30 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

29 Mar, 2026

Meloni, prove di rilancio: sul tavolo la legge elettorale e le grane economiche

Tajani e Salvini da Meloni per rilanciare l’azione di governo: legge elettorale ed economia all’ordine del giorno


Meloni e i due vice a cena insieme per rilanciare l’azione di governo e fissare le priorità della nuova campagna elettorale. Quella per le politiche 2027 e “non prima”. Questo, almeno, il primo punto fermo. Ignoto il menu culinario delle cena convocata per venerdì sera dopo il Consiglio dei ministri. Il tanto atteso vertice post sconfitta alla fine è stato intorno al tavolo. Una forma più distensiva che non un caffè a palazzo Chigi.
Il Meloni 2.0 inizia martedì e ricomincia dalla legge elettorale. Scarse emozioni, si potrebbe pensare, e zero brividi, difficile sedurre l’elettorato con la legge elettorale. Ma il recupero della connessione sentimentale tra la premier e gli italiani, compromessa dalla campagna referendaria, può attendere ancora un po’. Adesso occorre fissare bene le regole del gioco e farlo prima che diventi non corretta la tempistica del cambio.

La legge elettorale


L’imput della premier, subito dopo la sconfitta del Sì, è infatti di far partire l’iter parlamentare della nuova legge elettorale depositata alla Camera e al Senato il 26 febbraio e che prevede l’abolizione dei collegi uninominali, un sistema al 100% proporzionale con premio di maggioranza per assegnare fino al 55% dei seggi di Camera e Senato, un secondo turno di ballottaggio per chi conquista tra il 30 e il 40% dei consensi e quindi non può staccare il premio. Un sistema di voto che non convince del tutto Salvini e Tajani. E questo è stato il primo boccone che i due junior partner hanno dovuto ingoiare. Loro preferirebbero il sistema attuale con i collegi uninominali, ma il risultato del referendum ha chiarito che, soprattutto il Sud, non è più una cassaforte di voti per Forza Italia. Martedì, quindi, comincia inizierà l’iter parlamentare dello Stabilicum (cercasi disperatamente nuovo nomignolo). Sono quattro i relatori della legge in rappresentanza dei 4 partiti della maggioranza che hanno firmato il testo: l’azzurro Nazario Pagano, che è anche il presidente della Prima commissione della Camera; Angelo Rossi di Fdl; Igor Iezzi (capogruppo della Lega in Affari costituzionali) e Alessandro Colucci, esponente di Noi moderati. La proposta di legge del centrodestra è stata abbinata ad altre otto proposte di legge sulla materia elettorale presentate anche dalle opposizioni. Segno che, almeno sulla carta, c’è la volontà di non ballare da soli e di coinvolgere anche il Parlamento. Ma le opposizioni hanno già fatto sapere di non gradire. Come minimo chiedono alcune correzioni importanti – consistenza del premio e ballottaggio – perchè il testo attuale è “incostituzionale”.

L’economia


La legge elettorale, ovviamente, non basta. Il secondo “piatto” del menu è stata l’economia. L’agenzia di rating Moody’s ha formulato un giudizio con qualche luce – “il graduale percorso di consolidamento di bilancio dell’Italia risulta credibile e realizzabile”, un’altra promozione per Giorgetti, sempre più intoccabile – e molte ombre. Due soprattutto: pil del 2026 limato a 0,7 (anzichè 0,8) e la spinta dell’inflazione a 2,1%.
Il Pnrr sta per finire e urge una scossa. Nella riunione di venerdì pomeriggio il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto fiscale senza ambizioni nè novità. Rinviata al 1° luglio la tassa da due euro sui pacchi di piccolo valore in arrivo dai Paesi extra europei. Via libera anche al contributo, sotto forma di credito d’imposta pari al 35% dell’importo richiesto, destinato alle aziende che “hanno presentato comunicazioni per investimenti”. Nei prossimi giorni il governo avvierà un tavolo di confronto con le categorie produttive interessate. Per vedere se serviranno risorse aggiuntive. Troppo poco per un’economia agonizzante e sotto scacco per le conseguenze della guerra in Iran. Meloni sa che dovrà “inventare” una mossa forte per tornare credibile rispetto alla narrazione del “governo amico degli imprenditori” e che “non disturba chi crea lavoro”.

L’opposizione


Le opposizioni annusano le difficoltà. Quale racconto sapranno dare di sè la premier e il suo governo nella campagna elettorale? E così ieri Pd-Iv-M5s-Avs- + Europa hanno scritto ai presidenti di Senato e Camera per “sollecitare la presidente del Consiglio a riferire in aula circa le linee di indirizzo del governo”. Anche perchè la raffica di teste fatte rotolare in questi giorni – e che non dovrebbe essere esaurita almeno in casa azzurri – “impongono chiarezza e una specifica assunzione di responsabilità nei confronti delle Camere e degli elettori circa le prospettive dell’agenda governativa”. Meloni vuole evitare il rimpasto e tecnicamente un Meloni bis. Ma almeno sul programma di governo – anche in politica estera – dei prossimi mesi qualcosa dovrà dire. La vittoria del No ha chiuso una fase. E ne ha aperta subito un’altra dove il logoramento sembra il convitato di pietra.

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