7 Ott, 2026

Data del voto, il dilemma di Giorgia: aspettare la pronuncia della Consula o anticiparla?

Giorgia Meloni

La premier Giorgia Meloni pensa di anticipare il voto in primavera per anticipare la decisione della Corte costituzionale, ma gli alleati storcono il naso


Le dichiarazioni di voto e le chiame corrono veloci. Gran pienone ieri alla Camera, tre voti di fiducia uno dopo l’altro in meno di 48 ore, manovre finali in vista di domattina, ore 12 e 30 per il voto finale.

Con scrutinio segreto come hanno chiesto le opposizioni. Diciamo subito che in quella agorà che in queste occasioni diventa il Transatlantico e dove i deputati attendono il loro momento prima di passare sotto l’urna per il voto di fiducia, il tema non è più se la legge passerà o meno. Il battiquorum per il voto segreto è certamente il convitato di pietra ma la legge così tanto voluta da Meloni da minacciare la salita al Colle e la fine della legislatura sembra avviata verso l’approvazione senza sorprese.

La premier potrà gioire anche per questo, farà un video per spiegare ai cittadini elettori di aver consegnato al Paese una legge elettorale «per garantire continuità e stabilità all’azione di governo». Peccato che sia la quinta legge elettorale dal 1994. E che il suo governo sia il più longevo grazie ad una legge (Rosatellum) che ora vuole cambiare e che non garantisce affatto la stabilità. Anzi: potrebbe uscire fuori un proporzionale puro e si tornerebbe a votare nel giro di tre mesi. Un incubo.

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La data delle elezioni

I temi di cui invece si parla con dedizione nell’agora della Camera sono due: quando si andrà a votare; cosa farà e quando la Corte Costituzionale.

Ogni parte, da destra e da sinistra, li declina con diffusi e diversi mal di pancia. Sembra ormai acquisita, con scarsissimo entusiasmo, l’ipotesi che il paese andrà a votare in primavera. Si consultano i calendari con varie date utili: il 21 marzo, prima di Pasqua; il 14 aprile oppure maggio con le comunali «ma le grandi città potrebbero rinnovare i sindaci anche in aprile». Forza Italia, Lega e Noi Moderati tengono ufficialmente la data di ottobre perché sanno che i rispettivi gruppi saranno decimati. «Ma siamo rassegnati ad andare prima» ammette un deputato di Noi moderati.

«Dovremmo rinviare tutto dopo il pronunciamento della Corte» suggerisce la sottosegretaria Siracusano. Un big della Lega, dove i tormenti sono legati alla sopravvivenza, dice: «Per noi è fondamentale fare prima due cose: approvare l’autonomia e aprire la finestra per le pensioni. Giorgia ce le deve concedere».

Il campo largo

Tra Pd e 5 Stelle regna il grande freddo. Che il caos non riscalda. Prima della data delle politiche devono individuare quella per presentare un programma comune e la data dei gazebo per le primarie per cui si sta facendo largo una data tra gennaio e febbraio, «subito dopo la pronuncia della Consulta sulle legge elettorale».  

Giuseppe Conte non gradisce: ha fretta. Appare e scompare dal raggio dei giornalisti ma lascia in Transatlantico due fedelissimi della comunicazione – Chiara Ricciuti e Samir Hassan – per far sapere quanto ha detto di mattina in tv: «Facciamo presto con i gazebo» perché, sottinteso, una volta approvata la legge elettorale poi non possiamo aspettare l’assemblea del Pd ( il 18 ottobre), poi la riunione del correntone (Franceschini) a Montepulciano (24-25) poi anche la Consulta.

Troppo tempo e troppa incertezza, quando gli elettori invece vogliono sapere cosa fare e per chi. Il timore, non detto, è che il Movimento che ha già presentato piattaforma, programma e candidato premier venga logorato in questa lunga attesa.  Diverso per Elly Schlein.

La segretaria del Pd si muove tra l’aula e il corridoio fumatori dove siede blindata tra il portavoce Alivernini e l’uomo dell’organizzazione Igor Taruffi. I due – Conte e Schlein – si sarebbero visti a tu per tu e da soli prima della Direzione di venerdì. Le posizioni sono rimaste distanti. Ma si parlano. La segretaria del Pd ha tutto l’interesse di andare ai gazebo non troppo prima rispetto al voto. La campagna per le primarie sarebbe la prima parte della campagna per le politiche, un clima che visto in prospettiva avvicinerà gli elettori al voto per le politiche. Qualche deputato Pd prende in esame l’ipotesi “nefasta”: «E bravi, e se dovesse andare male? Se dovesse cioè vincere Conte? Non avremmo più Piano B…». A quel punto però, un mese prima o dopo, la frittata sarebbe servita anche con gli avanzi, che vinca Conte o Schlein.  

Il caos

Il caos. Su cui si affaccia il fattore più serio: la Corte costituzionale. «Ma chi ha detto che la Consulta si esprimerà sulla legge? Non è così automatico» riflette il dem Fornaro. Che di sistemi elettorali ne ha visti parecchi. «Siamo andati a votare tre volte con il Porcellum che era incostituzionale».

Un calcolo sbagliato rinviare ogni decisione al verdetto dei giudici delle leggi? I ricorsi sono già pronti e devono essere presentati da un giudice. Qualche calcolo suppone che un verdetto utile arriverà tra gennaio e febbraio. Correggerà la legge in tutto o in parte lasciandola vivere e subito utilizzabile? Potrebbe anche cassarla del tutto. È una ipotesi molto remota. “E a quel punto Meloni spingerebbe per andare a votare prima” chiosa un deputato Fratello. Il caos, appunto.

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