12 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

12 Mag, 2026

Iran-Usa, muro contro muro. Trump riunisce i generali e valuta l’attacco

Donald Trump nell'Oval Office

La Casa Bianca valuta nuove opzioni militari dopo la bocciatura reciproca dei piani di pace. Teheran minaccia l’arricchimento dell’uranio al 90%, mentre Hormuz resta il centro della crisi


La tregua tra Stati Uniti e Iran sembra sempre più vicina al collasso. Dopo la bocciatura reciproca dei rispettivi piani di pace, Donald Trump ha convocato alla Casa Bianca la squadra per la sicurezza nazionale e i vertici delle forze armate americane per discutere le prossime mosse, inclusa la possibilità di riprendere le azioni militari contro Teheran.

Secondo la Cnn, il presidente americano sta valutando diversi scenari mentre il confronto con la Repubblica islamica torna rapidamente a irrigidirsi.

L’ex consigliere per la sicurezza nazionale americana H.R. McMaster ritiene che la guerra contro l’Iran sia destinata a ripartire su larga scala. In un intervento rilanciato dai media americani, il generale che fu consigliere di Donald Trump durante il primo mandato ha sostenuto che Teheran starebbe commettendo «un altro enorme errore», allontanandosi da ogni possibilità di compromesso.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

La tregua “attaccata a un supporto vitale

Nelle ultime settimane il cessate il fuoco tra Iran, Stati Uniti e Israele è stato continuamente attraversato da tensioni militari nel Golfo Persico. Washington accusa Teheran di continuare a sostenere attacchi con droni e operazioni contro il traffico navale nello Stretto di Hormuz, mentre l’Iran denuncia raid e provocazioni americane e israeliane.

Secondo diverse analisi dell’intelligence americana, Teheran manterrebbe ancora una parte significativa delle proprie capacità missilistiche nonostante i bombardamenti subiti negli ultimi mesi.

La tregua è attaccata a un filo o come dice Trump, attaccata a un supporto vitale, tenuta in vita insomma. La guerra non sembra più un problema che lo interessi, forse tornerà a bombardare forse no. Sui social torna ai soliti vecchi attacchi. Obama, Biden, New York Times, difende le sue ristrutturazioni, la Sala da Ballo, posta perfino commenti su Hillary Clinton e la storia delle email, dell’Fbi, delle elezioni truccate dalla Russia, la bufala, il 2020. Teheran passa così. Nella speranza che se per il presidente conta poco i cittadini possano vivere tranquilli. Senza fare i conti su caro benzina, costo dei fertilizzanti, recessione. I mercati restano sotto pressione e il rischio di una nuova escalation nel Golfo continua a preoccupare governi e investitori.

Teheran: «Possiamo arricchire l’uranio al 90%»

A far salire la tensione sono state anche le parole di Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare iraniana per la sicurezza nazionale e la politica estera.

«Una delle opzioni a disposizione dell’Iran in caso di un nuovo attacco potrebbe essere l’arricchimento dell’uranio al 90%», ha scritto su X.

Una soglia che avvicinerebbe Teheran alla produzione di materiale utilizzabile per armi nucleari. Attualmente le centrali civili utilizzano uranio arricchito tra il 3 e il 5%, mentre per le testate atomiche serve generalmente il 90%.

Trump valuta nuove operazioni militari

Secondo le fonti citate dalla Cnn, nella riunione alla Casa Bianca si starebbe discutendo sia della strategia negoziale sia della possibilità di nuovi raid contro obiettivi iraniani.

I negoziati tra Washington e Teheran hanno subito un nuovo stop nel fine settimana. Secondo la televisione di Stato iraniana, Teheran ha risposto alla proposta americana chiedendo riparazioni di guerra da parte degli Stati Uniti, il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz e la fine delle sanzioni americane.

Trump ha detto: “Una proposta talmente assurdo che non ho neanche finito di leggerla tutta”. Richieste irricevibili insomma. Parlando nello Studio Ovale, ha definito l’offerta iraniana «un pezzo di spazzatura» e ha accusato la leadership di Teheran di essere «nelle mani di pazzi».

Già domenica, prima ancora che emergessero i dettagli della controproposta, il presidente americano aveva liquidato il piano iraniano come «TOTALMENTE INACCETTABILE».

Hormuz resta il centro della crisi

Lo Stretto di Hormuz continua a essere il nodo principale dello scontro. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto una telefonata con la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper per discutere degli «sforzi per ristabilire la libertà di navigazione» nella zona.

Israele continua i raid in Libano

Nel frattempo continua anche il fronte parallelo in Libano. Secondo l’agenzia ufficiale Nna, sei persone sono morte in un raid israeliano nella località di Kfar Dounine, nel sud del Paese. L’esercito israeliano ha inoltre ordinato l’evacuazione della città di Sohmor, nella valle della Bekaa, in vista di nuovi bombardamenti.

Nonostante il cessate il fuoco teoricamente in vigore dal 17 aprile, gli scontri tra Israele e Hezbollah proseguono quasi quotidianamente. Il movimento sciita filo-iraniano continua a rivendicare attacchi contro obiettivi israeliani, mentre Tel Aviv risponde con raid aerei e operazioni militari nel sud del Libano.

Secondo il ministero della Salute libanese, il bilancio delle vittime dei bombardamenti israeliani ha ormai raggiunto quota 2.869 morti dall’inizio del conflitto.

Via libera Ue alle sanzioni contro i coloni violenti

Sul piano diplomatico, l’Unione europea ha dato intanto il via libera alle sanzioni contro i coloni israeliani accusati di violenze nei territori occupati palestinesi. La decisione ha provocato la dura reazione del governo israeliano, che ha parlato di «oltraggio inaccettabile». Nuovi colloqui tra Libano e Israele sono previsti giovedì e venerdì a Washington, mentre la diplomazia internazionale tenta ancora di evitare un ulteriore allargamento del conflitto in Medio Oriente.

Trump vola in Cina, Xi vuole la fine della guerra

La crisi iraniana sarà uno dei temi principali del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping previsto nei prossimi giorni a Pechino.

Il presidente americano sperava di arrivare all’incontro con il conflitto già risolto, mentre la Cina – principale partner economico dell’Iran nella regione – continua a spingere per una stabilizzazione del Medio Oriente. Pechino teme infatti che la guerra possa aggravare ulteriormente la crisi energetica globale e rallentare l’economia cinese, già alle prese con crescita debole e tensioni commerciali internazionali.

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