Teheran sotto attacco con blackout diffusi e paura tra i civili. Raid e minacce su infrastrutture fanno crescere il rischio che il prossimo bersaglio diventino i civili. La guerra in Iran entra nella quarta settimana
Il presidente Usa Donald Trump sposta l’ultimatum di due giorni fa lanciato all’Iran quando mancano poche dalla scadenza. Lo allunga di 5 giorni, perché, spiega, possibili negoziati potrebbero portare a una “risoluzione totale delle ostilità”. C’è ancora qualche giorno quindi prima dei minacciati attacchi alle centrali elettriche iraniane. Da Teheran però arrivano smentite, e comunque nessuna conferma. I 15 punti su cui Iran e Usa sarebbero d’accordo, non sono chiari. Il conflitto entra nella quarta settimana.
Il post in maiuscolo di Trump
“Sono lieto di riferire che gli Stati Uniti d’America e il Paese dell’Iran hanno avuto, negli ultimi due giorni, conversazioni molto buone e produttive riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente. Sulla base del tenore e del tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive, che continueranno per tutta la settimana, ho dato istruzione al Dipartimento della Guerra di posticipare qualsiasi e tutte le azioni militari contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso. Grazie dell’attenzione”.

Teheran smentisce: “Nessun negoziato”
L’Iran, almeno ufficialmente, nega qualsiasi progresso nei colloqui. Il ministero degli Esteri parla solo di “iniziative regionali” per ridurre la tensione e accusa Washington di voler guadagnare tempo per preparare nuove operazioni militari. Dichiarazioni contrastanti, strategia comunicative opposte. Teheran aveva comunque respinto il primo l’ultimatum, avvertendo che eventuali attacchi avrebbero scatenato una risposta contro impianti energetici nei Paesi che ospitano truppe americane, oltre a infrastrutture fondamentali come gli impianti di desalinizzazione, vitali per l’intero Medio Oriente.
Il ruolo di Oman e la partita su Hormuz
Il ministro degli Esteri dell’Oman, tradizionale mediatore tra Washington e Teheran, ha parlato di tentativi per garantire un passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico mondiale. Una questione centrale, visto che l’Iran ha già limitato il passaggio di molte navi occidentali e arabe, aumentando la pressione sui mercati.
Una guerra senza uscita chiara
Analisti e funzionari sottolineano come non esista ancora una vera via d’uscita dal conflitto, iniziato il 28 febbraio e ormai esteso su scala regionale. Nonostante le pressioni e le minacce, il governo iraniano resta in piedi e gran parte del suo programma nucleare non è stato neutralizzato.
Blackout e raid sulla capitale
Nelle prime ore di lunedì, diverse aree di Teheran sono state colpite da bombardamenti che hanno provocato interruzioni di corrente in gran parte della città. I residenti parlano di esplosioni continue e attacchi concentrati nelle zone orientali, occidentali e settentrionali della capitale.
Un attacco aereo statunitense ha colpito la città di Khorramabad, nella provincia del Lorestan, causando almeno sei morti e 43 feriti. Secondo i media iraniani, quattro abitazioni sono state completamente distrutte e diverse altre danneggiate. Il bilancio delle vittime potrebbe aggravarsi nelle prossime ore, mentre cresce la preoccupazione per l’impatto sui civili.

Teheran: “Mineremo tutto il Golfo Persico”
Il Consiglio di difesa iraniano minaccia di minare l’intero Golfo Persico in caso di attacchi alle coste o alle isole del Paese. Teheran avverte che saranno utilizzate diverse tipologie di mine navali, comprese quelle galleggianti, per bloccare vie di accesso e comunicazioni marittime. Uno scenario che renderebbe l’intera area simile allo Stretto di Hormuz.
Petrolio e crisi globale
La guerra ha già avuto effetti pesanti sull’economia globale. I prezzi di petrolio e gas sono aumentati di oltre il 50% dalla fine di febbraio, in una crisi che secondo l’Agenzia internazionale dell’energia supera per impatto gli shock petroliferi del 1973 e del 1979 messi insieme. L’annuncio di possibili negoziati ha fatto scendere temporaneamente il prezzo del Brent, ma resta forte l’incertezza sulla durata di questo effetto.
Il bilancio delle vittime
Il conflitto ha causato oltre 2.000 morti, la maggior parte in Iran e Libano. Secondo fonti iraniane, più di 1.300 civili sarebbero stati uccisi, mentre in Libano si superano le mille vittime. In Israele si contano almeno 15 morti, mentre gli Stati Uniti registrano 13 militari uccisi.
La strategia Usa
Il presidente degli Stati Uniti scrive oggi sul suo social aveva già scritto, per punti, le richieste degli Stati Uniti. “Stiamo arrivando molto vicino a raggiungere i nostri obiettivi mentre valutiamo di ridurre gradualmente i nostri grandi sforzi militari in Medio Oriente nei confronti del regime terroristico dell’Iran”, si legge su Truth social: (1) Degradare completamente la capacità missilistica iraniana, i lanciatori e tutto ciò che è a loro collegato. (2) Distruggere la base industriale della difesa iraniana. (3) Eliminare la loro Marina e la loro Aeronautica, incluse le armi antiaeree. (4) Non permettere mai all’Iran di avvicinarsi nemmeno alla capacità nucleare, ed essere sempre in una posizione tale per cui gli Stati Uniti possano reagire rapidamente e con forza a una simile eventualità, qualora si verificasse. (5) Proteggere, al massimo livello, i nostri alleati in Medio Oriente, inclusi Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait e altri“.
Per quanto riguarda lo stretto, spiega che: “Hormuz dovrà essere sorvegliato e controllato, se necessario, da altre nazioni che lo utilizzano — gli Stati Uniti no! Se richiesto, aiuteremo questi Paesi nei loro sforzi su Hormuz, ma non dovrebbe essere necessario una volta eliminata la minaccia iraniana. È importante sottolineare che per loro si tratterà di un’operazione militare facile“.
Israele allarga il fronte libanese
Israele prepara un ulteriore allargamento del conflitto. Il capo militare ha dichiarato che la campagna contro Hezbollah “è solo all’inizio”, mentre il ministro della Difesa ha ordinato di intensificare la distruzione di ponti e abitazioni in Libano. Segno di un’occupazione prolungata e di un conflitto su più fronti.
Arresti e missili: tensione altissima tra Iran e Israele
Teheran annuncia l’arresto di decine di presunti “mercenari” legati a Stati Uniti e Israele, l’accusa è quella di aver fornito informazioni sensibili su obiettivi militari. Intanto Israele riferisce di aver intercettato missili lanciati dall’Iran, con i sistemi di difesa entrati in azione. Il confronto resta aperto su più fronti, tra operazioni militari, intelligence e propaganda.
Allarme nucleare e difese sotto pressione
Nuove preoccupazioni anche dal fronte nucleare. Missili iraniani hanno colpito Dimona, a pochi chilometri dal principale sito nucleare israeliano, e la vicina Arad, causando decine di feriti. Gli attacchi hanno riacceso il dibattito sulla capacità difensiva israeliana e sull’eventuale uso dei sistemi più avanzati, finora non pienamente dispiegati.




















