La premier a Spalato per Med9. Ha incontrato anche Von der Leyen che promette “azioni comuni” per combattere l’inflazione. Ne parlano anche a Econfin. E la prossima settimana c’è il Consiglio europeo
Scende, no sale. E allora il governo «bravo sul prezzo del carburante» ma perché? Il «trucchetto» sul prezzo alla pompa di benzina e gasolio dura lo spazio di una settimana. E il martedì mattina dell’ottavo giorno, oplà, il trucchetto non c’è più.
E così il prezzo di benzina e carburante – incubo di ogni governo europeo ma vieppiù di quello italiano – ruba la scena di Euromed 9, la riunione del gruppo informale che dal 2013 raccoglie i nove Paesi mediterranei membri dell’Unione europea: Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta, Slovenia e Croazia.
Il premier croato Andrej Plenković ha messo a disposizione la scenografia di Spalato. Doveva essere un vertice dedicato soprattutto a immigrazione ed energia, alla cura dei due dossier più importanti del prossimo Consiglio europeo (15-16 ottobre) che ha in agenda competitività, difesa, Ucraina e bilancio.
Giorgia Meloni spera di poter inserire un nuovo punto: la lotta all’inflazione, ovvero la richiesta inviata a Ursula von der Leyen la scorsa settimana e su cui spera di fare squadra con altri Paesi oltre la Grecia perché la Commissione si faccia carico dell’impatto del quadro internazionale sul carovita e sul caro carburanti.
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Il trucchetto alla pompa dura una settimana
La corsa dei prezzi di gasolio e benzina ha scippato la scena a Spalato. Il compiacimento per la moral suasion riuscita sui grandi distributori di carburante è durato lo spazio di una settimana. E alla rabbia stavolta si è aggiunta la beffa.
Così la premier è dovuta tornare nuovamente a promettere di mettere mano alla cassa. Un incubo senza fine.
«Siamo pronti – la promessa – a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili, ma ci stiamo interrogando se sia più efficace spendere queste risorse in questo momento in cui comunque ci sono delle misure di contenimento, o tenerle come provvista quando le misure di contenimento dovessero terminare».
Cioè a fine ottobre quando il price cap e simili decisi da Eni, Ip e Q8 termineranno. Al momento in cassa ci sono circa 160 milioni che possono essere spesi per calmierare i prezzi.
Insomma, «vediamo cosa accade nelle prossime ore ma io auspico che si possa ripristinare pienamente il cap. Poi la valutazione andrà fatta a valle».
Siamo tornati a dieci giorni fa.
La premier ostenta tranquillità, ma la manovra ha poche risorse
La premier ostenta tranquillità a cominciare dall’agenda degli impegni nazionali e internazionali che prosegue come nulla fosse.
«Sono serena come sempre» ripete anche rispetto all’iter della legge elettorale che oggi alla Camera affronterà l’imprevedibilità del voto segreto mentre lei sarà ad Ascoli per partecipare a un’inaugurazione.
Comunque andrà oggi, questa giornata segna lo spartiacque della legislatura. Le priorità in questo momento sembrano essere altre, prima di tutto il caro carburanti e una manovra da costruire con poche risorse.
A Spalato il dossier energia si prende la scena
Nel Radisson hotel che ospita il summit e che si affaccia sull’altra sponda dell’Adriatico, uno dei temi centrali è proprio quello dell’energia.
«L’obiettivo – ha spiegato il padrone di casa – è portare una prospettiva integrata nelle più ampie scelte strategiche dell’Unione europea».
Per Giorgia Meloni nell’immediato significa confrontarsi con il caro carburante e con il prezzo del gasolio che è tornato a schizzare verso l’alto dopo che, a seguito del venir meno dei benefici fiscali del governo, è aumentato il prezzo anche sulla rete di distribuzione Eni, la compagnia che per prima aveva deciso di fissare un price cap.
Un tema che incide direttamente sulle tasche e sull’umore dell’elettorato. La premier auspica che il price cap «possa essere pienamente ripristinato» nelle prossime ore.
Meloni chiede flessibilità, von der Leyen parla con Macron
Il vertice di Spalato per la premier è la prima occasione per parlare di persona con Ursula von der Leyen della lettera che ha inviato alla Commissione europea per chiedere che si tenga conto dell’impatto della spirale inflattiva sui conti pubblici, «miliardi in più che dovremo spendere senza averlo deciso».
Per Meloni questo andrebbe «oggettivamente valutato nei limiti di aumento della spesa consentita». Non è un problema che pone solo l’Italia e non si tratta di chiedere «spesa libera perché vogliamo essere particolarmente allegri».
Se ne parlerà oggi e domani anche al vertice Ecofin. E se ne parlerà al Consiglio europeo in programma la prossima settimana.
Meloni dice di aver trovato «ascolto» e «interesse».
«Si deve tenere in considerazione – il cuore del ragionamento – che nei nostri bilanci ci saranno miliardi e miliardi in più da spendere come conseguenza delle crisi internazionali senza averlo deciso. Crediamo che questo vada valutato».
La presidente von der Leyen le risponde indirettamente con un post su X dove dà conto di un incontro con Emmanuel Macron (ma non con Meloni).
«I prezzi dell’energia e le iniziative della Commissione europea per contenerne l’aumento sono le due priorità interconnesse al centro del prossimo Consiglio Ue».
Tra le ipotesi sul tavolo «gli acquisti congiunti» per abbassare i prezzi alla borsa di Amsterdam, «il dialogo con l’industria e lo sviluppo di energia elettrica pulita».
Più in generale, sul prossimo bilancio Ue – un altro dossier difficilissimo perché divisivo – la presidente della Commissione ha spiegato che «andrà dotato di ambizione e di risorse all’altezza delle sfide. Per la nostra sicurezza energetica. Per la nostra difesa. E per il ruolo dell’Europa nel mondo».
L’energia, è sempre bene sottolinearlo, è diventata uno dei due pilastri, con la difesa, della sicurezza europea.
All’Ecofin la partita decisiva per i conti italiani
Intanto arriva la conferma che il tema della flessibilità di bilancio per tamponare la crisi energetica innescata dalla prolungata chiusura di Hormuz sarà oggi anche sul tavolo di Ecofin.
Non era scontato.
Una sorta di preview molto importante per capire gli umori dei 27 in vista del Consiglio europeo, l’unico luogo dove – nel caso – potrebbero arrivare «decisioni operative».
L’esito di questa trattativa farà la differenza sulla ricerca di soldi per la legge di bilancio. E anche sull’andamento della campagna elettorale e sulla sua durata.































