10 Ott, 2026

Mattarella firma il Melonellum. Valzer del centrodestra sulla data del voto

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la nuova legge elettorale. Coalizione di governo combattuta: voto in primavera o in autunno?


Sono quasi le 19.30 quando le agenzie battono la notizia. Mattarella ha firmato il “Melonellum”, la riforma elettorale diventa ufficialmente legge il giorno dopo la sua approvazione finale alla Camera. Dopo quel voto nessuno, tra gli esponenti di maggioranza e quelli di opposizione, sperava di poter tirare i remi in barca. Nessuna corrente da cui farsi trascinare, nessuna rotta già tracciata. Il cammino che porterà le forze politiche alle elezioni è ancora tutto da tracciare. Semmai, il voto alla Camera ha sancito l’inizio formale della campagna elettorale.

Su social e siti di informazione, ieri è tornato a circolare un sondaggio YouTrend di tre settimane fa che parla chiaro: con lo Stabilicum il centrodestra vince solo se imbarca Vannacci in coalizione. Ipotesi remota, al momento, anche in virtù del fatto che i futuristi hanno votato compattamente contro la nuova legge elettorale. Questi dati potrebbero spingere la premier a spostare più in avanti la data della salita al Colle proprio nella speranza che il passare dei mesi faccia sgonfiare il fenomeno Vannacci e gli elettori di destra affascinati dall’ex generale tornino all’ovile della coalizione moderata.

Diverse sensibilità

Certo, sulla data del voto è ormai chiaro che nella maggioranza convivono, come si dice in questi casi, “sensibilità diverse”. Nel giro di pochi giorni, Lucio Malan e Giovanbattista Fazzolari, molto vicini alla premier, si sono lasciati sfuggire la possibilità di un voto in primavera, tra la fine di maggio e inizio giugno. Ieri Donzelli e Bignami hanno gettato acqua sul fuoco: si arriva fino alla fine della legislatura. Ma Lega e Forza Italia tremano lo stesso.

Il Carroccio sta attraversando la fase più difficile della sua storia recente, con la leadership di Matteo Salvini messa in discussione dai governatori del nord e contesa dai capigruppo in Parlamento. Nei sondaggi, il partito è quasi ai minimi storici. Anche ieri, alla conferenza stampa al Mit sul sostegno all’affitto per i genitori separati o divorziati con problemi abitatitivi, Salvini ha ribadito: «per quello che mi riguarda si vota a fine legislatura, l’autunno del 2027 è la scadenza naturale».

I moderati

In Forza Italia le cose non vanno molto meglio: il partito tiene nei sondaggi ma è costretto a fare i conti con il caso Sicilia, dove un’inchiesta per corruzione ha travolto Gaetano Armao, fedelissimo del governatore Schifani, e con la spaccatura tra la vecchia guardia capeggiata da Tajani e chi spinge per un rinnovamento della leadership. Per bocca del deputato e segretario regionale del partito in Lombardia, Alessandro Sorte, ieri gli azzurri sono tornati a rivendicare il ruolo di «pilastro del centrodestra» e quello di «partito più attrattivo per i delusi del Pd e per i potenziali elettori del terzo polo», quasi a voler indicare l’apertura al centro come una strategia alternativa all’apertura “a destra”.

Gli strascichi del dibattito

Delle polemiche con l’opposizione per l’approvazione del Melonellum restano pochi strascichi. Il centrodestra imbraccia il voto di giovedì per fare sfoggio di compattezza. Il campo largo rilancia con poca convinzione argomenti già ampiamente sviscerati, come la rappresentanza di genere minacciata da una legge che il deputato dem Stefano Graziano propone di ribattezzare «fifarellum», «frutto della paura della Meloni di perdere e quindi cambia le regole».

Il nodo della Consulta

Ma quando, non di rado, la legge elettorale torna al centro del dibattito pubblico, l’opinione dei costituzionalisti conta almeno quanto quella dei politici. Soprattutto dopo l’approvazione di una legge che, secondo alcuni, potrebbe presentare diversi profili di incostituzionalità. In un’intervista sul Corriere di ieri, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso non è entrato nel merito della riforma, ma ha contribuito a fare chiarezza sui tempi: se si vota alla scadenza naturale della legislatura la decisione della Corte arriverà «sicuramente» prima delle elezioni. In caso di voto anticipato «si rischierebbe di arrivare sul filo». Ma a saper leggere tra le righe del linguaggio giuridico e misurato di Amoroso, qualche indicazione la si trae: «La giurisprudenza della Corte è già delineata in due sentenze del 2014 e del 2017».

La giurisprudenza

La prima è quella che dichiarava incostituzionale il premio di maggioranza del Porcellum perché non prevedeva una soglia minima di voti in virtù della quale assegnarlo. L’Italicum adeguò la legge Calderoli a quella sentenza, introdusse il ballottaggio e stabilì il 40% come soglia minima per ottenere un premio del 55%. La sentenza successiva, del 2017, bocciò il ballottaggio ma salvò il premio.

Conclusione: se la Corte ha giudicato costituzionale un premio con una soglia minima al 40%, non si capisce come potrebbe aver da ridire su un premio analogo assegnato sulla base di una soglia più alta, il 42% previsto dal Melonellum. Interpellato dall’Ansa, l’ex deputato Pd e ordinario di diritto costituzionale Stefano Ceccanti segnala altri nodi che potranno essere oggetto di censura da parte della Corte: le firme necessarie a presentare le liste, rispetto a cui la Corte «potrebbe ridurre da tre a due gli scaglioni e fissare il limite massimo da 300 mila a 75mila» – e la parità di genere: «In questo caso potrebbe estendere anche ai capilista la proporzione 60-40%».

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