A Feuromed l’eurodeputato Brando Benifei analizza il quadro normativo entro il quale cresce l’intelligenza artificiale: il rischio è la frammentazione dei regimi giuridici, mentre un mercato finanziario europeo è indispensabile per sostenere le startup
L’Intelligenza Artificiale è ormai diventata una partita industriale, economica e politica. Attorno a questa consapevolezza si è sviluppato il confronto promosso dal Feuromed, Festival euromediterraneo dell’Economia, ospite della Fiera del Levante, con due sessioni di lavoro dedicate all’IA e alla nuova politica industriale. Una sfida che riguarda da vicino l’Italia, chiamata a misurarsi con la necessità di aumentare crescita, produttività e capacità innovativa, ma che investe soprattutto l’Unione europea, alle prese con il rischio di accumulare ritardi rispetto agli Stati Uniti e alle altre grandi economie tecnologiche mondiali.
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Il rapporto Draghi
A delineare il quadro è stato Brando Benifei, eurodeputato e relatore del Parlamento europeo per l’AI Act, che ha richiamato il rapporto di Mario Draghi sulla competitività europea. Un rapporto che, ha sottolineato, ha espresso un sostegno significativo per alcuni pilastri dell’AI Act: dalla gestione dei rischi sistemici alla cybersecurity, dalla trasparenza alla possibilità di rendere riconoscibili i contenuti generati dall’IA, fino alla tutela delle PMI rispetto all’asimmetria informativa con i grandi sviluppatori.
I divieti
Draghi ha inoltre sostenuto la scelta europea di vietare alcuni utilizzi dell’IA ritenuti particolarmente dannosi per le libertà democratiche, come alcuni impieghi delle telecamere biometriche, la polizia predittiva e il riconoscimento delle emozioni nei luoghi di lavoro e di studio. Applicazioni che evocano scenari da distopia tecnologica e che l’Europa ha scelto di sottoporre a divieti o forti limitazioni proprio per tutelare diritti fondamentali e libertà individuali.
Gli impieghi ad alto rischio
Più critica, invece, la valutazione sulla complessità della regolazione ex ante degli impieghi ad alto rischio. È il terreno sul quale l’Europa sta cercando un equilibrio tra tutela e semplificazione. Negli ambiti sensibili – dalla sanità alla selezione del personale fino alle decisioni della pubblica amministrazione – i sistemi dovranno garantire qualità dei dati, cybersecurity, governance delle informazioni e controllo umano. Ma gli standard tecnici necessari non sono ancora completamente pronti. Da qui il rinvio dell’applicazione di alcune disposizioni, dal 2026 al 2027, per accompagnare la standardizzazione tecnica. Una scelta che, nelle parole di Benifei, va nella direzione indicata dallo stesso Draghi: semplificare senza rinunciare alla tutela dei diritti.
I problemi
Il vero collo di bottiglia? Capitale, computer e dati. È qui che il dibattito sulla regolazione si intreccia con quello sulla competitività europea. I nodi strutturali sono tre. Primo: la mancanza di un mercato finanziario europeo realmente integrato e di sufficiente capitale di rischio per sostenere startup e imprese innovative. Secondo: l’accesso a capacità computazionale a costi sostenibili, sul quale l’UE sta intervenendo attraverso AI Factory e AI Gigafactory. Terzo: la complessità normativa legata soprattutto alla gestione dei dati, tra Data Act, Data Governance Act e GDPR. Norme diverse che si intrecciano e che, nell’ottica delle imprese, possono rendere più complesso l’accesso e l’utilizzo dei dati necessari per sviluppare e addestrare sistemi di IA.
Il nodo dell’enforcement
Ma c’è un nodo ancora più profondo: l’enforcement. L’Europa non deve limitarsi alla produzione di regole comuni: deve anche garantirne un’applicazione uniforme. Oggi, invece, l’attuazione delle norme resta spesso frammentata tra livello europeo e nazionale, alimentando complessità e incertezza per le imprese. È anche da questa esigenza che nasce il 28esimo regime societario, richiamato sia dal rapporto Draghi sia dal rapporto Letta sul mercato unico: un quadro europeo aggiuntivo pensato per semplificare l’accesso delle imprese al mercato dell’Unione e ridurre gli ostacoli derivanti dalla frammentazione delle regole nazionali.





























