Aveva 18 anni quando partecipò all’omicidio di Colleen Slemmer. Ora Christa Pike rischia di diventare la prima donna giustiziata dal Tennessee in oltre due secoli. Il governatore ha negato la clemenza. Lei ha chiesto di essere impiccata
Christa Pike, oggi 50 anni, è stata condannata alla pena di morte per l’omicidio di Colleen Slemmer, commesso nel 1995, quando aveva 18 anni.
L’esecuzione è prevista domani, mercoledì 29 settembre in Tennessee. Se avverrà come previsto, Pike sarà la prima donna giustiziata, strana parola, dallo Stato del Tennessee in oltre due secoli. E la diciannovesima negli Stati Uniti dal ripristino della pena capitale nel 1976.
Secondo il Death Penalty Information Center, Pike è anche la prima a subire la pena di morte per un delitto commesso a 18 anni.
L’iniezione letale avverrà nel carcere di massima sicurezza Riverbend di Nashville.

Lunedì scorso il governatore repubblicano dello Stato federato, Bill Lee ha respinto la richiesta di clemenza di 226 pagine presentata dagli avvocati.
«Dopo un’attenta valutazione della richiesta di clemenza di Christa Gail Pike e un esame approfondito del caso, confermo la sentenza dello Stato del Tennessee e non intendo intervenire», ha dichiarato.
La Corte Suprema del Tennessee ha già negato la sospensione dell’esecuzione. C’è solo un altro ricorso pendente davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Ma è una piccola finestra.
L’omicidio di Colleen Slemmer
Pike uccise nel gennaio del 1995. Con il suo ragazzo Tadaryl Shipp e un’amica, Shadolla Peterson, attirarono Colleen Slemmer in una zona boscosa di Knoxville. Si conoscevano bene tutti i ragazzi. Secondo l’accusa Pike era gelosa, convinta che a Colleen piacess il suo fidanzato.
Un omicidio brutale. Slemmer fu costretta a spogliarsi, fu picchiata, torturata e ferita ripetutamente con un coltello. Pike ammise di averla colpita alla testa con un pezzo di asfalto, di averle tagliato la gola e di aver preso un frammento del suo cranio come souvenir. Shipp raccontò di aver inciso un pentagramma sul petto della vittima.
Christa Pike fu condannata a morte perché la giuria considerò due aggravanti. La particolare atrocità dell’omicidio e le torture inflitte alla vittima.
Dei tre ragazzi però soltanto Pike fu processata con la possibilità di una condanna capitale. Shipp aveva 17 anni e non poteva essere condannato a morte. Ottenne l’ergastolo, e ora eleggibile per la libertà condizionale. Peterson testimoniò contro Pike e Shipp e ottenne la libertà vigilata.
Le violenze subite da bambina
A trent’anni dal delitto, la battaglia per fermare l’esecuzione si concentra soprattutto sulla storia personale di Pike e su quello che, secondo i suoi legali, la prima difesa non rappresentò bene alla giuria.
La richiesta di clemenza descrive un’infanzia segnata da abbandono e violenze sessuali. Secondo gli atti presentati dai suoi avvocati, Pike ha subito ripetuti abusi sessuali tra i due e i cinque anni da parte del compagno di una parente. A 11 anni è stata violentata da un vicino, arrestato e poi tornato a vivere nelle vicinanze senza scontare una pena detentiva. A 17 anni ha subito un’altra aggressione e uno stupro da parte di uno sconosciuto. Mai identificato né processato.
I legali sostengono che sua madre facesse pesante uso di alcol durante la gravidanza e che questo abbia provocato danni cerebrali nella figlia oltre che una diagnosi di disturbo bipolare. Secondo la difesa, l’insieme dei traumi e delle condizioni psichiche dovrebbe avere un peso diverso nella valutazione della pena.
I legali insistono proprio sull’età di Pike al momento del delitto. «Il Tennessee non mette a morte chi ha commesso un reato da adolescente, e per una buona ragione», scrivono, ricordando che l’adolescenza è una fase dello sviluppo che comincia con la pubertà e si conclude soltanto intorno alla metà dei vent’anni.
A sostegno della richiesta sono state raccolte anche circa cento pagine di lettere: a scriverle compagne di detenzione, la madre di Pike, un cappellano del carcere, amici di famiglia, una sua ex collega di Pizza Hut, oltre a responsabili dei servizi carcerari, terapeuti e psicologi che l’hanno conosciuta durante gli oltre trent’anni trascorsi in prigione.
L’appello di oltre cento organizzazioni
Più di cento organizzazioni ed esperti, coordinati dalla Georgia Coalition Against Domestic Violence, hanno chiesto al governatore Lee di commutare la condanna in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.
«Non minimizziamo la gravità del crimine commesso da Christa», scrivono. Le violenze sessuali subite da giovanissima, aggiungono, non giustificano l’omicidio ma forniscono un contesto per comprenderlo.
Anche un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha chiesto questo mese di fermare l’esecuzione.
La richiesta di clemenza sottolinea inoltre un altro dato: delle oltre 200 persone condannate a morte nel Tennessee nell’era moderna, soltanto otto avevano 18 anni al momento del reato. Le condanne a morte degli altri sette, tutti uomini, sono state annullate.
La battaglia sull’iniezione letale
Gli avvocati di Pike hanno contestato anche il protocollo dell’iniezione letale del Tennessee, richiamando un tentativo di esecuzione fallito nel maggio scorso.
Secondo la difesa, una patologia del sangue e le vene particolarmente piccole della donna aumenterebbero il rischio di complicazioni, dolore estremo ed emorragie durante l’esecuzione. Pike aveva chiesto di essere impiccata.
Il giudice W. Mark Ward però ha stabilito che il protocollo previsto dal Tennessee non viola i suoi diritti costituzionali. Ha scelto di proseguire in modo ‘tradizionale’.
La madre di Colleen assisterà all’esecuzione
La madre di Colleen Slemmer, May Martinez, ha annunciato che insieme al marito raggiungerà il Tennessee dalla Florida per assistere all’esecuzione. «Mia figlia non è con me. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, non c’è», ha detto. A Pike non rivolgerà parola.
«Mio marito dirà qualcosa. Io no. Terrò sollevata la foto di Colleen per ricordarle quello che ha fatto».
Salvo un intervento dell’ultima ora della Corte Suprema degli Stati Uniti, mercoledì il Tennessee si prepara a eseguire una condanna che non ha precedenti nello Stato dal 1800. Mentre parla di intelligenza artificiale, l’America uccide ancora i suoi detenuti. Costretta a confrontarsi sul confine tra la gravità di un delitto, l’età di chi lo ha commesso. E il peso che una vita di abusi e violenze può avere nella decisione di infliggere la morte.































