3 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

3 Mag, 2026

E per tetto un cielo dove volano notizie

Gli uomini da sempre le hanno provate tutte pur di comunicare, informare, trasmettere, annunciare, divulgare, notificare, riferire


Gli uomini da sempre le hanno provate tutte pur di comunicare, informare, trasmettere, annunciare, divulgare, notificare, riferire, allertare, mettere al corrente. Sono ricorsi ai piccioni viaggiatori, ai segnali di fumo dei nativi americani, al tam-tam preso a prestito dai villaggi africani, alle campane laiche e religiose, ai tanti anonimi messaggeri a piedi o a cavallo fino ai banditori pubblici. Sono questi gli antenati di una comunicazione vasta e a distanza a cui l’umanità ha fatto ricorso mettendo in atto strategie e codici nati ancor prima dell’alfabeto Morse, del telegrafo, della radio, dei giornali, del telefono, della televisione, di internet, della fibra ottica e di altre diavolerie dei tempi moderni. Strumenti del prima e del dopo che messi insieme testimoniano l’urgenza millenaria di esprimere il proprio essere animali sociali e in quanto tali bisognosi di costruire relazioni o affrontare insieme situazioni diverse anche attraverso forme di comunicazione condivisa.

La nascita dei codici comunicativi

E così dietro una modernità che in realtà è figlia di diversi precedenti, si finisce per battere i sentieri di una comunicazione di massa ante-litteram. “Pre-moderna” e fantasiosa. Lungo il cammino si scovano prassi e sistemi che riportano a quando bisognava industriarsi con arguzia per trovare il modo migliore, più sicuro e veloce di diffondere una notizia anche a distanze ragguardevoli. Nella buona o nella cattiva sorte.

Nascono così codici visivi o sonori che precedono, anticipano e si differenziano da quelli linguistici e che vengono utilizzati da gruppi sociali in contesti, luoghi e tempi diversi, con modalità che a loro volta mutano a seconda delle informazioni da dare. Un meccanismo che ricorda un po’ quanto avviene per l’impaginazione dei giornali con la scelta delle notizie accompagnata dalla premura di farle arrivare a un maggior numero possibile di persone nel minor tempo. Alcuni di questi strumenti spartani o di queste modalità alla portata di tutti (o quasi), risalgono a epoche antichissime e disarmano per la loro semplicità solo apparente.

I piccioni viaggiatori

È il caso dei piccioni viaggiatori: i postini del cielo. Messaggeri storici fin dai tempi di Egizi, Persiani, Greci e Romani, sono tra gli avi del telegrafo per la comunicazione a distanza. E lo sono pure quando nell’antica Grecia si trattava di far conoscere i nomi dei vincitori dei giochi olimpici. A fare la differenza rispetto ad altri esemplari di animali è una peculiarità: i piccioni viaggiatori amano tornare a casa. Il biglietto è sempre di andata e ritorno. Nel loro volo c’è in ballo il destino degli uomini, le sorti di questa o quella battaglia.

Per secoli questi messaggeri alati sono stati un tramite sicuro e veloce. Eroi con le penne in missione nei cieli in grado di superare le linee nemiche. C’è chi ricorda, ad esempio, come Decimo Bruto riuscì a spezzare l’assedio imposto da Marco Antonio a Modena (nel 43 a.C.) inviando messaggi attraverso i piccioni viaggiatori. “Quale vantaggio ha ottenuto Antonio dalle sue trincee , dal suo vigile blocco e perfino dalle reti stese attraverso il fiume, mentre i messaggeri alati solcavano l’aria?”, scrive Plinio.

La guerra franco-prussiana

Durante l’assedio di Parigi del 1870-1871 (guerra franco-prussiana), i francesi comunicarono con l’esterno della città solo grazie ai fidi volatili. Si racconta che da quel momento, i colombi vennero arruolati da quasi tutti gli eserciti del mondo. Fatto sta che durante le due guerre mondiali, migliaia di piccioni furono usati dai militari per inviare messaggi criptici a dispetto delle comunicazioni radio o telegrafiche che correvano il rischio di essere intercettate o interrotte. Piccioni arruolati perché in grado di schivare il nemico e raggiungere il risultato sperato.

La storia del piccione Paddy è esemplare. Fu lui che il 6 giugno 1944, riuscendo ad aggirare i falchi tedeschi – usati come contromisura – portò le notizie agli alleati sullo sbarco in Normandia. In meno di cinque ore e attraversando oltre 230 miglia, Paddy riuscì nella missione. Un’impresa eclatante che valse al pennuto irlandese l’inserimento nella lista dei 68 animali (di cui 32 piccioni) decorati con la Dickin Medal. Alla sua morte avvenuta nel 1954, Paddy fu ricordato e premiato con una speciale cerimonia.

Ed è ancora il cielo, la scenografica quinta che ospita una modalità di comunicazione tra le più antiche: sono i segnali di fumo che occhi attenti sapevano interpretare specie quando si trattava di intercettare l’arrivo di nemici. Nuvole e sbuffi generati da un falò alimentato da erba o rami verdi. Scoperto a intervalli più o meno regolari da un telo o coperta che faceva da segnalatore, il falò dava la stura a segnali di fumo di diverse forme e dimensioni. Un codice efficace per comunicare a distanza usato dagli indiani d’America, dagli aborigeni australiani e dalla tribù dei Yamana. Film, libri e fumetti contribuiscono ad alimentarne il mito.

La presa di Troia

Non solo indiani e praterie, però. Secondo quanto riferisce Eschilo nell’Agamennone, la presa di Troia fu resa nota la notte stessa tramite una serie ininterrotta di segnalazioni luminose emesse da appositi “posti di guardia”.

Segnali di fumo e torce accese li ritroviamo anche in Italia. A partire dal XIII secolo ne viene documentato l’uso nelle città, nei castelli, nelle torri e nei villaggi come mezzo per avvertire dell’avvicinarsi del nemico in tempo di guerra. Una sola colonna di fumo quando le forze nemiche erano numerose, due quando la minaccia era costituita da un contingente di scarsa consistenza. La fumata più attesa e interpreta ancora oggi resta quella a piazza San Pietro in Vaticano in occasione delle elezioni del Papa. Le schede delle votazioni dei cardinali durante il conclave sono bruciate in modo tale da fare uscire fumo nero in caso di votazione senza esito, fumo bianco quando il pontefice viene eletto.

Il tam-tam

Tra i segnali sonori della comunicazione di massa ante-litteram un posto a sé lo occupa uno strumento il cui sinonimo nell’era moderna è anche passaparola.

È il tam-tam parlante che ha contribuito così tanto alla diffusione delle notizie da entrare nel lessico abituale dei tempi moderni. Oggi ad esempio si dice “tam tam mediatico” per indicare una massiccia e veloce diffusione di notizie attraverso i mass media e i social. Alla radice di quest’espressione c’è il tam-tam archetipo della comunicazione virale e a distanza attraverso cui far circolare notizie, ma anche indiscrezioni e pettegolezzi.

Lo scettro in questa storia va a uno strumento a percussione primitivo: un tamburo parlante, simile al gong. Il suo regno è l’Africa con i tamburi spesso ricavati da tronchi cavi, percossi con bastoni per inviare segnali e messaggi che possono viaggiare per lunghe distanze da un villaggio all’altro avvertendo pure dei pericoli incombenti. C’è anche chi ricorda, ad esempio, come in Costa d’Avorio un funerale non può cominciare senza il suono del tam tam che lo annuncia e chiama a raccolta i partecipanti alla funzione.

I rintocchi delle campane

La comunicazione sonora riguarda anche le campane. Attraverso i diversi tipi e il numero di rintocchi, si cadenzano gli eventi di una comunità. Così i lugubri rintocchi fermi sono segnali funebri. Il suono lento e solenne delle campane a morto in alcuni casi e in alcune tradizioni poteva indicare sesso e ruolo dello scomparso: due rintocchi per la morte di una donna, tre per quella di un uomo, quattro per la scomparsa di un diacono o di un sacerdote, sei per il decesso di un vescovo e via dicendo. La Basilica papale di Santa Maria Maggiore ha annunciato la morte di Papa Francesco facendo suonare con 13 rintocchi, che da tradizione indicano il lutto, la campana chiamata “Sperduta”. Mentre le campane di Notre-Dame a Parigi hanno scandito 88 rintocchi in omaggio al pontefice argentino scomparso all’età di 88 anni: “88 rintocchi per 88 anni di vita”.

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I rintocchi a martello ma in successione rapida e ripetuta, segnalano, invece, pericoli imminenti: incendi, inondazioni o alluvioni; mentre rintocchi prolungati e a distesa detti “a Rumm” in passato erano usati per scacciare i temporali. E ancora, rintocchi “a distesa” (o a slancio) con l’oscillazione della campana che ruota sul proprio asse, producono un suono continuo e solenne e annunciano messe, funzioni festive, l’Ave Maria, matrimoni, o eventi gioiosi.

La Cina antica

In questa storia poi non mancano i messaggeri a cavallo: per millenni principale mezzo di comunicazione rapida con origini in Cina (4.000 a.C.) e nell’antico Egitto con i papiri. I messaggeri romani poi garantivano comunicazioni rapide e affidabili all’interno dell’Impero. Il Cursus Publicus , ad esempio, era un vero e proprio servizio di messaggeria basato sulla rete stradale romana con messaggeri che coprivano distanze notevoli grazie a stazioni di cambio (mutatio) e punti di sosta (mansio). Cesare che aveva capito l’importanza della propaganda e della comunicazione ma sopratutto che le notizie bisogna darle e farle circolare perché siano efficaci e strategiche tra le altre cose, utilizzava il Cifrario per le comunicazioni militari segrete con un metodo crittografico.

Il mestiere di comunicare

Dagli antichi romani ai banditori che si possono incontrare anche nella Sicilia raccontata da Sciascia, il salto è quantico. La notizia, però, come al solito vola veloce di bocca in bocca, per citare De André. I banditori erano figure storiche diffuse dal Medioevo fino all’Ottocento (e in alcune zone oltre) incaricate di diffondere notizie, ordinanze, bandi e messaggi pubblici ad alta voce nelle piazze e vie principali. Preceduti da uno squillo di tromba, tamburo o campanella e al grido di “Udite, udite!”, i banditori erano una sorta di notiziario parlante in carne ed ossa. Comunicare era il loro mestiere.

E nell’Olimpo? Chi è che ha assicurato la comunicazione tra gli dei e tra questi e gli uomini? Per gli antichi greci è Ermes (Mercurio per i Romani). È lui il comunicatore alato, il messaggero figlio di Zeus e della ninfa Maia, nato sul monte Cillene. Porta i talari (calzari alati), il petaso (cappello da viaggio a falde larghe) e il caduceo (un bastone con due serpenti intrecciati).

Ad Ermes astuto e veloce, il mito affida la più misteriosa delle comunicazioni: quella che mette in contatto gli abitanti della terra e quelli del cielo e permette a due mondi così distanti e dai confini all’apparenza inviolabili di essere, invece, in stretta connessione.

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