18 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

12 Dic, 2025

Ucraina, Mattarella: «Insensata pace da chi vuole imporre condizioni»

Il Presidente della Repubblica alla cerimonia dello scambio degli auguri di fine anno con il corpo diplomatico: “Minacciare l’arma nucleare è un crimine contro l’umanità”. Il monito del capo dello Stato su guerra e nuovo ordine globale

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«Insensata una pace da chi vuole imporre condizioni». Un monito chiaro, limpido, quello del presidente della repubblica Sergio Mattarella a una cornice non casuale. Un momento solenne, in cui solitamente il presidente commenta la situazione internazionale o fornisce un indirizzo diplomatico a chi l’Italia la rappresenta ogni giorno servendo nelle sedi diplomatiche di tutto il mondo.

«Il controllo della corsa agli armamenti, in particolare di quelli di distruzione definitiva come le armi nucleari, aveva in passato prodotto risultati significativi. Oggi, nel contesto internazionale attuale, si impone invece la necessità di ribadire con forza che l’uso, o anche solo la concreta minaccia di introdurre nei conflitti armamenti nucleari, rappresenta un crimine contro l’umanità»

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Le assenze che pesano

L’evento aveva fin da subito le caratteristiche per simboleggiare l’attuale, difficile situazione europea: tra il pubblico invitato, dove da protocollo rientrano gli ambasciatori stranieri della capitale, non figuravano infatti l’ambasciatore russo e quello bielorusso. E’ la quarta esclusione consecutiva dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.

L’appello sull’Ucraina

Ed è proprio sull’Ucraina che Mattarella ha voluto rivolgere il suo più fermo appello. Spazzando via mesi di distinguo ed esitazioni, per riaffermare con forza l’ancoraggio europeo dell’Italia. «È il quarto Natale di guerra per il popolo ucraino. Si moltiplicano gli attacchi russi alle città e alle infrastrutture civili ed energetiche. Le vittime civili sono sempre più numerose», ha voluto iniziare così il capo dello Stato, lontando dalle grandi manovre internazionali che hanno tenuto banco sulle prime pagine dei giornali nelle ultime settimane dopo l’avvio dei colloqui diplomatici per la conclusione di una possibile pace in Ucraina. Per ricordare che la guerra non sono soltanto cifre e bandierine, ma bombe, vittime, freddo, fame, macerie.

La linea europea dell’Italia

«L’Europa e l’Italia restano saldamente al fianco dell’Ucraina e del suo popolo, con l’obiettivo di una pace equa, giusta e duratura, rispettosa del diritto internazionale, dell’indipendenza, della sovranità, dell’integrità territoriale, della sicurezza ucraine», ha chiarito il capo dello Stato. Una boccata d’aria per chi attendeva una posizione cristallina sul posizionamento internazionale italiano. Molti, forse troppi, i dubbi, le esitazioni, i mezzi passi avanti seguiti da altrettante retromarce che negli ultimi mesi hanno costellato la politice estera italiana.

Ambiguità politiche

Sempre pro-ucraina, sia chiaro, anche a fronte delle intemperanze di alcune forze di governo (a cominciare dalla Lega). Contro le quali la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno sempre tenuto il punto, senza sbavature. Peccato poi che venuto il momento – una appurato che l’Italia ribadisce il proprio convinto orientamento occidentale – di definire in cosa consista effettivamente questa presa di posizione Roma ha sempre glissato.

I limiti del sostegno italiano

L’Italia ha infatti ribadito di essere pronta a fornire garanzie di sicurezza, salvo poi prendere le distanze dai Volenterosi, la coalizione a guida europea che intende mantenere il proprio sostegno a Kiev. Roma partecipa ai suoi incontri a intermittenza: a volte sì, a volte no, a volte viene ragguagliata sulle sue attività con una telefonata successiva,… La sensazione resta che l’Italia mantenga dei contatti per spirito di servizio, ma non voglia effettivamente entrare in campo. Del resto, il governo – così come le forze di opposizione, va detto – è sempre stato chiaro: l’Italia non manderà soldati in Ucraina e il suo sostegno post-bellico, seppur garantito, dipenderà dalle condizioni di pace. L’Italia ha offerto il proprio sostegno al sequestro degli asset russi e al loro utilizzo per finanziare lo sforzo bellico e la ricostruzione in Ucraina. Successivamente però ha sminuito la cosa, iniziando ad accampare questioni tecniche.

Richiamo alle regole

Ma è proprio Mattarella a richiamare all’ordine, ricordando che perché le regole siano tali la loro funzione debba essere quella di tutelare i contraenti, specie chi si trovi nella condizione di vittima, e non di essere utilizzati come lacciuoli per rallentare e intorbidire il processo decisionale.

Diritto contro forza

«Sono la prevalenza del diritto, il rispetto delle regole che la comunità si è data, a scongiurare il conflitto, a favorire il superamento delle diseguaglianze», ha detto il capo dello Stato. Che non si limita a farne una questione di principio ma una linea netta che separi l’Occidente dai suoi avversari, da quando quattro anni fa «un protagonista della comunità internazionale, la Federazione Russa, ha sciaguratamente scelto di stravolgere questo percorso, ripristinando con la forza l’antistorica ricerca di zone di influenza, di conquista territoriale, di crudele prepotenza delle armi».

La pace non si impone

Il principio, insiste il presidente, «non può essere muovere guerra per fare la pace: è paradossale». Ecco perché «appare insensata la pace evocata da parte di chi, muovendo guerra, pretende in realtà di imporre le proprie condizioni». Così come è irricevibile, dice il capo dello Stato, il richiamo alle «armi di distruzione definitiva, come quelle nucleari», che secondo Mattarella costituirebbe già in sé un crimine contro l’umanità anche nella semplice minaccia di impiego.

Il falso nuovo ordine

Il capo dello Stato punta il dito contro chi auspica, da Oriente a Occidente, la nascita di un nuovo ordine globale fondato sulla violenza: se infatti i protagonisti «del vecchio ordine internazionale si propongono, con i loro comportamenti, di dar vita a un nuovo ordine basato su sopraffazione con ogni mezzo, violenza, guerra, conquista, competizione tra gli Stati per l’accaparramento, di risorse tentando cosi’ di perpetuare diseguaglianze tra i popoli, va respinta l’ipotesi che possono essere questi i valori intorno a cui costruire un nuovo ordine». Tradotto: si illude chi crede di poter avere stabilità condonando la brutalità, perché chi semina vento finirà per raccogliere tempesta. E nella tempesta, ancora una volta, Mattarella è l’unico faro a parlare chiaramente.

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