8 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Mag, 2026

Zollino: «Bene accelerare su nucleare. Non finisca come il Ponte sullo Stretto»

Il professor Giuseppe Zollino commenta l’accelerazione del governo e dice: «In otto anni accendiamo il nucleare»


Una legge delega sul nucleare di nuova generazione che permetta alle imprese di investire sul nucleare in Italia dal 1° gennaio 2027. È l’obiettivo di Giorgia Meloni per ridurre la dipendenza energetica dell’Italia dalle fonti fossili secondo quanto emerge dall’ultimo vertice di maggioranza. «Accelerazione positiva. Ma quello che serve subito è programmare una “flotta” nucleare con le migliori tecnologie disponibili al momento: in futuro dalla ricerca arriveranno nuove tecnologie, ma dobbiamo costruire subito con quello che già c’è».

Giuseppe Zollino (nella foto a sinistra), docente di Tecnica ed Economia dell’energia e impianti nucleari all’università di Padova, saluta con favore l’annuncio del governo e ricorda il valore delle aziende italiane del settore: «Siamo un Paese senza centrali, ma le nostre aziende in questi anni hanno lavorato per il resto del mondo fornendo pezzi anche all’industria nucleare francese».

Ma avverte: «Per costruire reattori nucleari dobbiamo strutturarci. Abbiamo bisogno di un’autorità di sicurezza nucleare, di una struttura autonoma che fornisca supporto tecnico a questa autorità lavorando sulla fissione nucleare, infine di una cabina di regia. Il nucleare si fa solo se c’è un programma. Non basta una centrale tra 10 anni e poi un’altra dopo altri 8 anni. Serve una flotta. Così che, a partire dal 2036, entri in funzione una centrale, poi un’altra e poi un’altra ancora. Guai partire per poi fermarsi. Altrimenti facciamo come il Ponte sullo Stretto: tante spese per progetti senza mai piantare nemmeno un palo».

In Italia il nucleare pesa zero, quanto pesa in Europa? E quanto può contribuire all’indipendenza energetica?

«Il nucleare produce il 25% dell’energia in Europa. La stessa quantità è prodotta da solare ed eolico ma c’è un abisso di differenze: anche se costruisco il doppio di pannelli fotovoltaici ed eolici, questi producono nello stesso momento perché dipendono dalle ore di luce e di vento. Pertanto possono produrre perfino troppo oppure nulla. Il contributo delle rinnovabili è positivo, ma solo fino a una certa soglia. Oltre questa soglia, aumentano i costi. Se installi pochi pannelli, dipendi dal gas per la metà anche se abbassi il prezzo. Se ne installi di più riduci la dipendenza dal gas, ma a causa delle batterie il prezzo sale ed è costantemente alto. Con il solare e l’eolico resti stretto in una morsa con il prezzo che cresce stabilmente. Con il nucleare hai un’alternativa competitiva: grazie al nucleare in Francia le bollette costano la metà».

In Germania invece…

«In Germania, nonostante producano 200 gigawatt di solare ed eolico, importano nucleare dalla Francia come noi. Risultato: bollette carissime. Purtroppo i tedeschi non cambieranno idea e cadranno nel burrone».

Alcuni vantano i risultati della Spagna con le rinnovabili…

«In Italia copriamo il 40% del fabbisogno energetico con il gas, in Spagna invece c’è un mix: 20% nucleare, 20% gas. La differenza sul prezzo sta qui. È quello che Bonelli e Schlein non capiscono. Piuttosto, è significativo il caso degli Emirati Arabi Uniti, dove l’irraggiamento solare è due volte la media italiana: dovremmo pensare che sia un Paese invaso dai pannelli solari. In più possono contare su gas e petrolio. Invece hanno costruito la centrale nucleare più grande e moderna del mondo».

Quanti anni servono per avere la prima energia pulita prodotta col nucleare?

«Dopo il tempo iniziale necessario per aprire il cantiere, servono 8 anni. Ma è importante che non si realizzi una centrale ogni 10 anni. Dall’apertura della prima, bisogna essere capaci di attivare le altre ogni tre-sei mesi. Solo così nell’arco di 25 anni possiamo coprire il fabbisogno».

Quanta energia nucleare serve per garantire un giusto mix?

«Secondo i modelli che realizziamo all’università di Padova, almeno la metà dell’energia deve essere nucleare. Per arrivare a produrre 30 gw servono almeno 6 siti multireattori, con almeno tre reattori. Il resto dell’energia si può produrre con solare, eolico e idroelettrico. Visto che il nucleare è costante e gli altri sono variabili, solo così avremmo un mix equilibrato».

Da ragazzo era contrario al nucleare e sperava di cambiare il mondo con l’energia solare. Perché ha cambiato idea?

«Mi ha fatto cambiare idea la conoscenza: studiando ho appreso che il nucleare è la fonte più efficiente, concentrata e sicura, a dispetto dei racconti tossici di chi vive di pregiudizi. Pensavo che con l’energia solare si dovesse alimentare il mondo, poi ho capito che non è possibile. Una minuscola pastiglia di ossido di uranio – appena 5 grammi di peso – in un reattore di terza generazione è in grado di produrre tutta l’energia elettrica consumata da una famiglia italiana in un anno. Ha un ciclo di vita di tre anni e, una volta scaricata, il 95% potrà essere riutilizzato dai reattori di quarta generazione. Solo il 5% è rifiuto: un dato irrilevante rispetto alle centrali a carbone, agli impianti chimici o alle raffinerie. Ormai è un problema che sappiamo risolvere».

Lo può dire con certezza a 40 anni da Chernobyl?

«Il disastro di Chernobyl fu una manovra deliberata con la centrale funzionante, un esperimento che prova la totale mancanza di rispetto dei sovietici: in Occidente non sarebbe mai successo. L’Italia comunque ha subito almeno tre disastri idroelettrici devastanti – Gleno, Molare, Vajont – per un totale di 2600 morti. Per fortuna i politici saggi degli anni ’60 non convocarono un referendum contro l’energia idroelettrica: altrimenti oggi non avremmo neanche quella».

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