8 Ott, 2026

Francia, la protesta dei giovani mette in difficoltà Lecornu

In Francia il malcontento degli studenti cresce e si fa più politico, con il primo ministro Sébastien Lecornu che prova a ricucire una società sempre più divisa e colpita dalle proteste dei giovani


«La rabbia dei giovani non viene dal nulla. Nessuno può restare indifferente alle angosce che esprimono». Con queste parole il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha esordito alla vigilia dell’ennesima giornata di mobilitazione giovanile, nel tentativo di raffreddare, rassicurare, sterilizzare il malcontento che serpeggia ormai apertamente in seno alla Quinta Repubblica. Al capo del governo, conosciuto tra i colleghi come “il monaco silenzioso” per il suo stile serio, lavoratore, di poche parole, il gravoso compito di ricucire un tessuto sociale che appare sempre più lacerato. Il primo ministro ha assicurato di non aver ordinato alla polizia francese di scontrarsi con gli studenti, dopo le polemiche nei giorni scorsi per la mano pesante adottata dalle forze dell’ordine nella repressione dei disordini studenteschi, che aveva provocato decine di feriti, tra cui un quindicenne che avrebbe perso la mano a causa di una granata stordente.

Le richieste degli studenti

Il premier ha promesso inoltre iniziative decisive entro la fine del mese per venire incontro alle richieste studentesche. Che non mancano. «Abbiamo delle proposte corredate da cifre che intendiamo presentare; è per questo che chiediamo un incontro con Lecornu già per la prossima settimana», ha affermato Ryad Rani, presidente dell’Unione sindacale liceale, al termine di un incontro tra varie sigle della contestazione studentesca.

E’ il segno di una protesta che si coagula e si fa più politica, crea sigle, nomi, volti, proposte. Tutto resta magmatico, come nella miglior tradizione contestatrice francese. Se alla fine la protesta si tradurrà in un movimento definito o se invece resterà un vagito rivoluzionario come quello dei Gilè gialli rimane tutto da vedere. Intanto però gli studenti danno i compiti al governo: idee, cifre, riforme, fondi da stanziare per potenziare il sistema educativo.

«La protesta continuerà finché sul tavolo non ci saranno 10 miliardi», ha scandito Sabrine Kharbach, portavoce dell’Unione studentesca durante la manifestazione in piazza della Bastiglia. Toni e forme non devono sorprendere: fa parte della grammatica politica francese l’idea che il portavoce di un liceo possa trattare alla pari con il capo del governo tanto da dettargli le condizioni.

La tradizione della protesta francese

In una repubblica nata da un susseguirsi di rivoluzioni, è un concetto insegnato fin dalla scuola. Non c’è da sorprendersi se poi viene messo in pratica, magari assaltando l’istituto scolastico stesso. A saperlo bene però è anche Lecornu, la cui priorità è proprio evitare che la storia si ripeta in un altro afflato rivoluzionario: la distruzione creativa è bella, ma applicata alla politica ha poco a che vedere con la stabilità nazionale, checché ne pensassero i giacobini.

Ecco allora che al “monaco silenzioso” tocca rimboccarsi le maniche per raddrizzare la crisi sociale prima di un ulteriore, pericoloso deterioramento. «Rilasceremo 10 milioni di barili di diesel in tre mesi, disponibili per i distributori in Francia, questa misura permetterà una riduzione del prezzo del litro al di 12-18 centesimi. Il diesel in questione è stato acquistato prima dell’aumento dei prezzi e sarà disponibile a prezzo costante, permetterà meccanicamente di abbassare i prezzi alla pompa di un ordine di grandezza stimato tra 12 e 18 centesimi per litro di diesel», ha affermato ieri il primo ministro presentando l’iniziativa come una misura volta a preservare l’ordine e la stabilità sociale francese.

Il timore di una nuova saldatura sociale

Niente di meno, del resto, potrebbe giustificare un nuovo prelievo dalle riserve petrolifere strategiche, accumulate per tempi di massima emergenza. Segno evidente che dalle parti dell’Eliseo è ben vivo il timore di una saldatura tra i vari scontenti di Francia alla vigilia delle più contestate elezioni presidenziali della storia recente francese e di un quadro internazionale gravemente deteriorato.

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Lecornu, del resto, si prepara a presentare l’ultima finanziaria prima dell’era Macron in un clima incandescente: Parigi arranca, facendo fatica a giustificare il proprio debito pubblico alle stelle proprio mentre l’instabilità politica da un lato esige una maggior spesa sociale, dall’altro induce i mercati a mettere sotto pressione i titoli francesi.

Cinquanta miliardi di tagli

Per uscirne il premier non ha potuto far altro che definire una politica di tagli alla spesa, una sfrondata da cinquanta miliardi di euro che ha lasciato insoddisfatti i falchi del rigore fiscale e innervosito una popolazione impoverita dalla crisi. I gruppi politici, con un occhio alle elezioni, hanno già promesso una guerriglia parlamentare che probabilmente lascerà il governo di minoranza di Lecornu senza i voti per approvare la legge di bilancio, costringendo l’esecutivo ad approvarla attraverso un decreto presidenziale di emergenza e aprendo così la porta a una mozione di sfiducia.

Assediato ma senza vie d’uscita, Lecornu non ha potuto fare altro che promettere equità nell’avversità: «I tagli riguarderanno tutti i gruppi sociali, non solo i pensionati», ha detto cercando di evitare un ritorno sulle barricate dei manifestanti che nel 2023 bloccarono il Paese contro la riforma della previdenza sociale voluta da Macron.

Un tira e molla che oggi appare sintomatico di quanto sia corta la coperta a Parigi: tagliato il welfare agli anziani, la rivolta di questi ultimi costrinse il governo al dietrofront; decurtato il bilancio per i giovani, è toccato a questi scendere in piazza, lasciando l’esecutivo in un cul-de-sac politico senza uscita.

Carburanti ed energia nel piano del governo

Anche per questo il primo ministro ha promesso un piano complessivo per cercare di proteggere i contribuenti francesi dalla crisi di sistema in corso: «Nei prossimi giorni riunirò i distributori di carburante a Matignon [l’Hotel de Matignon, residenza del primo ministro, ndr]. Il prezzo dell’elettricità non deve aumentare questo inverno e quindi chiederò a EDF di mobilitare la propria capacità produttiva il più possibile in conformità con i requisiti di sicurezza», ha spiegato riferendosi all’Électricité de France, il principale gruppo produttore e distributore di energia elettrica oltralpe.

Lo Stato francese, da sempre affezionato alla logica dirigista e mercantilista targata DeGaulle e Courbet, segue l’abbrivio della crisi in direzione di un nuovo statalismo (o parastatalismo) più o meno esplicito e torna a dare i compiti al privato nel tentativo di tutelare l’ordine sociale. Come un preside che entri in classe per richiamare gli studenti ai loro posti e gli insegnanti ai loro doveri. Compito gramo per il monaco silenzioso, in attesa che scatti il suono di una campanella – quella elettorale – sempre più vicina.

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