A Lens un quindicenne resta mutilato dopo l’esplosione di una granata stordente lanciata dalla polizia e raccolta dal ragazzo. Oggi il «terzo atto» delle proteste degli studenti. Già 5mila arresti, l’85% minorenni. La crisi francese investe anche mercati e conti pubblici
Terza settimana. La protesta degli studenti delle superiori entra nel suo terzo atto e a Lens, nel nord della Francia, un ragazzo di 15 anni ha perso una mano. Ha raccolto una granata stordente di tipo «sting-ball» lanciata dalla polizia antisommossa.
L’ordigno è esploso mentre tentava di rilanciarlo. È stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Lille, non è in pericolo di vita. Il viceprocuratore di Béthune ha incaricato l’Ispettorato generale della polizia di indagare sul «reato di violenza che ha causato una mutilazione permanente». Il prefetto del Pas-de-Calais ha confermato l’apertura di un’inchiesta.
Il «terzo atto» della protesta
Oggi, mobilitazione nazionale. Le organizzazioni studentesche e i principali sindacati francesi, FSU, CGT, FO, CFDT, UNSA, SUD, hanno indetto il «terzo atto». Chiedono più risorse per l’istruzione, migliori condizioni di studio, la fine di Parcoursup. La leader della CGT, Sophie Binet, ha annunciato che i suoi iscritti parteciperanno alle manifestazioni per «proteggere gli studenti», denunciando «una repressione senza precedenti organizzata dal governo».
Per la prima volta dall’inizio del movimento, tutte le sigle dell’istruzione scendono in piazza insieme. È il segnale che il governo teme di più. Le forze di sicurezza temono che la manifestazione a Parigi possa degenerare, con gruppi di estrema sinistra e anarchici pronti a prenderne il controllo. Il ministro dell’Istruzione superiore Baptiste ha dichiarato di «temere» un’escalation.
Cinquemila arresti, l’85% sono minorenni
Dall’inizio del movimento, nato il 17 settembre in un liceo di Créteil, 5.000 persone sono state arrestate, l’85% delle quali minorenni. Ventiquattro scuole sono state incendiate o saccheggiate, 78 insegnanti feriti. A Tours un ragazzo ha perso un occhio dopo essere stato colpito da un proiettile di gomma. A Parigi, un incendio ha colpito l’ingresso del liceo Nicolas Louis Vauquelin, nel tredicesimo arrondissement. A Marsiglia, un preside è stato cosparso di benzina da un gruppo di estrema destra e un camion dei pompieri è stato incendiato. Documento (262906976)
La legge «chi rompe paga»
Il governo ha annunciato che il disegno di legge «chi rompe paga» sarà in prima lettura al Senato il 27 ottobre. Il provvedimento introduce una «responsabilità collettiva»: chi partecipa a una manifestazione violenta e, dopo gli avvertimenti della polizia, resta nel corteo, potrà essere chiamato a rispondere dei danni, anche senza esserne l’autore.
Mathilde Panot, capogruppo de La France Insoumise all’Assemblea Nazionale, denuncia «un’arma di repressione di massa contro qualsiasi manifestazione».
Il calendario è serrato: il bilancio 2027 arriva in Parlamento il 12 ottobre, il ddl sicurezza il 27. Due scadenze sovrapposte a una mobilitazione che non accenna a fermarsi. La repressione nelle strade e la pressione sui mercati sono due facce della stessa crisi di legittimità. Il mercato obbligazionario lancia un segnale più profondo, e il governo lo sa.
La crisi arriva sui mercati
Lunedì l’euro è scivolato al minimo da 17 mesi contro il dollaro, scendendo sotto 1,12 dollari e toccando 1,1161 nelle ore asiatiche. Il rendimento dei titoli francesi a 10 anni ha raggiunto la scorsa settimana il livello più alto dal 2002, oltre il 5%. Il differenziale con i Bund tedeschi si è ampliato a circa 145 punti base, il massimo dalla crisi del debito sovrano dell’eurozona del 2011-2012. Il Cac 40 ha perso l’1% lunedì.
«Le recenti dinamiche del mercato obbligazionario sono sempre più preoccupanti e ricordano in qualche modo una crisi del debito sovrano», ha affermato Hauke Siemssen, stratega di Commerzbank. «Il crollo degli spread francesi sembra autoalimentarsi sempre più, creando un contesto di mercato pericoloso».
Secondo un sondaggio YouGov per HuffPost, solo il 29% dei francesi sostiene la manovra, mentre il 45% è contrario. Tra gli over 55, solo il 24% è favorevole. Il 51% ritiene che «non bisogna chiedere uno sforzo particolare ai pensionati».
Il debito e la partita delle presidenziali
Il governo prevede di risparmiare 6 miliardi sul sistema pensionistico, con il congelamento parziale dell’indicizzazione e una riforma dell’abbattimento fiscale del 10%. Il Rassemblement National di Marine Le Pen definisce la misura «inaccettabile». La sinistra minaccia una mozione di sfiducia se l’esecutivo procederà con i tagli che colpiscono i pensionati.
Il bilancio sarà esaminato dai parlamentari a partire dal 12 ottobre. Il debito pubblico francese ha raggiunto 3.595,5 miliardi di euro a fine giugno, il livello più alto dal 1946. Quest’anno gli interessi sul debito costeranno circa 65 miliardi di euro, più del budget dell’Istruzione o della Difesa. Lecornu prevede che il costo del finanziamento pubblico potrebbe aumentare di altri 10 miliardi l’anno prossimo.
Come scrive l’economista Jean Pisani-Ferry su Le Monde, il mercato vuole responsabilità fiscale, non austerità. A sei mesi dalle presidenziali, nessuno dei candidati ha ancora indicato come intende affrontare il debito senza tagliare lo stato sociale. Con un parlamento senza maggioranza, le presidenziali tra sei mesi e le strade che bruciano, la responsabilità fiscale resta un obiettivo che nessuno sembra in grado di consegnare.































