17 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Mar, 2026

Strage alla Sinagoga di Roma, svolta dopo 43 anni: 5 palestinesi verso il processo

Strage alla Sinagoga di Roma del 1982

Strage alla Sinagoga di Roma, dopo 43 anni svolta nelle indagini: cinque palestinesi verso il processo per l’attentato del 1982 costato la vita al piccolo Stefano Gaj Taché e con decine di feriti


Sono in cinque – uno è recluso in Francia, gli altri vivono all’estero, a rischiare il processo per l’attentato del 9 ottobre 1982 alla Sinagoga di Roma in cui morì Stefano Gaj Taché, di appena due anni, e rimasero ferite 40 persone di fede ebraica.

La Procura capitolina ha infatti chiuso l’inchiesta per cinque cittadini palestinesi, uno detenuto in Francia e gli altri quattro residenti in Cisgiordania e Giordania. Per i magistrati un filo rosso collega l’azione di Roma con l’attentato a Parigi a rue de Rosier, sempre nell’82, che fece sei morti e 22 feriti. Due atti terroristici dettati dalla stessa strategia del gruppo capeggiato da Abu Nidal.

Chi sono i cinque che rischiano il processo

L’avviso di chiusura indagini riguarda Abou Zayed Walid Abdulrahman, 68enne, detenuto in Francia ed a giudizio per la strage del 2 agosto del 1982 di Rue des Rosiers a Parigi; Abed Adra Mahmoud Khader, 71enne cittadino palestinese residente in Cisgiordania; Al Abassi Souheir Mohammad Hassan Khalil, 74enne di origine palestinese residente in Giordania, Hamada Nizar Tawfiq Mussa, 65enne di origine palestinese residente in Giordania; Abu Arkoub Omar Mahid Abdel Rahman, 66enne di origine palestinese, residente in Giordania.

“Si ipotizza che abbiano agito in concorso anche con Alhamieda Rashid Mahmoud alias Fouad Hijazy, Maher Said Al Awad Yousif alias Arabe El Arabi Tawfik Gamal ora deceduti”, aggiunge la Procura.

Il commando, composto da terroristi appartenenti a quella stessa organizzazione, lanciò bombe a mano, contemporaneamente esplodendo raffiche con pistole mitragliatrici all’indirizzo dei numerosi fedeli, che, al termine della funzione religiosa, stavano uscendo dal cancello secondario della Sinagoga, su via Catalana, dileguandosi poi nelle strade adiacenti.

Le indagini sul gravissimo attentato, condotte dalla Digos di Roma e dalla direzione centrale della Polizia di prevenzione, “sono state riattivate – si legge in una nota della Procura  – sulla base di nuove notizie, potenzialmente idonee alla identificazione dei responsabili, emerse nelle indagini condotte a Parigi sull’attentato, riconducibile alla stessa organizzazione, compiuto a Parigi nell’agosto del 1982”.

Il collegamento con l’attentato di Parigi

L’istruttoria dell’epoca “aveva portato alla condanna all’ergastolo di Osama Abdel Al Zomar, palestinese, rimasto latitante, con Sentenza della Corte d’Assise di Roma del 23 maggio 1989, divenuta irrevocabile l’11 maggio 1990 per concorso nell’attentato”, spiega nella nota la Procura di Roma.

Le nuove indagini, “che hanno visto anche l’acquisizione di una memoria depositata il 14.6.2022 dalla Comunità ebraica di Roma, si sono svolte in cooperazione con l’Autorita’ giudiziaria francese, polo antiterrorismo di Parigi, anche con la creazione di una Squadra investigativa comune, istituita l’8 febbraio 2023 alla luce delle convergenze effettivamente emerse tra l’attentato perpetrato a Roma e quello del 9 agosto 1982 presso il ristorante “Jo Goldenberg”, ubicato nel quartiere ebraico del IV Arrondissement di Parigi”.

La Comunità ebraica: “Andare fino in fondo”

La Comunita’ ebraica di Roma accoglie “con amarezza la notizia della chiusura delle indagini sull’attentato del 9 ottobre 1982 davanti al Tempio Maggiore” e chiede che “la ricerca della verita’ prosegua senza esitazioni”.

“Resta forte lo sconcerto per il tempo trascorso e per il muro di omertà, reticenze e ostacoli che ha rallentato per decenni la piena emersione della verità, prolungando il dolore delle famiglie e della nostra Comunità”, dichiara il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun.

“Oggi si compie un passo avanti, ma resta il dovere di andare fino in fondo. Chiediamo che la ricerca della verità prosegua senza esitazioni e che tutti i responsabili vengano finalmente portati davanti a una corte di giustizia. È un diritto delle vittime e delle loro famiglie, ma è anche un dovere dello Stato”.

”Siamo grati alla Procura di Roma per aver valorizzato tutti gli indizi a disposizione sino ad arrivare alla conclusione delle indagini con la prospettiva di un eventuale processo”, ha detto l’avvocato Cesare Del Monte, legale della Comunità ebraica di Roma.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA