12 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

12 Mag, 2026

Abrignani: «Hantavirus può essere letale ma non ha la contagiosità del Covid»

L’immunologo Sergio Abrignani ridimensiona la portata dell’Hantavirus e i rischi connessi: nessun rischio pandemico, dice all’Altravoce


«Non c’è alcun rischio pandemico: la trasmissione da uomo a uomo del ceppo sudamericano Andes dell’Hantavirus è scarsamente efficiente e richiede un contatto stretto e prolungato con un soggetto infetto e sintomatico perché si attivi un contagio. Vale, tuttavia, il principio di prudenza in quanto il virus quando colpisce può essere altamente letale (dal 30 al 50% degli infetti di un focolaio non sopravvive all’infezione) e pertanto tutte le misure che vediamo suggerite e attuate dalla autorità sanitarie internazionali e nazionali sono doverose, nella consapevolezza che è ingiustificato l’allarmismo che si sta diffondendo attraverso i media».

Lo dice all’Altravoce Sergio Abrignani, immunologo, docente ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano.


Professore, come mai questo ceppo di Hantavirus è così letale?

«Quello di cui trattiamo è un virus ben conosciuto alla specialistica clinica. Ne circolano sul nostro pianeta due ceppi principali, quello euroasiatico che provoca forme emorragiche e quello Andes, sudamericano, che determina forme cardiopolmonari molto insidiose e letali in un’alta percentuale di contagiati. Ciò accade in quanto è uno dei pochi virus che infetta selettivamente gli endoteli partendo da un salto di specie dal topo all’uomo».


«Sono le polveri e gli aerosol di zone altamente concentrate da saliva, urina e feci di ratto a determinare l’infezione, che però si sviluppa con un quadro sostanzialmente diverso tra i due ceppi. La forma cardiopolmonare è quella per la quale si sono registrati in passato piccoli focolai epidemici pericolosi soprattutto per l’alta letalità, come detto. Nel 2025 in Sudamerica su 225 casi 60 hanno avuto esito mortale e anche alla fine degli anni Novanta in Argentina ci fu un focolaio più esteso» con decine di vittime».

La differenza con il Covid?

«Il coronavirus ha una maggiore contagiosità, si ricordi la versione omicron che si è dimostrata più “efficiente” del virus del morbillo con un rapporto di 1 a 18, ossia fino a 18 contagiati per un solo infetto anche asintomatico: questo virus colpisce gli endoteli di riflesso per un eccesso di risposta immunitaria, ma non infetta selettivamente gli endoteli. Questa facilità di contagio ha reso pandemico il Coronavirus, virus nuovo e sconosciuto all’uomo. Pandemia che non avviene per l’hantavirus».

Focolai più estesi possono far mutare il virus nella replicazione nell’organismo umano e determinare una selezione di forme più contagiose?

«Questa è una ipotesi allo stato del tutto teorica, che non ha alcun fondamento nella realtà epidemiologica e pertanto è pura accademia parlarne, con il rischio che queste analisi, che vanno condotte in ambito scientifico e non mediatico, alimentino bolle di allarmismo catastrofista e provochino di conseguenza una infodemia che va assolutamente evitata».

L’Italia è preparata a nuove eventuali pandemie?

«Dopo il Covid tutti i sistemi sanitari dei Paesi avanzati sono attrezzati. L’Italia ha di recente affinato e approvato un piano pandemico che nel 2020, quando scoppiò la pandemia da Covid 19, non esisteva in Italia».

Esistono cure per l’Hantavirus?

«Non specifiche. Possono essere utili dei farmaci antinfiammatori ma non il cortisone che in fase iniziale, deprimendo il sistema immunitario scardinerebbe la principale difesa contro i virus che è appunto l’immunità naturale. In una fase di malattia ben precisa, quando il danno inizia ad essere provocato dall’eccesso di infiammazione anziché dall’infezione in sé, allora il cortisone può essere utile».

L’età degli infetti, e dunque la fragilità per età o patologia, influisce sul decorso di questa malattia?

«Tutte le malattie infettive rispondono a una maggiore suscettibilità in base all’età e alla senescenza del paziente e allo stato di salute generale. Per gli ultra sessantenni, dopo i tumori una delle prime cause di morte sono complicanze respiratorie. Infatti la raccomandazione è di vaccinarsi contro influenza, Covid, virus respiratorio sinciziale e pneumococco».

Come fare per prevenire una diffusione di questo virus in assenza di vaccino?

«Va ricordato che la trasmissione interumana è solo per il ceppo Andes sudamericano. In Europa non è documentata la trasmissione tra uomo e uomo. Gene Hackman e sua moglie furono trovati morti per Hantavirus in una casa infestata da topi, nel New Messico. Fu la moglie, che aveva spazzato la cantina piena di escrementi, ad ammalarsi per prima. Lui, affetto da demenza, morì di stenti».

Lei è un ricercatore, cosa pensa delle riforme della sanità degli ultimi anni?

«Non mi occupo della programmazione. Posso dire che sulla ricerca sono stati fatti molti sforzi, il Pnrr è stata una stagione d’oro ma quello che ci manca non è il talento degli scienziati che anzi ci vede ai vertici mondiali, ma le risorse private. Ogni ricercatore francese nelle scienze biomediche dispone del quadruplo delle risorse di un italiano a parità di pubblicazioni. Ecco, se c’è qualcosa che non è stato ancora fatto è rendere attrattiva la ricerca italiana e le nostre start up. Il trasferimento tecnologico, la produzione di farmaci, i brevetti, ci vedono indietro rispetto agli altri Paesi dell’area Ocse».

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA