1 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

31 Ago, 2026

Chi era Maria Spinelli, la 22enne italiana uccisa al festival in Svizzera

Maria Spinelli

Aveva lasciato l’Abruzzo da appena un mese e lavorava come cameriera in Svizzera. A ottobre avrebbe compiuto 23 anni. Sul corpo un tatuaggio: “Buena suerte”


Maria Spinelli aveva 22 anni e a ottobre ne avrebbe compiuti 23. Da appena un mese aveva lasciato l’Abruzzo per trasferirsi in Svizzera, dove aveva trovato lavoro come cameriera. Un’esperienza all’estero che aveva deciso di tentare seguendo anche il percorso iniziato con gli studi all’alberghiero. Sul corpo un tatuaggio, “Buena suerte”. Buona fortuna.

La sua vita si è fermata nella notte tra sabato e domenica alla Pferderennbahn di Schachen, ad Aarau, dove Maria era andata a seguire una delle sue passioni più grandi, la musica techno. Una sparatoria mentre il festival stava ormai terminando l’ha uccisa. Altre cinque persone sono rimaste ferite. L’autore o gli autori dell’attacco sono ancora ricercati.

Dall’Abruzzo alla Svizzera per lavorare

Maria era nata ad Atri, nel Teramano, e viveva a Città Sant’Angelo, nell’entroterra pescarese, tra Montesilvano e Silvi. Si era diplomata all’istituto alberghiero “Zolli” di Silvi e circa un mese fa aveva deciso di partire.

In Svizzera aveva trovato un posto da cameriera. Era l’inizio di una nuova esperienza lontano da casa, ma senza spezzare il legame con la famiglia, molto conosciuta a Città Sant’Angelo. Maria era figlia della prima compagna del padre Elvis e aveva un rapporto stretto con i parenti, che erano soliti ritrovarsi nella villetta di famiglia sulla provinciale, tra il cimitero e il campo sportivo della cittadina.

Tra i suoi familiari c’è anche il cugino Loris, pilota automobilistico che da anni vive negli Stati Uniti.

La passione per la techno

La musica techno era una delle grandi passioni di Maria. In Abruzzo frequentava spesso con gli amici i club del Pescarese e, una volta arrivata in Svizzera, aveva continuato a coltivare la stessa passione.

Sabato sera era andata all’Aarauer Rave, arrivato alla sua settima edizione e frequentato da circa 3.000 persone. Secondo il racconto degli organizzatori, fino a quel momento era stato un rave con «una grande atmosfera, persone splendide e un’energia incredibile».

Poi, poco dopo le 2,30, mentre la serata volgeva al termine e molti partecipanti stavano raggiungendo l’uscita, sono cominciati gli spari.

Gli spari mentre la festa stava finendo

All’inizio alcuni dei presenti hanno pensato a fuochi d’artificio o petardi. Un testimone ha raccontato di aver sentito detonazioni per uno o due minuti. Poi qualcuno ha gridato: «Abbassatevi, stanno sparando!».

È scoppiato il panico. Le persone hanno cercato riparo mentre la musica era ormai spenta. Un partecipante ha raccontato di aver visto una donna a terra, colpita da un proiettile, e di aver cercato insieme ad altri di soccorrerla. Era Maria. Per lei non c’è stato nulla da fare.

Cinque persone, quattro uomini e una donna tra i 24 e i 27 anni, sono rimaste ferite. Tra loro ci sono altri due italiani, che hanno già potuto lasciare l’ospedale. Gli altri feriti non sarebbero in pericolo di vita.

Due armi e tre ipotesi sulla sparatoria

La polizia svizzera ha trovato sul luogo della sparatoria tracce di munizioni riconducibili a due armi differenti. Una sarebbe un’arma lunga, come un fucile d’assalto, mentre altri bossoli sarebbero compatibili con un’arma calibro 9 millimetri.

Il responsabile o i responsabili erano già fuggiti quando sono arrivate le forze dell’ordine. La caccia all’uomo è stata estesa a livello nazionale e sono state coinvolte anche le autorità tedesche, dato che il confine con la Germania dista una ventina di chilometri.

Gli investigatori stanno lavorando su tre possibili scenari: un attentato terroristico, una sparatoria o un’azione criminale, come una vendetta legata alla malavita. Al momento non è stato stabilito il movente.

La polizia ha interrogato i feriti e numerosi partecipanti e ha chiesto a chiunque fosse presente di consegnare fotografie e video che possano aiutare a ricostruire quanto accaduto.

Il cordoglio dall’Italia

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso il suo «più profondo cordoglio» alla famiglia della ragazza e ha auspicato che le autorità svizzere facciano piena luce sull’accaduto.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricevuto una telefonata dal suo omologo svizzero Ignazio Cassis, che ha assicurato la piena collaborazione nelle indagini. Una task force italiana inviata ad Aarau sta assistendo le famiglie degli italiani coinvolti e seguendo gli sviluppi dell’inchiesta insieme alle autorità svizzere.

Anche il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha espresso la vicinanza della Regione alla famiglia, agli amici e alle comunità di Atri e Città Sant’Angelo.

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