Con il trionfo agli Internazionali d’Italia, Jannik Sinner entra definitivamente nella leggenda del tennis azzurro. Record, emozioni, l’abbraccio con Panatta e Mattarella e una frase che racconta il suo momento: «La felicità è dare il massimo»
La Storia si scrive anche così: un dritto a uscire, tirato da sinistra verso destra che sfiora la riga. I dodicimila del Centrale del Foro Italico restano in silenzio, palla dentro, fuori, quanto dura l’attesa? Nulla, è buona.
Sono le 19 e 24 minuti del 17 maggio 2026. Jannik Sinner è il nuovo re di Roma, anzi “Imperatore” come suggeriscono alcuni cartelli, alza le braccia, si copre la testa con l’asciugamano e finalmente sorride, anzi ride, salutando in tondo il pubblico che scandisce il suo nome “Si-nnne-er- Si-nnne-er- Si-nnne-er”.
In quel momento la leggenda – Adriano Panatta cinquanta anni fa – diventa mito e la cronaca, il ragazzo di San Candido con i capelli rossi può farsi leggenda in un specialissimo passaggio di testimone sotto gli occhi del Capo dello Stato Sergio Mattarella, del presidente della Federazione italiana tennis e padel Angelo Binaghi e dello stesso Panatta.
Eravamo tutti pazzi e pazze, cinquanta anni fa, di quel ragazzo bello e scanzonato con il ciuffo tagliato a millimetro sulla fronte. Siamo tutti pazzi e pazze, oggi, di Jannik che ha voluto giocare e vincere questo torneo nonostante la stanchezza, fisica e mentale, e un quasi collasso che ha rischiato di farlo uscire in una semifinale tragica giocata contro il “diavolo” Daniil Medvedev. Per intensità drammatica è stata quella la partita più bella di queste due settimane al Foro Italico.
La giornata perfetta del tennis italiano
Chi ha potuto assistere, dal vivo o dalla tv (allora la Rai non perdeva una partita di tennis), alla vittoria di Panatta cinquanta anni fa contro Vilas – era il 30 maggio 1976 – e a Sinner oggi, conserverà per sempre due momenti “velluto” che faranno compagnia nelle giornate brutte.
Il 17 maggio 2026 è stata una giornata unica e speciale per il tennis al Foro Italico. Prima Simone Bolelli e Andrea Vavassori hanno alzato tra le lacrime il trofeo del doppio per la prima volta nell’era open di questo torneo (dal 1973). Poi è entrato in campo Sinner che ha liquidato in due set (6-4/6-4) il norvegese n.23 del mondo Casper Ruud, un top ten un po’ uscito dalla prima fila nell’ultimo anno e ora tornato al massimo livello.
«Grazie Jannik, è un onore condividere il campo con te, stai facendo cose incredibili, record su record, fantastico» ha detto Ruud durante la premiazione.
Il norvegese, sotto gli occhi attenti e divertiti del presidente Mattarella ospite d’onore in campo e sul podio della premiazione, ha anche fatto i complimenti al presidente federale Angelo Binaghi: «Il vostro movimento tennistico è veramente terrific, avete sette, otto giocatori straordinari. Poi magari nel calcio va un po’ peggio ma nel tennis siete top». Per Binaghi, da 25 anni alla guida della Federazione che nel 2001 era praticamente con i libri in tribunale, è stata la giornata perfetta, il sogno inseguito, costruito e voluto come dirigente e prima ancora come sportivo giorno dopo giorno in questi lunghissimi venticinque anni.
L’abbraccio con Panatta e Mattarella
«Caro Adriano – sono state le parole di Sinner in campo – abbiamo riportato un trofeo così importante a casa. Non posso dire che ti ho visto cinquanta anni fa, forse i miei genitori non si erano neppure messi insieme, però dai, insieme abbiamo scritto la Storia». Abbraccio. Anche con Mattarella per la prima volta con i piedi sul Centrale del Foro Italico dopo aver applaudito, all’inizio anche un po’ sofferto, per un’ora e 45 minuti.
«Sono sempre un po’ imbarazzato quando c’è il signor Mattarella, ho paura di fare o dire cose sbagliate…».

Ha detto Sinner con la coppa in mano. Risate ed applausi. Poi i due si sono messi a parlottare fitto fitto mentre intorno cori, cartelli di Sinner incoronato imperatore, carote e parrucche arancioni di ogni forma e sostanza venivano issate in tutti gli angoli del catino del Centrale.
I record del numero uno
Deve avergli chiesto, il Presidente, cosa significa “stai facendo cose terrific e straordinarie”? Chissà se The Fox gli ha snocciolato la serie di record che ha frantumato in questi mesi: a soli 24 anni, il numero 1 del mondo ha vinto la sesta finale consecutiva di un Master Mille (la massima categoria dei tornei di tennis, un gradino sotto gli slam); è la quinta finale vinta consecutiva dell’anno; ha completato il carnet dei Mille vincendo tutte e nove le edizioni (seppure in anni diversi), come lui solo Novak Djokovic che però ha completato il percorso a 31 anni (nel 2018); è il secondo giocatore, con Rafael Nadal, che ha vinto consecutivamente i tre Mille sulla terra, ovvero Montecarlo, Madrid e Roma. A neppure metà anno ha già accumulato 15350 punti. Carlos Alcaraz è fermo a 12.960 e non giocherà neppure Parigi per via del polso. E per via di un burn out tennistico che doveva essere evitato.
La finale contro Ruud
Sulla partita c’è abbastanza poco da dire: nei primi cinque, sei game Sinner è sembrato fuori misura e anche un po’ fermo. È stato subito breakkato ed è andato sotto 0-2. Pubblico silente. Che succede? Avrà superato i problemi fisici accusati contro Medvedev? Ruud si permetteva di scambiare a destra e a sinistra e poi di inchiodarlo con una palla corta. Anche in tribuna autorità Mattarella, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il ministro Matteo Salvini, Matteo Renzi, lo stesso Panatta e il “Maestro” ovvio Pierfrancesco Favino osservavano in silenzio.
Calma signori, il tempo di rodare (“in realtà sapevo che c’era un sacco di gente importante in quella tribuna e soprattutto ho sempre saputo l’importanza di quello che c’era in palio” dirà poi Sinner) e il numero 1 ha ripreso misure, potenza e sicurezza. Non è stata una passeggiata, «non lo è mai nessuna partita e meno che mai una finale come questa», il norvegese ha cercato di togliere ritmo e di sorprendere l’azzurro con continui e precisi cambi di accelerazione.
Il signore della terra rossa
Ivan Ljubicic, ex top ten e poi coach anche di Roger Federer, dice che il miglioramento più importante che ha fatto Sinner è proprio nel dritto «perché ha imparato anche ad alzare la traiettoria alternando a colpi piatti di altissima potenza». Il rovescio è il suo marchio di fabbrica. Ha aggiunto anche preziose palle corte.
La verità è che Sinner è diventato il signore della terra rossa. Dopo essere il re delle superfici veloci. Chiuso il primo set 6-4 con break sul quattro pari, nel secondo in realtà non c’è mai stata suspense: i colpi di Sinner erano tornati potenti, precisi, micidiali. I suoi. Sugli spalti una coreografia davvero speciale. Compreso il fan club di Villabassa con cartello scritto in austriaco “Danke Jannik”.
«La felicità non è solo vincere»
«In realtà nei primi game cercavo di non guardare troppo la tribuna (dove Binaghi aveva piazzato anche mamma Siglinde e babbo Hanspeter, ndr) perché altrimenti mi saliva ancora di più la pressione» ha scherzato poi con i giornalisti nella conferenza stampa finale. Sinner non ama questi momenti, diffida della curiosità dei cronisti, eppure ieri è stato gentile, disponibile, profondo e simpatico.
«Quanto dura la felicità? Fino al prossimo torneo» scherza e aggiunge: «La felicità non può essere solo vincere un torneo, altrimenti diventa un incubo. La felicità è dare il massimo, a volte riesco, a volte no…». Il prossimo torneo è Roland-Garros, l’unico slam dei quattro che manca alla sua bacheca.
«Non mi voglio mettere troppa pressione, quello è l’obiettivo dell’anno. Poi vedremo, partita dopo partita, come sempre. Il punto è stare bene, il mio corpo è la cosa più importante perché in fondo giochiamo tutti bene a tennis». Pillole di saggezza. Stanotte dormirai? «Dormo male quando perdo, ma capita a tutti i giocatori. Oggi è andata bene e quindi potrò riposare…».
Il pensiero per i bambini e per il tennis italiano
I bambini-mascotte con cui i giocatori fanno il loro ingresso in campo, per lo più piccoli in cura al Gemelli nel reparto oncologia, come la piccola Sofia che ha accompagnato Sinner con una sua danza di gioia. «È un momento piacevole, per loro sono gesti che resteranno per sempre, a noi ci aiutano a cambiare un po’ il nostro punto di vista, anche mentre entriamo in campo».
In quella baraonda che sono le cerimonie di fine torneo, Jannik ha trovato il modo di ricordare che non solo lui «ma tutto il tennis italiano sta scrivendo la Storia. Oggi hanno vinto Vavassori e Bolelli, l’anno scorso Jas (Paolini, ndr). Stiamo cercando di mettercela tutta ma è chiaro – avverte – che non andrà sempre così». Ecco, ricordiamocelo quando – perché capiterà – uscirà al primo turno di un torneo, perderà una semifinale o una finale. Perché ad un certo punto dovrà prendersi una pausa. Il burn out è un rischio per tutti. Non si può vincere sempre. Si può perdere sapendo di aver dato il massimo ed essere felici lo stesso.


















