26 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Mag, 2026

Iran, Teheran risponde a Washington: «Vogliamo fine della guerra e apertura di Hormuz»

Teheran consegna ai mediatori pakistani la risposta all’ultima proposta americana per fermare la guerra nel Golfo. Sul tavolo cessate il fuoco e sicurezza marittima, mentre nello Stretto di Hormuz aumentano tensioni, minacce e incidenti navali.


L’Iran ha consegnato oggi al Pakistan, mediatore nei contatti con Washington, la propria risposta all’ultima proposta statunitense per fermare la guerra nel Golfo. Lo riferiscono le agenzie iraniane Irna e Isna, secondo cui Teheran pone due condizioni centrali: la «cessazione immediata della guerra» e il «ripristino della sicurezza marittima» nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, il passaggio strategico da cui transita una quota decisiva del commercio energetico mondiale.

La risposta iraniana arriva in un momento di altissima tensione regionale, tra incidenti navali, minacce reciproche e una fragile tregua che non ha ancora prodotto un cessate il fuoco stabile. Nel frattempo, la crisi nello Stretto di Hormuz continua a pesare sugli equilibri energetici e diplomatici internazionali.

Secondo la roadmap discussa dai mediatori, i colloqui restano limitati ai meccanismi per fermare le ostilità e contenere la crisi regionale, senza affrontare per ora i nodi politici più ampi del confronto tra Teheran e Washington. Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz torna al centro dello scontro diplomatico e strategico. Il primo ministro del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha avvertito durante una telefonata con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che «chiudere o utilizzare lo Stretto di Hormuz come mezzo di pressione non farebbe altro che aggravare la crisi». Doha ha ribadito che la libertà di navigazione «non è negoziabile».

Il passaggio della metaniera qatariota

Le dichiarazioni arrivano mentre una metaniera qatariota, la Al Kharaitiyat, ha attraversato Hormuz senza incidenti diretta verso il porto pakistano di Qasim con un carico di gas naturale liquefatto. Si tratta del primo transito di una nave del Qatar dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Secondo fonti diplomatiche, il passaggio sarebbe stato autorizzato da Teheran come gesto di fiducia verso Qatar e Pakistan, entrambi impegnati in un ruolo di mediazione. Il viaggio della nave assume un valore altamente simbolico e strategico per la crisi nello Stretto di Hormuz.

Per Islamabad, colpita da blackout e carenze energetiche dovute all’interruzione delle forniture, il carico rappresenta un primo segnale di sollievo. Per i mercati internazionali, invece, il transito dimostra quanto la stabilità dello Stretto di Hormuz resti decisiva per la sicurezza energetica globale. Ma il segnale di distensione appare estremamente fragile. Le autorità iraniane hanno avvertito che le imbarcazioni appartenenti a Paesi che applicano le sanzioni statunitensi contro Teheran «avranno problemi» nell’attraversare lo stretto, confermando l’intenzione della Repubblica islamica di utilizzare il controllo delle rotte marittime come leva politica e militare.

Le minacce dei Pasdaran

Anche i Guardiani della Rivoluzione hanno alzato il tono dello scontro. «Qualsiasi attacco contro petroliere iraniane e navi commerciali comporterà un pesante attacco contro uno dei centri americani nell’area e contro le navi nemiche», hanno minacciato fonti vicine ai Pasdaran. Sulla stessa linea il portavoce della commissione Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, secondo cui «la moderazione dell’Iran è finita». In un messaggio pubblicato su X ha avvertito che ogni attacco alle navi iraniane provocherà una risposta «forte e decisa» contro navi e basi americane nel Golfo.

Washington, intanto, attende ancora una risposta formale definitiva alla proposta trasmessa attraverso i mediatori pakistani. Donald Trump aveva dichiarato venerdì di aspettarsi un riscontro «in serata», ma il silenzio iraniano delle ultime ore ha alimentato nuovi dubbi sulla possibilità di una svolta diplomatica. La crisi nello Stretto di Hormuz continua così a intrecciarsi con il confronto politico e militare tra Stati Uniti e Iran, mentre i mediatori regionali tentano di evitare un’escalation ancora più ampia.

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A complicare ulteriormente il quadro sono gli episodi registrati nelle ultime ore nel Golfo. Il centro britannico UK Maritime Trade Operations ha segnalato un mercantile colpito da un proiettile non identificato al largo del Qatar, circa 43 chilometri a nord-est di Doha. L’impatto ha provocato un incendio poi domato dall’equipaggio. Parallelamente, immagini satellitari mostrano una vasta chiazza di petrolio vicino all’isola iraniana di Kharg, uno dei principali terminali energetici del Paese. Le cause non sono ancora note. Tra diplomazia incompleta, minacce incrociate e incidenti marittimi, il corridoio energetico più sensibile del pianeta resta sospeso su un equilibrio precario.

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