Roma prolunga la misura introdotta dopo la crisi migratoria di Ceuta. Piantedosi: «Era necessario». Il premier spagnolo accusa reti di disinformazione legate a Russia, Israele e ultradestra
L’Italia proroga per altri 15 giorni i controlli alle frontiere per i viaggiatori in arrivo dalla Spagna, mantenendo così la sospensione temporanea delle regole di Schengen introdotta il primo agosto dopo la crisi migratoria di Ceuta. I controlli riguardano in particolare gli arrivi per via aerea e marittima.
La decisione è stata presa dal governo dopo una nuova valutazione della situazione alla frontiera spagnola con il Marocco, dove, secondo il Viminale, permangono le criticità che avevano portato un mese fa alla reintroduzione dei controlli.
Piantedosi: «Era necessario»
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che la proroga si è resa necessaria per il permanere delle condizioni legate alla crisi di Ceuta, pur auspicando che possa trattarsi dell’ultima estensione della misura.
Il provvedimento arriva dopo l’analisi del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, che ha confermato la presenza degli elementi di rischio alla base della decisione adottata il primo agosto.
Il Viminale: restano le criticità a Ceuta
La proroga, spiega il Viminale, è stata decisa «in ragione del permanere degli elementi di valutazione che erano stati alla base» della reintroduzione dei controlli.
Allo stesso tempo, Roma ha tenuto conto delle iniziative già avviate dalla Spagna insieme all’Unione europea per riportare progressivamente alla normalità la situazione nell’enclave spagnola di Ceuta.
La crisi migratoria esplosa nell’area aveva infatti spinto l’Italia a ripristinare temporaneamente i controlli sui viaggiatori provenienti dalla Spagna, utilizzando la possibilità prevista dalle regole di Schengen in presenza di particolari esigenze di sicurezza.
Il confronto tra Italia e Spagna
Piantedosi ha comunicato le valutazioni del governo al ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska durante un colloquio telefonico che il Viminale ha definito «costruttivo».
La proroga durerà quindi altri quindici giorni. Nel frattempo sarà monitorata l’evoluzione della situazione a Ceuta e l’effetto delle misure adottate da Madrid e dall’Unione europea per gestire la crisi.
Sanchez: «Reti russe e israeliane» dietro migranti
A un mese dall’ingresso di massa a Ceuta, l’exclave spagnola in Nord Africa, restano sul territorio circa 5 mila migranti, tra cui 1.200 minori non accompagnati. Lo ha dichiarato il premier spagnolo Pedro Sánchez, secondo cui tra il 30 e il 31 luglio sarebbero entrate da Marocco circa 70 mila persone e nove su dieci sarebbero poi rientrate.
Madrid punta ora ad aumentare la capacità di accoglienza e a esaminare sul posto le singole posizioni, per procedere con rimpatri, ricongiungimenti familiari o valutazioni sulle domande di protezione internazionale. La gestione dell’emergenza si intreccia con un confronto politico sulla disinformazione online, sui rapporti con Rabat e sulla risposta dell’Unione europea.
Posti portati a 6 mila
Prima della crisi Ceuta disponeva di circa 500 posti di accoglienza per gli adulti e di 200 destinati ai minori. Dopo l’ondata migratoria, il governo spagnolo ha attivato 3.300 posti complessivi e prevede di arrivare a 6 mila in tempi brevi, grazie all’intesa raggiunta con l’amministrazione autonoma della città. Per i minori, i posti disponibili sono già saliti a 1.200.
Sánchez ha escluso, per ora, trasferimenti sistematici verso la penisola o altre comunità autonome. L’obiettivo dell’esecutivo è disporre a Ceuta di strutture temporanee sufficienti per identificare le persone rimaste, svolgere i necessari controlli e definire ogni procedura individuale.
Secondo il premier, la maggioranza delle persone entrate nell’exclave lo avrebbe fatto per ragioni economiche e non per motivi umanitari. Da qui la previsione che per molti casi si possa arrivare a un ritorno in Marocco, nel rispetto delle procedure e delle garanzie previste.
I ritorni e il ruolo del Marocco
Il governo spagnolo sostiene che la maggior parte delle persone entrate a fine luglio sia già tornata oltre il confine. I rimpatri volontari sarebbero proseguiti anche nei giorni successivi e, fino al 10 agosto, avrebbero riguardato 3.222 persone.
Sánchez ha respinto l’ipotesi di un coinvolgimento delle autorità marocchine nell’ondata migratoria. Secondo il presidente del governo, non esistono informazioni raccolte da polizia, Centro nazionale d’intelligence spagnolo o altri servizi che indichino una responsabilità di Rabat. Il premier ha invece definito «positiva» e «immediata» la cooperazione del Marocco nella gestione dell’emergenza.
Sulla sponda marocchina, le autorità avrebbero rafforzato il dispositivo di sicurezza nella zona di Castillejos per contenere nuovi attraversamenti. Sánchez ha inoltre indicato il coordinamento con Rabat come necessario sia per i ritorni degli adulti sia per gli eventuali ricongiungimenti familiari dei minori.
L’ipotesi disinformazione
Le cause dell’afflusso di fine luglio restano formalmente oggetto di indagine. Sánchez ha ammesso che, nei giorni precedenti, erano arrivati rapporti del Centro nazionale d’intelligence e della polizia sulla situazione al confine, ma ha sostenuto che nessuno segnalasse l’ampiezza dell’ondata in arrivo. «Nessuno aveva previsto una valanga di quelle proporzioni», è la posizione espressa dal leader socialista.
Il premier ha associato l’episodio alla circolazione di informazioni false sui social network, tra cui la tesi secondo cui chi fosse entrato a Ceuta nuotando non avrebbe potuto essere rimpatriato in Marocco. Una ricostruzione che il governo considera infondata e che, secondo Sánchez, sarebbe stata amplificata da trafficanti e da reti di disinformazione collegate alla Russia, a Israele e a quella che ha definito «internazionale dell’ultradestra».
L’accusa non equivale a un’attribuzione giudiziaria di responsabilità. Il governo spagnolo afferma di essere ancora al lavoro per individuare le cause concrete dell’afflusso e gli eventuali soggetti che abbiano contribuito a diffondere messaggi ingannevoli.
L’appello all’Europa e il piano
Sánchez ha chiesto una risposta europea alla crisi, richiamando il principio di solidarietà tra i Paesi membri. «L’Europa deve essere solidale a Lampedusa, in Groenlandia e a Ceuta o alle Canarie», ha dichiarato, sollecitando in particolare il sostegno degli Stati dell’Europa centrale e settentrionale.
Per Ceuta è inoltre in arrivo un pacchetto straordinario da 168 milioni di euro destinato alla riattivazione dell’economia locale, una somma pari a circa l’8% del prodotto interno lordo della città autonoma. L’intervento dovrebbe affiancare un piano di medio periodo da 180 milioni già annunciato dall’esecutivo spagnolo.





























