Gli Stati Uniti colpiscono due lanciatori iraniani sull’isola di Larak. Teheran risponde con missili contro obiettivi americani in Giordania. I Pasdaran: una superpetroliera ha urtato due mine nello Stretto di Hormuz
Dopo un mese di stop gli Stati Uniti sono tornati a bombardare l’Iran, colpendo due lanciatori sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. Secondo il Comando centrale americano, le forze dei Pasdaran erano state osservate mentre si preparavano a lanciare razzi carichi di mine navali nelle acque dello stretto.
Il Centcom respinge però l’accusa iraniana di aver compiuto un nuovo atto di aggressione e presenta l’operazione come un’azione difensiva.
«Gli Stati Uniti stanno monitorando attentamente l’area e restano pronti a tutelare il libero flusso dei commerci» attraverso Hormuz, ha dichiarato il portavoce del Centcom, capitano Tim Hawkins.
L’esplosione provocata dal raid americano è stata avvertita dagli abitanti dell’isola, secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Fars. I Pasdaran sostengono che nell’attacco siano rimasti uccisi e feriti militari e civili. Tasnim parla, sulla base di prime informazioni non ufficiali, di due morti e due feriti.
Pezeshkian: «Risponderemo»
A intervenire direttamente è stato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. «Non stiamo cercando la guerra e questo è il chiaro messaggio che abbiamo trasmesso al mondo finora, ma non rimarremo mai calmi di fronte a qualsiasi aggressione e daremo una risposta decisiva agli aggressori», ha dichiarato, secondo l’Irna.
Pezeshkian ha avvertito inoltre che «l’instabilità nella regione non è nell’interesse di nessun Paese e costituirà una sfida per tutti».
La risposta militare, intanto, è già arrivata. L’Iran ha lanciato missili verso Aqaba e la base aerea di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono presenti forze statunitensi. L’esercito giordano ha riferito di avere intercettato otto missili entrati nello spazio aereo del Paese, senza segnalare vittime o danni. Secondo una fonte citata dal New York Times, tutti i missili iraniani diretti verso la Giordania sarebbero stati intercettati.
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Superpetroliera in fiamme nello Stretto
La Marina dei Pasdaran sostiene che una superpetroliera abbia urtato due mine navali e sia stata avvolta dalle fiamme.
Secondo la versione iraniana, la nave avrebbe «violato le norme» prima di colpire le mine. Al momento non ci sono né il nome della petroliera né una conferma indipendente.
Larak
Larak si trova in una posizione strategica nello Stretto. Secondo l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, le forze statunitensi avevano completato già la scorsa settimana la rimozione delle mine già collocate dall’Iran.
Quello di domenica è il primo attacco contro l’Iran riconosciuto dal Pentagono dal 29 luglio, quando il Centcom aveva colpito decine di obiettivi iraniani, tra cui centri di comando, strutture missilistiche e per droni e postazioni di sorveglianza costiera.
L’operazione di Larak per ora è circoscritta e non sembra indicare una ripresa della campagna di bombardamenti americani su vasta scala.
La battaglia per Hormuz
Al centro dello scontro resta Hormuz. L’amministrazione Trump sta spingendo le navi commerciali a riprendere la navigazione attraverso lo Stretto. La Marina statunitense le accompagna lungo la parte meridionale della rotta, nelle acque dell’Oman.
Navi della Marina, caccia dell’Air Force ed elicotteri dell’esercito Usa sorvegliano l’area e, secondo i vertici militari statunitensi, sono pronti a colpire le forze iraniane nel caso minaccino le imbarcazioni commerciali.
Ma attraversare Hormuz continua a essere estremamente pericoloso. Due marittimi sono stati uccisi nelle ultime due settimane e un altro risulta disperso. Dall’inizio della guerra sono stati registrati almeno 71 attacchi contro navi, nei quali hanno perso la vita complessivamente 19 marinai.
L’accordo di giugno
A giugno Stati Uniti e Iran avevano raggiunto un’intesa per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Per tre giorni il traffico era tornato a livelli consistenti, con oltre 60 navi al giorno in transito.
L’accordo, però, è naufragato presto. Le forze americane hanno di nuovo imposto il blocco dei porti iraniani e Teheran ha cercato di riaffermare il controllo sullo Stretto introducendo un nuovo sistema che prevede il pagamento di una tariffa alle navi per attraversare Hormuz, un passaggio che in precedenza era gratuito.
La crisi ha costretto numerose compagnie di navigazione a evitare completamente lo Stretto. Anche l’Arabia Saudita, principale produttore petrolifero della regione, ha aumentato le esportazioni di greggio attraverso la rotta alternativa del Mar Rosso.





























