24 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Mar, 2026

Francia, municipali senza vincitori: un Paese diviso verso l’Eliseo 2027

Emmanuele Grégoire

Dalle vittorie locali alle sconfitte nei grandi centri, le elezioni municipali confermano che la Francia è un Paese diviso: nessun blocco politico riesce a imporsi davvero in vista della corsa all’Eliseo


I risultati delle elezioni municipali francesi restituiscono un paese politicamente frammentato alla vigilia delle presidenziali del prossimo anno. Il fallimento dell’attuale presidente Macron nell’instaurare una nuova cultura politica egemone, aggiornando all’epoca contemporanea i capisaldi del gollismo, durante i suoi due mandati ha creato un vuoto che non è ancora stato colmato. In un contesto in cui i partiti mainstream sono deboli, ma ancora in vita, la destra lepenista e la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon non sembrano in grado di proporre un’alternativa che riesca a raccogliere quei consensi trasversali necessari per governare. L’epilogo delle municipali ha quindi un sapore agrodolce per tutte le tre principali fazioni dell’Esagono.

Il test del Rassemblement National

Per il Rassemblement National (Rn), la tornata elettorale ha rappresentato un test per misurare l’entità del proprio vantaggio in vista della corsa all’Eliseo del 2027. Il partito guidato da Marine Le Pen ha in effetti conquistato nuove città, mantenendo la maggior parte di quelle già sotto il proprio controllo. Si tratta soprattutto di piccoli e medi centri della provincia, le roccaforti di Rn. Notevoli sono state le vittorie nella riviera francese. Qui spicca il trionfo di Eric Ciotti – alleato di Rn – a Nizza.

Alla luce di questi dati, la soddisfazione espressa da Jordan Bardella e da Le Pen in merito ai risultati delle elezioni è almeno parzialmente giustificata. Ma non mancano le note dolenti. Rn ha infatti perso al secondo turno a Marsiglia, Tolone e Nîmes, nonostante le considerevoli risorse politiche spese e una situazione che appariva favorevole. Dalla prospettiva di Bardella e Le Pen, il problema è che, ancora una volta, il secondo turno si conferma un ostacolo all’ascesa della destra sovranista al potere.

Anche per quanto riguarda l’estremo opposto dello spettro politico francese, le elezioni hanno portato sia buone che cattive notizie. La France Insoumise (Lfi) – principale forza della sinistra radicale guidata da Mélenchon – ha vinto a Saint Denis (periferia nord di Parigi) e a Roubaix, aree la cui popolazione rispecchia l’elettorato tipico di Lfi. Tradotto: la sinistra radicale ha una base elettorale forte e ideologicamente convinta, ma minoritaria.

Il nodo delle alleanze a sinistra

Lfi non ha infatti ottenuto successi significativi altrove. Inoltre, e questo è l’elemento più preoccupante, il partito socialista ha vinto nelle città in cui non si è alleato con Mélenchon, come a Parigi, dove si è imposto Emmanuel Grégoire, e a Marsiglia. Al contrario, i socialisti sono stati sconfitti laddove hanno unito le forze con Lfi. Il che non può che rappresentare un segnale negativo per una coalizione ampia in vista delle presidenziali.

I risultati sono ambigui anche per le forze centriste. Il campo macroniano si conferma impopolare. I candidati sostenuti da Macron nelle città principali sono usciti tutti sconfitti: l’ex ministra della cultura Rachida Dati a Parigi e Jean-Michel Aulas a Lione. Non sorprende quindi che François Bayrou, premier fino allo scorso settembre, abbia perso a Pau, sua roccaforte politica.

L’ascesa di Philippe e il ruolo dei moderati

Parallelamente, le municipali hanno con ogni probabilità avviato la corsa all’Eliseo del moderato Eduard Philippe, che ha ricoperto la carica di premier per la maggior parte del primo mandato di Macron. Philippe aveva subordinato la sua candidatura alle presidenziali del 2027 alla riconferma come sindaco di Le Havre. L’obiettivo è stato raggiunto. In questo momento, Philippe rappresenta lo sfidante più credibile di Bardella. Anche la destra moderata dei Les Républicains ha ottenuto buoni successi elettorali.

LEGGI Francia al voto, Parigi verso il ballottaggio: Grégoire davanti a Dati. Avanza il RN

In conclusione, il panorama politico francese si conferma diviso ed esposto a rischi di instabilità. Una situazione interna che non può che indebolire la posizione internazionale della Francia in un momento decisivo per le sorti del paese e dell’Europa.

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