall’invasione. La frattura investe anche la condivisione dell’intelligence.

Intelligence e attacchi alle raffinerie, cresce la tensione tra Washington e Kiev

Secondo il Financial Times e Axios, Witkoff e Kushner avrebbero prospettato la sospensione della condivisione d’intelligence con Kiev se non avesse fermato gli attacchi alle raffinerie russe. Washington nega una minaccia esplicita e sostiene che gli inviati hanno soltanto richiamato l’impatto delle operazioni sui consumatori americani. Il contrasto resta: Trump vuole contenere i prezzi energetici, Kiev colpire le infrastrutture che finanziano la guerra.

Zelensky contesta la richiesta di interrompere unilateralmente gli attacchi mentre Mosca continua a bombardare la rete energetica ucraina. La sua disponibilità a fermare le operazioni contro le raffinerie russe è legata alla reciprocità: anche la Russia dovrebbe cessare gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine. Un’intesa, per ora, non c’è.

Intanto, secondo fonti citate da Axios, Witkoff e Kushner valutano nuovi contatti a Mosca e Kiev per discutere una proposta di pace. Sul terreno, cinque bombe plananti russe colpiscono edifici residenziali a Zaporizhzhia. I soccorritori scavano tra le macerie mentre il bilancio cresce; tra le vittime c’è una bambina di sei anni. Zelensky lega il bombardamento alla decisione americana, accusando Mosca di interpretare le concessioni economiche come un segnale di debolezza.

Kiev sotto attacco, colpite le infrastrutture energetiche

Anche Kiev viene colpita da missili: danni alle infrastrutture energetiche provocano interruzioni dell’elettricità e dell’acqua e disagi alla metropolitana. La pressione sulla rete elettrica aumenta alla vigilia di un inverno difficile. La guerra energetica prosegue anche in Russia. Lo Stato maggiore ucraino rivendica un nuovo attacco contro la stazione petrolifera di Samara, snodo della rete di distribuzione del greggio. Kiev punta alle infrastrutture che sostengono le entrate russe; Mosca colpisce quelle da cui dipendono i servizi essenziali ucraini.

Lo scontro con Washington resta aperto: per Trump gli attacchi ucraini aggravano la tensione sui prezzi, per Zelensky fermarli senza garanzie darebbe a Mosca maggiore libertà d’azione. Dal Cremlino arrivano aperture senza impegni concreti. Dopo la telefonata con Trump, il portavoce Dmitrij Peskov riferisce che Putin ha mostrato «molta comprensione» per alcune proposte americane sulla de-escalation. Ma il presidente russo considera improbabile una ripresa immediata dei negoziati, citando gli attacchi ucraini con droni.

Negoziati di pace e sanzioni, l’Europa si oppone alle concessioni alla Russia

A Miami erano stati affrontati garanzie di sicurezza, questioni territoriali, ricostruzione e prospettive europee dell’Ucraina. Ora la frattura con Washington rischia di complicare ulteriormente il percorso diplomatico. L’Europa respinge l’allentamento delle sanzioni. Kaja Kallas avverte che le nuove entrate possono garantire a Mosca ulteriori risorse per finanziare la guerra e assicura che Bruxelles non ridurrà la pressione. Berlino conferma le sanzioni e lavora con i partner Ue a nuove misure contro Mosca. Lunedì, i ministri degli Esteri europei intendono approvare un nuovo pacchetto contro l’apparato bellico russo.

La Commissione ribadisce l’impegno a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi. Il paradosso è politico: Washington cerca un’intesa con Putin e allenta le restrizioni per contenere i prezzi, mentre Kiev denuncia una concessione che può rafforzare il nemico. Mosca ottiene nuove opportunità commerciali senza impegnarsi a riprendere subito i negoziati; l’Europa prepara altre sanzioni. La de-escalation resta l’obiettivo dichiarato, ma sul terreno continuano i bombardamenti e tra gli alleati si apre una frattura che rischia di pesare sul futuro della pace.

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