9 Ott, 2026

Inflazione e caro vita, le famiglie tagliano la spesa e le imprese temono nuovi rincari

Le famiglie riducono gli acquisti alimentari e tagliano le spese non essenziali a causa d’inflazione e caro vita, mentre le imprese prevedono nuovi aumenti dei prezzi delle materie prime


Le famiglie limano la spesa alimentare, mentre le imprese si attendono nei prossimi dodici mesi un ulteriore rialzo dell’inflazione per la crescita dei prezzi delle materie prime. Un quadro economico segnato dalle preoccupazioni su cui aleggia l’emergenza carburanti che continua a tenero banco nel mondo produttivo e nei palazzi della politica. Su un possibile nuovo decreto sulle accise il vice ministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha affermato ieri che il tema non è stato abbandonato ma ha ricordato che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ” l’ha detto chiaramente: vediamo come gira il price cup”.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha dichiarato che il Governo valuta la situazione del mercato e quanto alle accise mobili sui prezzi dei carburanti ha precisato “teniamo presente che sono operazioni molto costose e di breve periodo, quindi si tratta di anche di capire com’è lo scenario complessivo, internazionale, e dobbiamo anche stare attenti su quello che è lo stato del bilancio dello Stato. Credo che il quadro, il valore della borsa in questi giorni ci dicono che dobbiamo avere molta, molta cautela anche a essere noi a non alimentare l’inflazione”.

L’inflazione resta la bestia nera

L’inflazione infatti resta la bestia nera. Un’indagine su inflazione e crescita condotta dalla Banca d’Italia presso aziende dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti nel periodo tra il 25 agosto e il 18 settembre relativa all’andamento del terzo trimestre ha rilevato giudizi meno negativi sulla situazione economica generale ma con un peggioramento rispetto al periodo precedente alla guerra in Medio Oriente. Le vendite hanno tenuto soprattutto per il traino dell’export, mentre la domanda interna si è indebolita.

“Le prospettive sulle proprie condizioni operative nel quarto trimestre – si legge nel report di Bankitalia – restano sfavorevoli, mentre quelle sulla domanda totale e sulla sua componente estera sono ancora positive e si accompagnano a un aumento atteso dell’occupazione, seppure a un ritmo marginalmente più contenuto rispetto a quanto indicato nello stesso periodo dello scorso anno”. A preoccupare sono i prezzi di vendita ancora in crescita e legati soprattutto ai listini delle materie prime: “la maggior parte delle aziende interessate dai rincari ascrivibili al conflitto dichiara di averli trasmessi in parte o del tutto ai propri prezzi”.

Le famiglie riducono la spesa

Le famiglie intanto continuano ad avvertire il peso di una fase difficile. Nel 2025, secondo lo studio dell’Istat sulle spese per i consumi delle famiglie, non c’è stato un grande scostamento della spesa media mensile per i consumi: a 2.782 euro a fronte di 2.755 euro del 2024. Con il livello più alto nel Nord est e il più basso al Sud. Ma il punto è che essendo la distribuzione dei consumi concentrata nei livelli medio-bassi la maggioranza delle famiglie spende meno della media (2.338 euro contro 2.240 dell’anno precedente).

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E il 29,4% dei nuclei ha portato meno cibo in tavola o si è rivolta ad acquisti più convenienti di qualità inferiore. Tagli anche per abbigliamento e calzature. Si risparmia pure su sanità e cura della persona così come sono cambiati i comportamenti di acquisto per carburanti e viaggi. Mentre gli aumenti degli acquisti dei prodotti alimentari sono dovuti al rialzo dei prezzi. La quota di spesa dedicata a cibo e bevande è cresciuta al 19,8% del totale dal 19,3% del 2024. A pesare di più sul bilancio familiare sono abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (36%) e trasporti (10,6%).

La forbice tra italiani e stranieri

E si allarga la forbice tra italiani e stranieri. La spesa media mensile per consumi delle famiglie composte soltanto da italiani supera di oltre un terzo (+37,8%) quella delle famiglie con stranieri. Per questi ultimi un quarto della spesa è “investita” in alimentari e bevande. Per tutti sono più cari del 3,6% gli affitti. Il 17,6% di nuclei che vivono in case di proprietà pagano il mutuo, con una percentuale maggiore al Nord ovest (23,2%) che cala all’8,2% al Sud.

Si tratta comunque di un esborso importante che condiziona la spesa familiare. L’Istat ha comunque evidenziato differenze territoriali perché le famiglie del Sud e delle Isole con minori possibilità economiche dirottano la spesa per lo più sul soddisfacimento dei bisogni primari, alimentazione in primis, mentre nel Nord sono più elevate le quote dei bilanci familiari destinate a servizi di ristorazione e di alloggio, sport e cultura. A fare la differenza poi l’attività svolta, per professionisti e imprenditori il livello si alza.

Una fotografia che allarma le associazioni dei consumatori. Il Codacons sottolinea come i dati Istat dimostrino “da un lato come gli incrementi di listini al dettaglio e tariffe influiscano profondamente sui comportamenti economici dei consumatori, costringendoli a strategie di sopravvivenza per far quadrare i conti a fine mese, dall’altro come l’Italia sia spezzata in due sul fronte della spesa per consumi, col Mezzogiorno che continua ad arrancare”. Dati che secondo il Codacons sono destinati a peggiorare a causa dell’energia alle stelle e dell’inflazione.

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