Michele De Rosa, datore di lavoro di 37 anni, è accusato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza dopo la morte di un operaio a Caivano
È finito agli arresti domiciliari per omicidio colposo Michele De Rosa, il datore di lavoro di Salvatore Calignano, l’operaio di 61 anni morto dopo essere precipitato dal tetto di un capannone a Caivano, nel Napoletano. Il provvedimento, eseguito dai carabinieri su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord, prevede anche l’applicazione del braccialetto elettronico.
Le accuse al datore di lavoro
L’imprenditore edile, 37 anni, è gravemente indiziato di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche. La tragedia risale al 2 ottobre scorso, quando Calignano stava effettuando lavori edili sulla copertura di un capannone insieme ad altri due operai. Durante le operazioni, l’uomo è precipitato dall’alto ed è stato soccorso e trasportato in ospedale. Le sue condizioni si sono rivelate gravissime: è morto il giorno successivo presso l’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord e condotte dai carabinieri, hanno permesso di ricostruire quanto accaduto grazie all’analisi dei filmati dei sistemi di videosorveglianza e alle testimonianze raccolte nel corso degli accertamenti. Secondo quanto emerso, sul tetto del capannone mancavano le necessarie protezioni e le cautele per lavorare in quota in condizioni di sicurezza.
Le testimonianze e la ricostruzione dell’incidente
Un quadro che ha portato gli investigatori a concentrare l’attenzione sulle presunte responsabilità legate all’organizzazione del lavoro e al rispetto delle norme per la prevenzione degli infortuni. All’inizio, la ricostruzione dei fatti sarebbe stata ostacolata dalla reticenza di alcune persone presenti al momento dell’incidente. Successivamente, anche grazie alle immagini che hanno consentito di individuare chi aveva assistito alla scena, alcuni testimoni hanno deciso di collaborare con gli inquirenti.
Gli accertamenti hanno inoltre chiarito che il punto in cui Calignano è stato soccorso coincideva con quello della caduta. Non avrebbero quindi trovato conferma le iniziali ipotesi di uno spostamento della vittima da parte di terze persone o di un’omissione di soccorso. A prestare assistenza al lavoratore sarebbero state persone estranee ai fatti, che hanno chiamato il 118 e atteso l’arrivo dell’ambulanza.
L’assunzione retrodatata dopo l’incidente
Tra gli elementi più rilevanti emersi durante l’inchiesta c’è la posizione lavorativa della vittima. Secondo la ricostruzione della Procura, Calignano e gli altri due operai presenti sul posto non erano regolarmente inquadrati. Gli investigatori contestano inoltre al datore di lavoro di aver proceduto all’assunzione della vittima soltanto dopo l’incidente, retrodatando il contratto al giorno precedente. Una circostanza che, secondo l’ipotesi investigativa, potrebbe essere stata finalizzata a evitare contestazioni per l’impiego irregolare del lavoratore.
Anche il committente dei lavori e il proprietario del capannone risultano indagati per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, in relazione alle rispettive posizioni e responsabilità.
Sulla vicenda è intervenuta la Cgil Napoli e Campania. Il segretario generale Nicola Ricci ha definito l’arresto una risposta rapida della magistratura e delle forze dell’ordine alla famiglia della vittima, ma anche un segnale contro la convinzione che le morti sul lavoro possano restare impunite. L’inchiesta dovrà ora accertare le responsabilità individuali e chiarire tutte le circostanze che hanno portato alla tragedia. Per gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.






























