9 Ott, 2026

Caro carburanti, il governo valuta accise mobili e aumento della produzione: Eni taglia il diesel

Benzina e gasolio restano sopra i due euro al litro. Il governo valuta nuove misure per contenere i prezzi, mentre Eni riduce di due centesimi il costo consigliato del diesel. Imprese e sindacati chiedono interventi urgenti e annunciano proteste.


Spingere i raffinatori a produrre di più, così da far calare il costo dei carburanti, oppure ricorrere alle accise mobili? Il governo Meloni “sfoglia la margherita” e pensa alla soluzione migliore per contenere i prezzi di benzina e gasolio. Nel frattempo, però, scende nuovamente in campo l’Eni che taglia ancora il prezzo del gasolio consigliato ai distributori, portandolo da 2.21 a 2.19 euro al litro. Uno sconto che non placa la rabbia di associazioni di categoria e sindacati che annunciano scioperi e altre clamorose forme di protesta per l’ipotesi in cui il costo dei carburanti non dovesse calare rapidamente.

L’Eni, dunque, dà al prezzo del diesel una sforbiciata di due centesimi, portandolo allo stesso livello del primo price cap annunciato il 25 settembre scorso. Il tetto ufficiale al prezzo, come già segnalato dalla stessa compagnia petrolifera, rimane comunque a 2,25 euro. Lo sconto all’indomani del confronto tra i vertici di Eni e di Assopetroli, l’associazione che riunisce e rappresenta le imprese attive nel commercio all’ingrosso e al dettaglio dei prodotti petroliferi. Nel corso del faccia a faccia è stata ribadita la volontà di «sostenere famiglie e imprese attraverso il contenimento dei rialzi dei prezzi dei carburanti». Ed Eni ha confermato l’intenzione di «supportare i propri partner, tanto sulla rete quanto nell’extrarete, anche al fine di favorire l’estensione dei benefici del contenimento dei prezzi a una platea più ampia di famiglie e imprese».

Prezzi di benzina e gasolio ancora sopra i due euro

Nel frattempo i prezzi di benzina e gasolio risultano in leggero calo. In base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, ieri il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale si è attestato a 2,035 euro al litro per la benzina e 2,258 euro al litro per il gasolio, in leggera discesa rispetto a due giorni fa. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self ha toccato 2,046 euro al litro per la benzina e 2,281 euro al litro per il gasolio, anche qui in leggero calo. Le cifre restano comunque insostenibili per famiglie e imprese. Ed è per questo che il governo Meloni sta vagliando due strategia.

La prima consiste in una moral suasion sui raffinatori affinché aumentino la produzione di benzina, gasolio e jet fuel in modo tale da far abbassare i prezzi. Di questo si è discusso due giorni fa, nel corso di un incontro tra i ministri Pichetto Fratin e Urso e i rappresentanti delle società che gestiscono le 13 raffinerie italiane. Questi ultimi si sono impegnati a produrre di più, spiegando però come sia necessario un cambio delle specifiche dei carburanti a livello europeo. Secondo i raffinatori, infatti, con queste modifiche la produzione nazionale potrebbe aumentare di 1-1,5 milioni di tonnellate l’anno e quella europea complessivamente di 15 milioni di tonnellate; di conseguenza, si potrebbe tagliare l’import del 25%.

Accise mobili, Meloni valuta la misura contro il caro carburanti

La seconda strategia sul tavolo del governo Meloni resta quella delle accise mobili. La premier Meloni ha spiegato che in cassa ci sono 170 milioni da spendere e il viceministro Leo ha ammesso che «il tema non è abbandonato». Più prudente Pichetto Fratin, secondo il quale si tratta di «operazioni molto costose e di breve periodo» che implicano anche un’attenta valutazione dello scenario internazionale. Si vedrà.

Intanto il caro carburanti spinge associazioni di categoria e sindacati alla protesta. Dario Costantini, presidente della Cna, quantifica in 16 miliardi e mezzo l’aumento del costo dell’energia per le imprese dall’inizio della guerra in Iran e chiede al governo di «mettere un miliardo sull’autoproduzione per le piccole imprese». Il sindacato Usb, invece, annuncia lo sciopero generale di tutte le categorie del settore pubblico e di quello privato per il prossimo 30 ottobre.

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