10 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Mag, 2026

Montarsi la testa con il simbolo del potere

Dai faraoni a Napoleone, dai Windsor a Miss Italia fino alle emoji nelle chat: viaggio nella storia della corona, il simbolo del potere per eccellenza


Desiderata da molti, praticamente quasi da tutti; a volte perseguitata, ritratta e ammirata da che l’uomo ne abbia memoria. Se c’è un oggetto al mondo che non ha mai avuto bisogno di presentazioni è proprio la corona, uno dei simboli di potere più antichi e universalmente riconoscibili della storia umana. La sua origine si perde nelle civiltà più remote, dove già si avvertiva l’esigenza di distinguere visivamente chi deteneva autorità, prestigio o un ruolo sacro. Non nasce soltanto come ornamento, ma come segno tangibile di una gerarchia: chi indossa la corona non è semplicemente un individuo, ma incarna un’istituzione, un ordine superiore, spesso legato al divino.

Le prime corone risalgono all’antico Egitto e alla Mesopotamia. I sovrani in quest’era badavano poco alla sobrietà considerato quanto vicini credessero di essere agli dèi. Non a caso i faraoni egizi, ad esempio, portavano copricapi molto elaborati e preziosi. Per fortuna tutto quel peso non era soltanto materiale, ma carico di significato politico e religioso. Vi era inizialmente una distinzione tra la corona bianca dell’Alto Egitto e quella rossa del Basso Egitto. Che vennero poi unite in un unico copricapo denominato “Pschent” e che rappresentava il dominio completo su territori diversi, nonché l’unità del regno.

Diversi erano invece i copricapi nella Mesopotamia e nelle civiltà preclassiche, dove i sovrani e i sacerdoti utilizzavano piuttosto fasce o diademi non particolarmente impreziositi, ma che segnavano molto chiaramente il loro status sociale. Ma perché proprio sulla testa? La scelta non è casuale.

Perché la testa

La testa è la parte più visibile e simbolicamente rilevante del corpo umano: sede del pensiero, dello sguardo e dell’identità. Collocare un oggetto sulla testa significa elevarlo, renderlo immediatamente percepibile da tutti. Per di più, dal punto di vista simbolico, ciò che si trova “in alto” è spesso associato al divino, al cielo, alla trascendenza. Come nel periodo barocco le chiese svettavano verso l’alto, così anche la corona, posta sulla sommità del corpo, suggerisce una connessione tra il sovrano e una dimensione superiore. Come se il potere derivasse direttamente dagli dèi o da una volontà divina.

Nell’antica Grecia e a Roma, la corona assume forme diverse ma mantiene un forte valore simbolico. I Greci utilizzano corone di alloro, di ulivo o di altre piante per premiare vincitori, poeti e atleti. A Roma, invece, la corona d’alloro è legata al trionfo militare e viene conferita ai generali vittoriosi. Anche qui, come in Grecia, non sono i materiali a fare la differenza, ma il significato che la testa cinta porta con sé. Onore, gloria e riconoscimento pubblico.

Con il passare dei secoli e l’evoluzione delle monarchie europee, la corona si trasforma gradualmente in un oggetto sempre più prezioso e complesso. Che continua a trasmettere distanza rispetto al popolo ed evidenziare la superiorità della stirpe reale.

Elemento centrale della regalità

Nel Medioevo diventa uno degli elementi centrali della regalità. Le incoronazioni sono cerimonie solenni, spesso officiate da autorità religiose, che sanciscono il legame tra il sovrano e Dio, tra potere temporale e potere spirituale. La corona, in questo contesto, non era solo un simbolo politico, ma anche spirituale. Il re governava “per diritto divino”, era scelto da Dio e il Papa ne era testimone.

I materiali si evolvono man mano che il ruolo della corona acquisisce più spessore. Si abbandonano gli elementi naturali come foglie, rami o tessuti intrecciati per lasciare il posto ai metalli come bronzo, argento e soprattutto oro. L’oro, in particolare, diventa il materiale privilegiato per la sua rarità, la sua lucentezza e la sua resistenza alla corrosione. A esso si aggiungono pietre preziose come diamanti, rubini, smeraldi e zaffiri, ciascuna con un proprio significato simbolico.

L’incoronato è senza dubbio il protagonista, ma un ruolo cardine lo ha anche chi incorona. Lo sapeva bene Napoleone Bonaparte che durante la cerimonia della sua incoronazione nel 1804, nella cattedrale di Notre-Dame, ha compiuto un gesto destinato a rimanere nella storia. Invece di lasciare che fosse il Papa Pio VII a incoronarlo, prese la corona e se la pose da solo sul capo. Evidentemente avvicinarsi a Dio non gli bastava. Napoleone voleva sottolineare che il potere non gli era stato conferito da alcuna divinità, ma dalle sue stesse capacità e dal popolo francese.

Nono solo sfarzo e potere

Ma la corona non è stata soltanto sfarzo, lusso e potere. L’unica corona posta sul capo di Gesù era fatta di spine e significava solo scherno e derisione: il re dei Giudei, condannato a trascinare una croce di legno su fino al Golgota vestito di stracci e afflitto dalle frustate. Non a caso esiste una Corona Ferrea conservata nel Duomo di Monza: utilizzata per l’incoronazione dei re d’Italia per secoli, deve il suo nome alla presenza, secondo la tradizione, di un sottile cerchio di ferro all’interno, che sarebbe stato ricavato da uno dei chiodi della crocifissione di Cristo.

L’incoronazione di Napoleone

Anche se questa origine è oggetto di discussione tra gli studiosi, è certo che la corona sia antichissima (risalente almeno all’alto Medioevo) e che sia stata utilizzata in cerimonie ufficiali, tra cui proprio l’incoronazione di Napoleone come re d’Italia nel 1805. Corona come simbolo reale, divino ma anche politico: uno dei simboli cardine della monarchia inglese fu la Corona di Sant’Edoardo, distrutto nel 1649 durante la guerra civile inglese, quando il re Carlo I d’Inghilterra fu giustiziato e la monarchia temporaneamente abolita.

I gioielli della corona vennero smantellati e venduti. Soltanto dopo la restaurazione della monarchia nel 1660, sotto Carlo II, fu realizzata una nuova corona, quella attualmente utilizzata nelle incoronazioni. Se cade il re, quindi, cade la sua corona, ma è vero anche il contrario: sebbene si tratti di un simbolo quasi intramontabile, nemmeno la corona riesce a sfuggire ai violenti cambi di pagina della Storia, che ciclicamente distrugge e ricrea dinamiche politiche ed equilibri sociali.

Il peso del copricapo reale

Tra l’iconicità della corona e quella di una boccetta di Chanel n. 5 non passa poi molta differenza: entrambe sono riuscite ad arrivare al giorno d’oggi a testa alta (manco a dirlo) e sfidando le nuove mode; ma se il profumo conserva un aspetto e una dimensione contenuti, la Imperial State Crown indossata dai sovrani britannici nelle occasioni ufficiali vanta un peso di oltre un chilo.

È noto che Elisabetta II abbia più volte raccontato nelle interviste che indossarla a lungo è faticoso e che persino leggere un discorso con la corona può risultare difficile, perché è necessario mantenere la testa perfettamente stabile. Oggi, pur essendo venuto meno in molti Paesi il potere assoluto dei sovrani, la corona mantiene un forte valore simbolico. Nelle monarchie costituzionali ancora esistenti continua a rappresentare la continuità dello Stato e la tradizione, ma il suo significato si è ampliato e trasformato, entrando anche nella cultura popolare e in contesti completamente diversi.

Infatti non è detto che oggi si debba per forza essere un Windsor per possedere una corona. Dopo aver dominato per secoli la scena reale di ogni famiglia, la corona è passata al popolo che oggi la utilizza come simbolo di vittoria e posizione di rilievo. Nei concorsi di bellezza, per esempio: ogni Miss Italia vincitrice è una Miss Italia incoronata.

L’adattamento del simbolo

Nei primi anni del concorso di Salsomaggiore Terme la corona passava da una reginetta all’altra di anno in anno, ereditata come nelle migliori tradizioni reali fino a che non si è stabilito che per ciascuna dovesse essere diversa. Così, disegnare e confezionare ogni anno la corona destinata a Miss Italia diventava un vero e proprio rito, rafforzando l’idea della corona come simbolo di personalità e caratterizzazione. Perfino nei cellulari domina incontrastata: quando nelle chat qualcuno emerge vittorioso da un confronto o si esprime con una battuta tagliente quanto basta a zittire l’interlocutore, l’incoronazione virtuale è pronta: “ti è caduta questa”, si scrive in risposta, ponendo accanto l’emoticon di una corona.

Pochi altri simboli, in questo senso, hanno dimostrato una tale capacità di adattamento e una tale versatilità: da simbolo sacro e politico a oggetto decorativo e mediatico, continua a essere un segno immediato di distinzione. Di testa in testa, più di cinquemila anni portati benissimo: una bellezza che nemmeno i pensieri talvolta presuntuosi, sconnessi e guerrafondai di tanti sovrani capricciosi sono riusciti a scalfire. Come il famoso quadro di Dorian Gray, la corona si gode ancora la gloria di un’eterna giovinezza mentre chiunque altro, sotto di sé, invecchia inesorabilmente e, spesso, a differenza sua, non trova spazio neppure nei ricordi.  

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