9 Ott, 2026

Askatasuna, chieste 19 misure cautelari per gli scontri di Torino: contestato anche il tentato omicidio

La Procura di Torino ha chiesto 19 misure cautelari per i fatti del 31 gennaio, durante la manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Tra i reati contestati resistenza aggravata, lesioni, rapina e tentato omicidio. Divise le reazioni politiche e quelle del mondo antagonista.


C’è anche il tentato omicidio fra i reati contestati: la Procura di Torino ha chiesto 19 misure cautelari nei confronti di altrettante persone, in relazione ai fatti avvenuti il 31 gennaio scorso, durante la manifestazione nazionale contro lo sgombero di Askatasuna.

Il 18 dicembre la Digos aveva fatto sgomberare lo stabile di Borgo Vanchiglia, storico quartiere semicentrale torinese, che da una trentina d’anni era un centro sociale occupato. Askatasuna, in lingua basca, significa ‘libertà’, l’autogestione era ascrivibile all’area dell’Autonomia Contropotere, gruppo extraparlamentare presente con collettivi e centri sociali in numerose città d’Italia, e storicamente discendente dall’Autonomia Operaia

Poi, il 31 gennaio, una grande manifestazione che aveva attraversato le strade di Torino: circa duemila manifestanti tentano di raggiungere l’edificio, parte lo scontro con le forze dell’ordine. Gli agenti usano lacrimogeni e idranti, i manifestanti lanciano sassi, petardi e bombe carta. La maggior parte sono a volto coperto, tanti gli scontri fisici diretti. Alla fine nessun morto ma tanti feriti, fra i manifestanti e gli agenti.

L’operazione della Digos e i reati contestati

Ieri, all’alba, scatta l’operazione della Digos torinese: in tutto 14 perquisizioni domiciliari e 19 richieste di misure cautelari, non solo a Torino ma anche a Genova, Cagliari, Firenze, Imperia e Reggio Emilia. Fra i reati contestati ci sono resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento, porto di oggetti atti all’offesa, ma anche rapina e tentato omicidio: durante gli scontri era stato fra l’altro incendiato un mezzo della polizia, con un agente a bordo, mentre un altro poliziotto era stato aggredito con calci e colpi di martello.

La notizia ha provocato reazioni politiche di segno contrastante, accomunate da un tono sdegnato, a partire dal comunicato dello stesso gruppo Askatasuna che commenta sui social: «Ai compagni e alle compagne coinvolti nelle richieste di misura cautelare vengono imputati diversi reati con l’intento di dare la responsabilità ad alcuni di quella che è stata una manifestazione di rabbia popolare che ha visto la partecipazione di oltre 50mila persone.

Ricordiamo anche l’uso massiccio e violento da parte delle forze dell’ordine di lacrimogeni sparati ad altezza uomo, di cui si è parlato in un dossier e in diverse inchieste giornalistiche». Il gruppo definisce lo sgombero del 18 dicembre come «un colpo voluto dal governo» a seguito di un movimento che ha bloccato un Paese intero per fermare un genocidio mostrato in diretta tv.

Le reazioni del governo e dei sindacati di polizia

Si compattano dall’altra parte le forze di governo, solidali con i sindacati di polizia nel ribadire biasimo e condanna verso i manifestanti che avevano partecipato agli scontri del 31 gennaio e in generale verso il mondo cosiddetto «antagonista». «Questi riscontri investigativi e giudiziari – afferma Eugenio Bravo, segretario generale del sindacato di polizia Siulp – evidenziano in maniera inconfutabile che non può esistere alcuna strada di dialogo o di sanatoria per consentire il ritorno del centro sociale Askatasuna negli immobili da cui è stato legittimamente e doverosamente sgomberato».

«Prendiamo atto con soddisfazione dell’iniziativa della magistratura» ha commentato Maurizio Gasparri: «La violenza – aggiunge il Senatore di Forza Italia – di tutta questa area di estrema sinistra non è tollerabile e ha creato gravi danni alle forze di polizia con un numero enorme di feriti in tutti questi anni».

In un successivo commento, il Network esprime solidarietà alle persone coinvolte nell’inchiesta. «Torino è solidale con chi viene colpito da questa operazione, un tentativo di punire alcuni per una giornata che rimane nella storia ma che non è finita con le ceneri di un pomeriggio, anzi, consolida una prospettiva di lotta collettiva per la libertà di tutti e tutte», concludono.

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