Schlein e Conte insieme a Milano, mentre il sindaco meneghino si chiama fuori dalla corsa per il “federatore” del centrosinistra
Un posto per parlarsi, magari per trovare quell’intesa che il centrosinistra insegue da mesi. Alla Biennale dell’Economia cooperativa di Legacoop, a Milano, Elly Schlein e Giuseppe Conte cercano punti di convergenza. Dal palco arriva persino un invito, a metà tra la battuta e l’auspicio politico. «Se vi volete parlare sicuramente Legacoop vi dà un posto», scherza la giornalista Tiziana Ferrario. I due leader sorridono e si ascoltano, ma il campo largo, all’indomani dell’approvazione della nuova legge elettorale, deve ancora sciogliere il nodo più delicato: chi guiderà la coalizione nella sfida a Giorgia Meloni? E mentre il confronto tra Pd e Movimento 5 Stelle entra nel vivo, Giuseppe Sala si chiama fuori dalla corsa per un’eventuale federazione delle opposizioni. «Io direi di no, non mi sento all’altezza», chiarisce il sindaco di Milano. Sullo sfondo, Massimo D’Alema invita a trovare un accordo, evitando divisioni che favorirebbero il centrodestra.
Il confronto milanese arriva in un passaggio decisivo per le opposizioni. Il via libera definitivo alla riforma elettorale, approvata dalla Camera con 227 voti favorevoli e 164 contrari, accelera i tempi della costruzione dell’alternativa. La nuova legge impone alle coalizioni di indicare un candidato alla presidenza del Consiglio, rendendo sempre meno rinviabile la scelta della leadership. Schlein rivendica il peso elettorale del Pd e guarda alle primarie come strumento per individuare il candidato. Conte, invece, ha aperto alla possibilità di un nome terzo, un federatore capace di tenere insieme le diverse anime dello schieramento.
L’intervento di Schlein
Davanti al mondo della cooperazione, i due leader provano a mettere in evidenza ciò che li unisce. Schlein insiste sulla necessità di cambiare modello economico, partendo dalle disuguaglianze. «Siamo un Paese in cui la povertà assoluta ha raggiunto il record storico», osserva la segretaria dem, indicando nella cooperazione una risposta a un sistema di sviluppo «tutto improntato all’individualismo e sul profitto». Il punto di partenza resta il lavoro. «Ieri è stata votata una legge elettorale che noi giudichiamo pessima, e che chiaramente ci porterà nei prossimi mesi ad una campagna elettorale. Io penso che per la nostra alleanza progressista non ci sia miglior programma di attuare fino in fondo la nostra Costituzione antifascista, articolo per articolo, a partire dall’articolo 1 fondato sul lavoro».
Parla Conte
Anche Conte concentra il proprio intervento sulle questioni economiche e sociali, ma marca una posizione netta sulla politica europea e sulle spese militari. «Non possiamo investire soltanto in armi per garantirci un’effimera sicurezza, dobbiamo tutelare il nostro modello sociale», avverte il presidente del Movimento 5 Stelle. Per l’ex premier «il modello neoliberista ha fallito, ha prodotto disuguaglianze, concentrazione del potere e della ricchezza». Da qui la richiesta di contrastare la precarietà e il crollo dei salari. Conte dice no al piano di riarmo europeo «senza neppure un progetto di difesa europea» e sì agli investimenti per sostenere le filiere produttive, ridurre i costi energetici e affrontare la sfida dell’intelligenza artificiale.
A riportare il dibattito sulla leadership è però Sala. Il sindaco di Milano giudica soprattutto tattica l’apertura di Conte a una figura terza. «Io credo che dal punto di vista di Schlein è logico ragionare come sta facendo, cioè il partito che esprime più consenso elettorale indica il nome», spiega a margine della manifestazione. Quanto all’ipotesi di assumere personalmente il ruolo di federatore, la risposta è negativa. «Loro non lo chiederanno mai a me, sia chiaro, ma se me lo chiedessero io direi no, non mi sento all’altezza». E aggiunge: «Ma chi si sente all’altezza di cercare un equilibrio tra Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Renzi? Io no».
Il sindaco
Sala non nasconde neppure le difficoltà nei rapporti con i Cinque Stelle. «Non credo di essere molto simpatico, per quanto ho visto in passato, al Movimento 5 Stelle e al presidente Conte», ammette, pur riconoscendo che il partito dell’ex premier rappresenta una componente fondamentale dell’alleanza. Per il sindaco la partita resta nelle mani dei due leader. «È inevitabile che tra Schlein e Conte si giochino la leadership del campo largo». La sua preferenza politica è chiara, ma non fino al punto da mettere a rischio l’unità dello schieramento: «Fosse Conte è Conte, punto».
A volte ritornano
A chiedere un’intesa interviene anche Massimo D’Alema. L’ex presidente del Consiglio auspica un cambiamento di governo e ricorda che il centrosinistra ha già dimostrato di saper guidare il Paese, anche durante l’emergenza Covid. Ma sulla scelta del candidato premier evita di schierarsi. «Conte o Schlein? Non compete a me prendere queste decisioni», afferma a Giornale Radio. Il suo auspicio è che «il centrosinistra trovi un’intesa e non produca divisioni che sarebbero utili soltanto a mantenere l’attuale assetto di potere». L’accordo sui temi sociali può rappresentare il punto di partenza, ma per sfidare Meloni serviranno un programma condiviso e una guida riconosciuta da tutti. E il tempo per decidere comincia a stringere.





























