Il voto anticipato entra tra le opzioni del governo dopo il referendum. Meloni valuta tempi e rischi tra rilancio e logoramento della maggioranza
L’ipotesi delle elezioni anticipate resta, allo stato, una possibilità complessa e remota per il governo guidato da Giorgia Meloni. Non c’è alcun passaggio formale che faccia pensare a una crisi imminente, né dalla maggioranza arrivano segnali pubblici che indichino una scelta già imboccata. Eppure, dopo la sconfitta al referendum e dopo i giorni in cui il dibattito politico si è concentrato sul possibile rimpasto, il tema del voto prima della scadenza naturale della legislatura ha smesso di essere soltanto un esercizio teorico. È entrato nel perimetro delle ipotesi che il centrodestra osserva, anche se con cautela.
Il nodo politico per Meloni
Il punto è politico prima ancora che parlamentare. Per Meloni il nodo è la gestione del tempo. Anticipare le urne potrebbe voler dire provare a trasformare una battuta d’arresto in un rilancio, evitando quel logoramento lento che rischia di consumare governo e coalizione da qui al 2027. Attendere la fine naturale della legislatura, invece, consentirebbe alla premier di puntare sul recupero attraverso l’azione di governo, ma la esporrebbe anche a una lunga fase di usura interna, con tensioni destinate ad accumularsi.
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Il confronto nella maggioranza
È in questo quadro che si inserisce il confronto con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, emerso nelle ricostruzioni delle ultime ore. Il tema del voto anticipato sarebbe stato almeno sondato, non come decisione già presa ma come opzione da tenere sul tavolo mentre la maggioranza valuta gli effetti della sconfitta referendaria, le conseguenze delle dimissioni che hanno colpito l’esecutivo e il possibile impatto sui sondaggi.
Il rischio “rosolamento”
Il timore, dentro Fratelli d’Italia, è quello di una fase di “rosolamento”, una navigazione più faticosa in cui ogni dossier aperto rischia di trasformarsi in un fattore di indebolimento. L’eventuale voto anticipato avrebbe, nella lettura di Palazzo Chigi, un vantaggio evidente: cogliere in contropiede un centrosinistra ancora alle prese con la definizione della leadership e del perimetro della coalizione.
Il tempo non gioca solo da una parte
Ma questo ragionamento poggia su un presupposto discutibile: che il tempo giochi solo contro l’opposizione e solo a favore della maggioranza. Non è detto. Un’elezione immediata comporterebbe anche il rischio di presentarsi agli elettori nel momento di maggiore fragilità, senza aver riassorbito il contraccolpo politico delle ultime settimane. Perché il logoramento riguarda anche la coalizione di governo.
Le tensioni nei partiti
Forza Italia è attraversata da tensioni interne, con attriti tra Tajani e Marina Berlusconi, finanziatrice del partito. La Lega, guidata da Salvini, deve fare i conti con una fase di riassetto dopo la fuoriuscita di Roberto Vannacci. E anche Fratelli d’Italia è alle prese con dinamiche interne riemerse dopo il referendum.
Tempo tra rischio e risorsa
In questo contesto, il tempo può essere un problema ma anche una risorsa: dipende da quanto la maggioranza riuscirà a ricompattarsi. Non a caso, le dichiarazioni ufficiali vanno nella direzione opposta rispetto all’ipotesi di urne anticipate.
Le posizioni del governo
Francesco Lollobrigida ha escluso che il tema sia all’ordine del giorno: «Non mi risulta», ha detto, aggiungendo che «non mi sembra nemmeno che le stiano chiedendo dall’opposizione». Una presa di posizione che punta a raffreddare il dibattito e a riportare il confronto sul terreno della stabilità. Lo stesso Lollobrigida ha anche ridimensionato la portata del possibile rimpasto, spiegando che non si starebbe parlando di interventi «di natura epocale». Sulla stessa linea Marcello Gemmato, secondo cui il rimpasto «non lo vedo all’orizzonte», pur restando una possibilità per «migliorare la compagine di governo». Gemmato ha rivendicato la durata dell’esecutivo, sottolineando che si tratta già di uno dei governi più longevi della Repubblica, e ha aggiunto che si va avanti «con serenità» verso elezioni «a scadenza o quando si riterranno opportune». Una formula che, pur difendendo la stabilità, lascia aperto uno spiraglio politico.
Le opposizioni spingono per il voto
Di segno opposto le parole di Maria Elena Boschi, che vede nel voto anticipato una scelta conveniente per la premier: «Le conviene votare subito», ha detto, pur dubitando che Meloni «abbia il coraggio» di farlo. Secondo Boschi, il logoramento non farà bene né alla presidente del Consiglio né al Paese, e in caso di dimissioni la strada dovrebbe essere quella delle urne, evitando soluzioni tecniche. Per ora prevale comunque la prudenza, l’ipotesi di elezioni anticipate resta difficile e la linea ufficiale del centrodestra continua a essere quella della tenuta del governo.


















