L’esclusiva del Washington Post. Veterani conservatori con centinaia di migliaia di follower sono entrati nel Dipartimento della Difesa mentre sui social sostengono le battaglie del capo del Pentagono
L’operazione, svelata in esclusiva dal Washington Post, si è svolta in segreto. Il Pentagono ha affidato incarichi governativi civili ad alcuni ex militari che, una volta lasciata la divisa, sono diventati influenti commentatori conservatori sui social, con centinaia di migliaia di follower. Oggi lavorano per il Dipartimento della Difesa, ma non è stato reso pubblico che cosa facciano esattamente. E contemporaneamente continuano a intervenire sui social in difesa del loro capo politico, il ministro della Guerra Pete Hegseth. Rilanciandone le posizioni e le battaglie politiche.
I loro incarichi specifici e le mansioni svolte non sono mai stati resi pubblici, né è stato chiarito se siano pagati con denaro pubblico, da quando lavorino per il Dipartimento della Difesa o quanto dureranno i loro incarichi. Questo nonostante l’amministrazione Trump abbia più volte rivendicato di guidare il Pentagono più trasparente di sempre.
Nel frattempo continuano a intervenire nel dibattito pubblico rilanciando le posizioni di Hegseth, sostenendo le sue battaglie contro la cultura “woke” nelle forze armate e attaccando giornalisti, veterani e critici dell’amministrazione Trump. E almeno alcuni di loro ricoprono ruoli dai quali, secondo le fonti del Washington Post, potrebbero influenzare o modificare le politiche del Pentagono.
Maness, Schlichter e Anderson: i colonnelli influencer
Tra i nomi individuati dal Washington Post ci sono Rob Maness, colonnello dell’Air Force in pensione, e Kurt Schlichter, ex colonnello dell’Esercito. I registri del Pentagono consultati dal quotidiano mostrano che entrambi avevano ancora la scorsa settimana indirizzi email governativi attivi ed erano assegnati all’ufficio di Anthony Tata, sottosegretario alla Difesa per il personale e la prontezza operativa.
Un particolare è significativo: gli indirizzi terminano con la sigla “.civ”, utilizzata per identificare i dipendenti civili e distinguerli da militari e contractor.
Maness, dopo decenni nell’Air Force, è diventato un commentatore politico conservatore e ha oltre 135 mila follower su X. Schlichter ne ha quasi 620 mila.
A loro si aggiunge Thomas Anderson, ex colonnello dell’Esercito e avvocato, conosciuto online con lo pseudonimo di Cynical Publius e seguito da oltre 323 mila persone. Anche Anderson risultava nei registri del Pentagono con un indirizzo “.civ” e assegnato all’ufficio di Tata.
Incarichi mai resi pubblici
Secondo le fonti del Post, i tre sarebbero stati inquadrati come “special government employees”, dipendenti governativi speciali, oppure come “highly qualified experts”, esperti altamente qualificati.
I primi possono lavorare per il governo per non più di 130 giorni nell’arco di un anno. I secondi possono essere impiegati a tempo pieno o parziale e anche senza compenso. Non è chiaro quale accordo economico sia stato raggiunto con i tre influencer né quando siano iniziati esattamente i loro incarichi.
Il portavoce del Pentagono Joel Valdez non ha voluto dire al Washington Post se i tre siano pagati con denaro pubblico, quali siano precisamente le loro mansioni o quanto debbano durare gli incarichi. Tata non ha risposto alle richieste di commento, così come Maness e Schlichter. Anderson ha rifiutato di commentare nel corso di una breve telefonata.
La battaglia di Hegseth contro il “woke”
Il punto più rilevante non riguarda però soltanto la presenza degli influencer al Pentagono, ma ciò di cui si stanno occupando.
L’ufficio di Tata è impegnato in alcune delle battaglie culturali centrali nell’agenda di Hegseth, tra cui l’esame delle accademie militari superiori alla ricerca di quella che l’amministrazione considera ideologia “woke” e la revisione delle modalità con cui l’amministrazione Biden aveva introdotto l’obbligo di vaccinazione contro il Covid per le forze armate.
Maness, Schlichter e Anderson hanno inoltre partecipato per conto della Senior Service College Task Force del Pentagono a una visita all’Army War College di Carlisle, in Pennsylvania. La task force era stata istituita con l’obiettivo dichiarato di eliminare dalle scuole militari superiori ideologie considerate “tossiche” o “woke”.
Durante la visita avrebbero incontrato per diversi giorni studenti e docenti, ponendo anche domande sulle prestazioni di Hegseth e del generale Dan Caine, presidente dei Joint Chiefs of Staff. Secondo una fonte citata dal giornale, alcuni studenti non sapevano quanto potessero parlare liberamente e temevano conseguenze.
La task force ha completato il proprio lavoro e preparato un rapporto che non è stato ancora reso pubblico.
Gli influencer che difendono Hegseth sui social
Parallelamente agli incarichi governativi, alcuni dei protagonisti hanno continuato a intervenire pubblicamente senza indicare il proprio legame con il Pentagono.
Maness ha scritto sul conservatore Daily Caller che la squadra di Hegseth dovrebbe liberarsi dei funzionari di carriera “sleali”, criticando quelli che considerano il Pentagono un loro feudo permanente. In un altro intervento ha sostenuto apertamente una delle battaglie del segretario alla Difesa. E in luglio ha pubblicato una lettera sullo stesso Washington Post in difesa della decisione di Hegseth di ridurre il numero di ufficiali inviati nelle università d’élite. In nessuno di questi casi veniva indicato il suo incarico governativo. Lo stesso Post afferma che Maness non aveva comunicato al giornale il proprio legame con il Pentagono.
Schlichter, editorialista del sito conservatore Townhall, scrive e realizza podcast su politica, immigrazione e questioni militari. Ad agosto ha definito Trump un “eroe” per aver reagito contro l’Iran e sui social ha rilanciato un video di Hegseth accompagnandolo con un elogio al capo del Pentagono. Sul proprio profilo si presenta come ex colonnello dell’esercito, avvocato e commentatore, senza indicare l’attuale rapporto con il Dipartimento della Difesa.
Anderson, invece, è stato un critico frequente di giornalisti, veterani e oppositori dell’amministrazione Trump e ha difeso ripetutamente la trasformazione delle forze armate voluta da Hegseth.
Il precedente
Il caso è esploso anche per un’altra figura conservatrice, Jennica Pounds, conosciuta online come DataRepublican.
Pounds aveva accusato sui social una funzionaria del Dipartimento di Stato di aver cercato di tenderle una trappola inducendola a pubblicare documenti governativi riservati. Successivamente è emerso che la stessa Pounds lavora per il Pentagono come “special government employee”.
L’influencer ha dichiarato di essere stata assunta a luglio. Fino a giugno aveva però avuto un accredito come giornalista nel nuovo corpo stampa del Pentagono voluto da Hegseth, dopo aver ottenuto il pass in aprile.
L’accusa: «Soldi pubblici per gli influencer»
Tra i critici c’è Adam Kinzinger, ex deputato repubblicano e veterano dell’Air Force, secondo il quale il Pentagono sembra utilizzare «i soldi delle vostre tasse» per assumere influencer su X incaricati di diffondere messaggi politici di parte.
Kinzinger ha sollevato soprattutto una domanda: quanti altri account molto seguiti e verificati che pubblicano contenuti favorevoli al governo federale, a Donald Trump e al Partito repubblicano siano in realtà dipendenti speciali del governo.





























