L’ex presidente invita il partito a costruire un piano sull’intelligenza artificiale in vista delle midterm e della corsa alla Casa Bianca del 2028. La distanza da Trump, che teme soprattutto di perdere la sfida tecnologica con la Cina
Barack Obama ha avuto una buona idea. Un consiglio per i democratici che, anche negli Usa, di idee ne hanno svariate e tutto poco incisive. Devono fare dell’intelligenza artificiale una delle loro grandi battaglie politiche.
Non soltanto un tema da affidare agli esperti o alle commissioni del Congresso, ma una questione sulla quale costruire un’agenda riconoscibile in vista delle elezioni di midterm e, ancora di più, della corsa alla Casa Bianca del 2028.
Come riporta il New York Times, l’ex presidente lo ha detto giovedì durante un incontro privato a Manhattan organizzato dal braccio elettorale dei democratici della Camera. Davanti a finanziatori e parlamentari, Obama ha chiesto al leader della minoranza democratica Hakeem Jeffries di preparare un progetto preciso sull’IA, pronto a diventare una delle priorità del partito nel caso in cui il 3 novembre riuscisse a riconquistare la Camera.
E ha allargato immediatamente l’orizzonte: chi si candiderà alla presidenza nel 2028, ha sostenuto, dovrebbe mettere l’intelligenza artificiale tra i punti centrali della propria agenda e presentarsi agli americani con un piano chiaro.
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«Sta correndo molto velocemente»
Il ragionamento di Obama parte dalla velocità con cui la tecnologia sta avanzando e dal fatto che il suo sviluppo sia concentrato soprattutto nelle mani delle aziende private.
«Si sta muovendo molto velocemente in mani private e, se non riusciamo a governarlo, penso che possa essere pericoloso», ha detto a Jeffries.
Ma Obama non si schiera con chi considera inevitabile una catastrofe provocata dall’intelligenza artificiale, né con chi vorrebbe accelerarne lo sviluppo senza troppi vincoli.
La posizione dell’ex presidente è nel mezzo: l’IA può produrre rischi enormi, ma anche benefici altrettanto grandi se la politica riesce a governarla. Può, per esempio, accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci e contribuire alla ricerca di soluzioni per un futuro energetico più pulito.
Insomma non un “accelerationist”, sostenitore della corsa senza freni, né un “doomer”, convinto che l’intelligenza artificiale porterà a conseguenze catastrofiche. Il giusto mezzo. E un campo di battaglia ancora senza dominio.
La battaglia politica dei dem
In un Partito democratico che non ha ancora trovato un leader indiscusso, Obama continua a essere ascoltato e la sua indicazione è netta: l’IA può diventare uno dei terreni sui quali costruire l’identità dei democratici nei prossimi anni.
Il problema è che il partito, almeno finora, e come al solito, non ha parlato con una voce sola. Alcuni democratici chiedono regole molto più severe, altri hanno beneficiato del sostegno economico di gruppi legati alle grandi aziende del settore. E la quantità di denaro proveniente dall’universo dell’intelligenza artificiale sta già pesando sulla campagna per le elezioni di midterm.
Jeffries ha accolto l’indicazione dell’ex presidente. «Il presidente Obama ha ragione: sull’intelligenza artificiale bisogna agire con decisione», ha dichiarato, accusando i repubblicani di avere rinunciato alle proprie responsabilità di governo.
Alla Camera, intanto, i democratici stanno completando un proprio quadro di proposte sull’IA, che dovrebbe essere presentato in autunno. Alcuni parlamentari hanno anche chiesto allo speaker repubblicano Mike Johnson di non sospendere i lavori per la pausa finché il Congresso non avrà approvato nuove misure di sicurezza.
La preoccupazione, tuttavia, fa gola a tutti: anche alcuni repubblicani hanno presentato proposte bipartisan e stanno facendo campagna contro la proliferazione dei data center.
Trump teme soprattutto la Cina
La distanza dalla Casa Bianca è evidente. Donald Trump ha scelto una linea decisamente più favorevole all’accelerazione tecnologica e recentemente, interrogato sui possibili rischi dell’IA, ha detto di non avere particolari preoccupazioni. Il problema, nella sua visione, è soprattutto evitare che gli Stati Uniti perdano terreno rispetto ai concorrenti, a cominciare dalla Cina.
Trump ha anche attaccato chi si oppone alla costruzione dei grandi data center necessari allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sostenendo che chi li ostacola preferisce un Paese «arretrato e povero».
È proprio questa differenza che Obama vorrebbe trasformare in una battaglia politica. Da una parte la corsa americana all’IA e la necessità di non lasciare spazio alla Cina; dall’altra la domanda su chi debba stabilire le regole e proteggere la società dalle conseguenze di una tecnologia che procede più rapidamente della legislazione.
L’allarme arriva anche da chi costruisce l’IA
L’intervento di Obama arriva mentre gli allarmi non provengono più soltanto dalla politica o dagli studiosi che da tempo chiedono maggiori controlli.
Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha chiesto un rallentamento globale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale (LEGGI IL RAPPORTO). Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ed Elon Musk sono d’accordo.
Pochi giorni prima un ricercatore di Anthropic Jacob Coxon, ha lasciato l’azienda sostenendo che che l’IA possa arrivare a minacciare l’esistenza stessa dell’umanità entro la fine del decennio.
Per Obama, però, la questione non riguarda soltanto gli scenari estremi.
Il lavoro, i bambini e il 2028
Pragmatico, ha detto che se fosse lui a preparare oggi una campagna presidenziale, parlerebbe agli elettori di sicurezza e della protezione dei più giovani:
«Ecco il nostro piano per la sicurezza. Ecco il nostro piano per assicurarci che i nostri figli non vengano corrotti da tutto questo».
Poi c’è il lavoro. Obama invita i democratici a prepararsi a un possibile spostamento massiccio dell’occupazione provocato dall’automazione. Se sempre più persone non riusciranno a trovare un impiego a tempo pieno perché il loro lavoro sarà diventato superfluo, ha chiesto, quale sarà la risposta della politica?
Per descrivere la portata della sfida ha fatto anche un paragone con il nucleare. Per costruire un sistema di IA estremamente potente, ha osservato, non serve procurarsi uranio altamente arricchito. La tecnologia è molto più accessibile e quindi, potenzialmente, molto più difficile da controllare.
Obama segue da tempo il dossier e negli ultimi anni ha avuto colloqui con alcuni dei protagonisti dell’industria, tra i quali Altman e Amodei. Adesso vuole portare quella discussione dentro il Partito democratico.
La sua indicazione guarda già oltre novembre. Le midterm possono essere il primo banco di prova, ma il vero obiettivo è il 2028: fare dell’intelligenza artificiale non un argomento per tecnici, ma una questione elettorale capace di parlare di lavoro, sicurezza, bambini, potere delle grandi aziende e futuro degli Stati Uniti.
E trasformare un terreno sul quale Trump ha scelto l’accelerazione. Perché Trump fa così, accelera, senza prevedere le conseguenze.































