8 Ott, 2026

Csm, gli indipendenti: «Un altro modello di autogoverno è possibile»

Sono 11 le toghe indipendenti di “Altra Proposta” che si candidano al Csm attraverso il meccanismo del sorteggio: magistrati che rivendicano l’indipendenza dalle correnti e puntano su trasparenza, autonomia e rinnovamento dell’autogoverno della magistratura.


Sono convinti che un altro modello di autogoverno sia possibile, e che le idee non siano necessariamente «appartenenze». È la carica dei magistrati candidati alle prossime elezioni del Csm come indipendenti, sorteggiati, e pronti a cambiare il volto della giustizia a Palazzo Bachelet tra le fila di ‘Altra Proposta‘, che schiera 11 toghe. «Indipendenza non significa isolamento, ma libertà di scegliere e decidere senza vincoli», è il ‘claim’ impresso nella visione di Emanuela Romano, giudice a Bologna e magistrato dal 2007, candidata nel collegio 3.

Il gruppo di toghe è in campo dal 2013, quando nasce un Comitato con il dichiarato obiettivo di restituire all’autogoverno della magistratura «maggiore trasparenza, indipendenza e credibilità, riducendo il peso di gruppi e appartenenze nelle scelte istituzionali». Si tratta di candidati selezionati attraverso il meccanismo del sorteggio, e dunque «non espressione delle correnti».

Gli 11 candidati indipendenti

Il gruppo comprende Luca Lorenzetti per la legittimità, Giacomo Pestelli e Raffaele Barela per i due collegi requirenti, Alberto Giannone e Luisa Ferracane nel collegio 1, Francesco Lupia e Fiorella Scarpato nel collegio 2, Antonino Fazio ed Emanuela Romano nel collegio 3, Fabrizio Malagnino e Maria Grazia Caserta nel collegio 4. Nel sito di ‘Altra Proposta’ ci sono i volti e le storie di quello che per i protagonisti significa rinnovamento.

«Mi candido perché ho assistito negli anni ad alcune dinamiche che hanno allontanato l’autogoverno dalle esigenze concrete dei magistrati, ed anziché limitarmi a criticarle e a osservare ciò che non funziona, ho deciso di contribuire a realizzare i necessari cambiamenti», afferma Emanuela Romano, che nella sua carriera ha svolto funzioni giudicanti civili e penali e lavorato in tribunali di diverse dimensioni da Nord a Sud. Una esperienza che nel tempo l’ha convinta, spiega, che l’autogoverno debba saper «ascoltare e rappresentare l’intera magistratura nelle sue differenti e molteplici realtà professionali e territoriali».

Raffaele Barela: «Una funzione di garanzia»

Per Raffaele Barela, 51 anni, sostituto procuratore a Napoli (collegio 2) «non si accede al Csm per tutelare gli interessi del proprio gruppo, ma per esercitare una funzione di garanzia, oggettiva e imparziale». Ironizza sulla sua candidatura come un «viaggio inaspettato» citando personaggi del Signore degli Anelli, ma da serio e convinto «sostenitore della validità del sorteggio» come metodo per designare la componente togata del Csm, afferma di aver avvertito il «dovere morale» di non tirarsi indietro e sperimentare su se stesso la «validità di quell’idea».

«Viva la Magistratura libera, indipendente, autonoma», è lo slogan di Maria Grazia Caserta, giudice presso la Corte d’Appello di Bari, che racconta di aver raccolto la sfida dopo essersi convinta che «i tempi sono maturi perché un magistrato possa candidarsi in maniera autonoma alle elezioni consiliari, non perché ‘scelto o selezionato’ da un gruppo organizzato per motivi di ‘appartenenza’ ma perché casualmente sorteggiato, come in questo caso, purché in possesso dei requisiti di eleggibilità».

Luca Lorenzetti: «Poche regole, chiare e certe»

E ancora, chiede «poche regole, chiare e certe, per una magistratura realmente indipendente» il giudice presso la Cassazione Luca Lorenzetti (collegio unico nazionale), che non fa parte del Comitato Altra Proposta anche se dice di condividerne le idee. Per Lorenzetti l’esordio degli indipendenti è una grande occasione: «se non mi fossi candidato – fa notare – i colleghi avrebbero potuto votare solo i candidati delle correnti e sarebbe continuato tutto come prima, non sarebbe potuto cambiare niente.

Perché è nella natura delle correnti, anche nella più buonista delle valutazioni, favorire i propri iscritti, per la loro stessa esistenza anche culturale», aggiunge.

Fiorella Scarpato, in magistratura dal 2007 e giudice a Viterbo (collegio 2), si definisce una «sopravvissuta alla giurisdizione», e a chi le chiede quale sia il suo programma, risponde: «Non ne ho uno preparato per l’occasione. E, francamente, non credo serva un manifesto per promettere indipendenza, imparzialità e distanza da ogni collateralismo che dovrebbero essere il punto di partenza dell’impegno consiliare, e non lo slogan finale».

Alberto Giannone e il «caso Vigorito»

C’è poi Alberto Giannone, giudice e presidente di sezione ad Asti, che racconta di aver fatto parte di Magistratura Indipendente e di essere sempre stato iscritto all’Anm. «Quando però nel 2012 esplose al Csm il ‘caso Vigorito’», ricorda, uscì dalla corrente e iniziò a «condividere alcuni dei cavalli di battaglia dell’attuale Altra Proposta e di Articolo 101», come il sorteggio temperato, e temporaneità e rotazione degli incarichi dirigenziali quantomeno semidirettivi)».

Per Luisa Ferracane (collegio 1), giudice in Corte d’Appello a Torino, tra i temi prioritari che dovrebbe affrontare il Csm oggi, c’è «l’uso responsabile dell’IA nella giustizia e una nuova attenzione alla qualità del lavoro dopo la fase emergenziale del PNRR».

Nella carica degli 11 c’è anche Giacomo Pestelli (collegio 1), pm a Firenze e in magistratura dal 2013: precisa di non essere mai stato iscritto ad alcuna corrente, né di aver mai ricoperto alcun incarico. «Faccio parte di quella schiera di magistrati ‘silenziosi’ – afferma – che ogni giorno si impegnano sempre e soltanto nel lavoro quotidiano, mettendo al servizio della collettività le proprie capacità».

Fabrizio Malagnino e il sistema del sorteggio

Per Fabrizio Malagnino (collegio 4), giudice penale a Lecce, il «sistema sorteggio funziona, visto che nelle precedenti consiliature ha già portato al Csm membri indipendenti, sorteggiati, non candidati dalle correnti». Se il «consenso verso questa iniziativa aumenterà, – sottolinea – aumenterà proporzionalmente il numero ed il peso dei componenti indipendenti in seno al Consiglio».

Francesco Lupia (collegio 2), giudice a Tivoli, risponde alla domanda su cosa può fare davvero un consigliere indipendente al Csm: «Può vigilare sull’applicazione uniforme delle regole, evidenziando incoerenze, disparità di trattamento e decisioni poco trasparenti».

Infine Antonino Fazio (collegio3), presidente di Sezione a Piacenza, afferma di aver accettato l’opportunità di questa candidatura imprevista, «perché l’unica condizione che prevede è, se eletto, il non rispondere ad altri se non alla mia coscienza e alle norme: esattamente ciò che ho sempre fatto, sine spe ac metu».

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