Il fondatore di Palantir e influente stratega della nuova destra americana Peter Thiel arriva in Italia tra riservatezza e interrogativi. La sua presenza tocca nodi sensibili: sicurezza, industria militare, rapporti con Washington e perfino il ruolo dell’Occidente cristiano nella politica globale.
Pochi personaggi possono con la sola presenza sbilanciare un equilibrio diplomatico e spostare l’asse geopolitico di un paese come Peter Thiel, il proprietario della principale impresa di analisi militari e il guru dell’ala più radicale della Casa Bianca, che sta arrivando nel nostro paese. L’impenetrabile alone di assoluto mistero che circonda la sua visita è la migliore conferma di quale delicatezza essa riveste sia per gli apparati di difesa italiani sia per quel sensibilissimo mosaico di tecnologie che sono al confine fra il controllo sociale e la sicurezza nazionale.
L’impenetrabile alone di assoluto mistero che circonda la visita di Peter Thiel è la migliore conferma della delicatezza dell’evento. Non si tratta soltanto di un viaggio d’affari: l’incontro riguarda direttamente gli apparati di difesa italiani e quel complesso intreccio di tecnologie che si colloca al confine tra controllo sociale, sicurezza nazionale e strategia geopolitica.
Il peso di un protagonista della Silicon Valley
Stiamo parlando di uno dei più rilevanti e centrali imprenditori della Silicon Valley, proprietario insieme a Palantir di Paypal, il principale sistema di pagamenti internazionali, oltre che promotore di imprese come Google, Facebook e Amazon in qualità di venture capitalist. Un profilo che lo colloca tra le figure più influenti dell’economia digitale globale.
Ma rispetto ai suoi colleghi dei grandi gruppi digitali, Thiel è un vero guru della strategia politica di quel complesso tecnologico che ormai rappresenta il bastione del sistema militare americano. Palantir, la sua società con diramazioni in tutto il mondo, usa tecnologie di supporto alle forze armate di gran parte dell’occidente per rastrellare dati fondamentali e ricavare scenari e previsioni di comportamenti sociali.
Guerra e politica nella visione di Thiel
Diciamo che Thiel ha invertito la relazione fra guerra e politica, utilizzando la prima per comandare sulla seconda. Una pratica che lui dichiara esplicitamente, come si legge nel suo libro manifesto Il Momento straussiano, edito in Italia da LibriLiberi. Nel testo si leggono affermazioni come “la tecnologia decide, la politica comunica”, senza escludere la violenza tra le leve da usare per garantire la sicurezza.
Thiel è stato per altro il grande regista del riallineamento dei principali gruppi digitali alla presidenza Trump, avendo comunque come proprio candidato per una futura evoluzione di questa amministrazione l’attuale vice presidente J.D. Vance. Un ruolo che lo rende una figura chiave nella ridefinizione dei rapporti tra tecnologia, potere e politica negli Stati Uniti.
Un arrivo delicato per il governo italiano
Un profilo come quello di Thiel non potrebbe essere più compromettente, soprattutto in un momento in cui il governo cerca acrobaticamente di non appiattirsi sulla strategia americana pur mantenendo solido il legame con Washington. La sua presenza rischia quindi di diventare un banco di prova politico e diplomatico.
L’arrivo di un tale personaggio, che ha già dichiarato di attendersi nel prossimo anno elettorale anche per l’Italia, oltre che per Francia e Germania, una prossima e ulteriore convergenza dell’Europa con il protagonismo della leadership a stelle e strisce, non potrà essere indolore. Le sue parole indicano una visione in cui il ruolo guida degli Stati Uniti resta centrale per il continente.
Il ministero della Difesa con il suo titolare appena investito dalla polemica sul viaggio a Dubai. La direzione dei servizi di sicurezza alle prese con il caso Paragon. L’agenzia nazionale per la Cybersecurity chiamata a certificare infrastrutture e piattaforme. I vertici dei grandi centri industriali come Leonardo e Finmeccanica, connessi alle strategie militari. Sono questi gli inevitabili riferimenti tecnici della visita.
Il precedente Musk e la dimensione politica
E poi c’è la parte politica. Elon Musk venne accolto con il rango di capo di un paese a Palazzo Chigi quando brillava la sua stella. Ora resta da capire come verrà trattato chi, per molti versi, rappresenta qualcosa di più delle semplici dotazioni tecnologiche. Thiel è un leader politico a tutto tondo che si muove come tale. Un altro interrogativo riguarda il Vaticano. Il capo di Palantir non fa mistero di considerare la religione e la tradizione cristiana come il collante di un Occidente che deve ritrovare una propria identità distinta dalle altre componenti socio culturali del pianeta.
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Ancora di più, scrive Thiel nel testo citato: “dobbiamo combattere perché Dio lo vuole”. Un’affermazione che riecheggia antiche tragedie epocali di cui il soglio di Pietro, parliamo delle crociate, fu promotore. Oggi molto, se non tutto, è cambiato nei palazzi vaticani e sarà interessante vedere se qualcuno avrà l’incarico di informare il guru americano.
















