12 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

12 Mag, 2026

Israele prepara i processi per il 7 ottobre: tribunale speciale e pena di morte

Il memoriale del Nova Festival

La Knesset approva una legge per istituire un tribunale speciale sul 7 ottobre 2023. Alcuni imputati potrebbero essere accusati di genocidio e rischiare la pena capitale. Molti chiedono anche un’inchiesta sulle responsabilità politiche e militari israeliane per il fallimento nella prevenzione dell’attacco


A quasi tre anni dall’attacco del 7 ottobre 2023 guidato da Hamas, Israele si prepara a processare centinaia di palestinesi accusati di aver partecipato a quello che il governo israeliano definisce il giorno più sanguinoso della storia del Paese.

La Knesset ha approvato una nuova legge che apre la strada a tribunali militari speciali per i sospetti arrestati dopo l’attacco. Alcuni imputati potrebbero essere accusati di genocidio, reato che in Israele può comportare la pena di morte.

La legge approvata con 93 voti favorevoli

Il Parlamento israeliano ha approvato il provvedimento con 93 voti favorevoli su 120 e nessun voto contrario. Il testo ha ricevuto il sostegno sia della coalizione di governo sia di parte dell’opposizione. Secondo Yulia Malinovsky, deputata dell’opposizione e coautrice della legge, si tratta di «uno dei processi più importanti della storia israeliana».

«Non è una legge ordinaria. È giustizia, memoria, storia», ha dichiarato.

Secondo le stime, almeno 350 detenuti potrebbero essere incriminati, anche se quasi tutte le informazioni sui sospetti restano coperte dal segreto.

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Tribunale militare speciale a Gerusalemme

La nuova normativa prevede la riattivazione di un tribunale militare inattivo che lavorerà con collegi di tre giudici a Gerusalemme. Parte dei processi sarà trasmessa in diretta televisiva. Potrebbe essere la prima occasione pubblica in cui emergeranno identità e accuse precise contro i detenuti.

Secondo fonti giudiziarie israeliane citate dal New York Times, le incriminazioni non sono ancora definitive e alcune indagini sono tuttora in corso. I processi potrebbero iniziare non prima di un anno.

Possibili accuse di genocidio

La legge consente ai procuratori di contestare diversi reati, compreso il genocidio. In caso di condanna per questo capo d’accusa, gli imputati potrebbero rischiare la pena capitale. Negli ultimi anni Israele ha progressivamente irrigidito la propria posizione sulla pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo. A marzo la Knesset aveva già approvato una legge che consente l’impiccagione per gli autori di attentati mortali, anche se la norma non è ancora stata applicata.

Il paragone con il processo Eichmann

Diversi parlamentari israeliani hanno paragonato i futuri processi a quello contro Adolf Eichmann, il gerarca nazista processato in Israele nel 1961 e poi condannato a morte.

L’attacco del 7 ottobre ha causato circa 1.200 morti in Israele, secondo le autorità israeliane, e il rapimento di circa 250 ostaggi portati nella Striscia di Gaza. Le Nazioni Unite hanno definito l’azione un possibile crimine di guerra e un possibile crimine contro l’umanità.

Le critiche delle ong per i diritti umani

Le associazioni per i diritti umani denunciano però il rischio di processi sbilanciati e privi di sufficienti garanzie. Secondo Sari Bashi, direttrice del Public Committee Against Torture in Israel, «quando tutto il peso dello Stato è orientato a dimostrare la colpevolezza, si rischia un processo profondamente ingiusto».

La nuova legge limita alcune garanzie processuali ordinarie: gli imputati non dovranno essere presenti a tutte le udienze, gli avvocati d’ufficio non potranno difenderli e il tribunale potrà derogare ad alcune regole sulle prove.

Le organizzazioni palestinesi sostengono inoltre che molti detenuti abbiano denunciato condizioni detentive dure e violenze nelle carceri israeliane.

Oltre 1.200 detenuti ancora in carcere

Dall’inizio della guerra Israele ha arrestato più di 6.000 abitanti di Gaza. Secondo il gruppo israeliano HaMoked, circa 1.200 palestinesi restano ancora detenuti oltre a quelli accusati di aver preso parte all’attacco del 7 ottobre. La nuova legge vieta inoltre che gli imputati possano essere liberati nell’ambito di futuri scambi di prigionieri.

Le famiglie delle vittime: «Serve anche la verità su Israele»

Per molti parenti delle vittime, però, i processi ai presunti assalitori non bastano. Molti chiedono anche un’inchiesta indipendente sulle responsabilità politiche e militari israeliane per il fallimento nella prevenzione dell’attacco.

Il premier Benjamin Netanyahu continua però a opporsi alla creazione di una commissione statale d’inchiesta. «Il vero obiettivo non è impiccare qualcuno nella piazza del paese», ha detto Hila Abir, sorella di una delle vittime del massacro del Nova Festival. «Il vero obiettivo è evitare il prossimo disastro».

Dubbi sui costi e sui tempi

L’entrata in funzione del tribunale speciale potrebbe però subire ritardi. Secondo quanto riferiscono i media israeliani, restano infatti divergenze tra il ministero della Difesa e quello delle Finanze sui costi necessari per creare e gestire la nuova struttura giudiziaria militare.

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