8 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Feb, 2026

Giochi, doccia fredda prima del via: Passler positiva al doping

In attesa delle cerimonia di accensione dei bracieri a Milano e Cortina, prevista venerdì, la biathleta viene “incastrata” dai controlli


Andiamo a incominciare. Tutto è pronto (o quasi) per i Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina, i venticinquesimi della serie fredda, i terzi in Italia dopo Cortina 1956 e Torino 2006, i primi di tutti sparpagliati su di un territorio di tre regioni e 22mila chilometri quadrati, il che è una buona idea in chiave di valorizzazione generalizzata e di impiantistica mirata (l’impatto economico viaggia, secondo le stime su miliardi: di solito l’impatto stimato cresce, proporzionalmente, assai meno dei costi previsti all’inizio), ma anche uno scricchiolio di quell’unicum che è il villaggio olimpico.

Il villaggio olimpico

Mario Pescante definì il villaggio olimpico «l’isola dell’utopia» realizzata dal mettere sotto lo stesso, o almeno nello stesso comprensorio, perché si conoscessero e comprendessero (era l’idea di fondo del barone De Coubertin che le Olimpiadi reinventò dopo millecinquecento anni d’assenza) i ragazzi di tutto il mondo, che adesso sono rappresentati dai milionari del basket, del tennis e del golf, per dire, e da quei ragazzi umili e poveri, tipo un lottatore mongolo o kazako, una nuotatrice dell’Africa nera, un biathleta groenlandese.

I rifugiati

Stesso discorso uno di quei disperati che hanno lasciato la miseria, la guerra e la discriminazione nel Paese natio e adesso fanno parte di quel popolo dei rifugiati che il Comitato Internazionale Olimpico ha meritoriamente riconosciuto come Nazione, facendolo partecipare, con una propria bandiera, ai Giochi che appartengono a tutto il mondo, tranne che a russi e bielorussi che ancora pagano l’aggressione non loro ma di Putin all’Ucraina mentre altri aggressori (non loro ma dei loro governanti) sono in libera circolazione. Giusta la seconda, ma perché la prima?

I cantieri ancora aperti

Il “quasi” di cui all’inizio è dedicato a qualche cantiere ancora aperto, il che è endemico per le Olimpiadi d’estate e d’inverno: è sempre successo dovunque, tranne che in Cina, a Pechino 2008 e 2022, e le ragioni sono facilmente intuibili; ed è caratteristica italiana: qui si arriva sempre all’ultimo momento, ma poi ci siamo sempre. E poi, va ricordato, hanno avuto “solo” sette anni dall’assegnazione all’apertura ma cosa sono sette anni nei confronti dell’eternità e soprattutto in quelli di una burocrazia che si nutre di timbri, autorizzazioni, studi di fattibilità, ricorsi per poi scoprire che questo ambaradan non ci impedisce, anzi forse li incoraggia, casi alla paesi che franano, ponti che crollano, treni che non arrivano ed a volte neanche partono, ecomostri e altri disastri annunciati? Ma questo è un altro discorso e ben più serio dei Giochi olimpici: si tratta di altri giochi.

Venerdì la cerimonia di apertura

Ma torniamo ai nostri, quelli con la maiuscola. Il braciere, anzi i bracieri giacché saranno due, come le mascotte che si chiamano Milo e Tina, un rimando alle due città titolari e una strizzatina d’occhi a Mila e Shiro, i due cuori nella pallavolo; un tripode all’Arco della Pace a Milano, un altro (non un secondo: un altro) in Piazza Dibona a Cortina: si accenderanno venerdì, quando le Olimpiadi saranno già cominciate da un paio di giorni con gare eliminatorie per alcuni sport come il curling, lo snowboard, l’hochey su ghiaccio e il pattinaggio: lo impone il calendario, giacché i giorni sempre di 24 ore sono e non è che puoi aggiungere discipline senza sforare.

Le nuove discipline

Discipline aggiunte ce ne saranno, come ad esempio lo sci alpinismo, che prevede anche l’utilizzo nell’abbigliamento di pelli di foca: sintetiche? O andremo incontro alla contestazione animalista che ci mancherebbe pure dopo i problemi di sicurezza che sempre ci sono e ora si sono vieppiù accumulati, con la necessità di rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza (le spese crescono) e anche con qualche risvolto “di colore” come quello che ha visto la “comfort zone” dedicata agli atleti statunitensi a Milano, il sito della hospitality, cambiare nome e divenire “The Winter House”. Doveva chiamarsi “The Ice House”, la casa del ghiaccio, ma associare Ice e americani di questi tempi poteva sembrare una incauta provocazione.

I numeri

Le prime delle 1.146 medaglie previste nei 195 eventi (il numero globale comprende anche le medaglie multiple negli sport di squadra, sia nelle Olimpiadi che nelle Paralimpiadi che seguiranno negli stessi luoghi), un conto che non considera gli eventuali ex aequo: tranquilli, ce ne sarebbero di riserva) saranno assegnate domenica.

La squadra italiana

L’Italia, con i suoi 196 azzurri, 103 uomini e 93 donne, è la più numerosa di sempre. I pronostici le assegnano una ventina di medaglie che sarebbero un record per i nostri atleti. Il 2 come prima cifra è la grande speranza di Giovanni Malagò, che adesso presiede la Fondazione Milano-Cortina 2026 e che, quando era presidente del Coni, ha guidato gli azzurri “grandi numeri” a conquiste record. L’atmosfera, con le recenti performances nelle varie discipline, è piuttosto gasata.

Passler positiva

Anche se una doccia fredda è venuta dall’annuncio che la prima atleta vittima (vittima?) dei controlli antidoping e della conseguente sospensione è proprio un’azzurra, la biathleta Rebecca Passler, una delle cinque convocate. Positività al letrozolo, che è sì un farmaco da oncologia ma anche un coprente di eventuali sostanze proibite. Ieri sera alla Scala serata d’onore, la chiusura olimpica il 22 febbraio all’Arena di Verona: l’Italia del belcanto vuole essere anche l’Italia dei bei Giochi. E un domani chissà che tutti gli sport non tornino a Roma…

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