Dal Consiglio europeo emergono segnali di apertura sul taglio dell’energia in Europa e sulla revisione del meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità. Più difficile trovare un’intesa sugli Ets, mentre Giorgia Meloni punta a ottenere risultati concreti contro il caro energia e a contenere le pressioni sull’economia italiana.
I “nuvoloni” di Giorgetti sono diventate “nuvolette” e la temuta tempesta potrebbe al momento aver cambiato rotta. È un’intesa a metà quella che sembra uscire dal Consiglio europeo: si profila un taglio importante delle bollette per l’industria e per le famiglie; e il ritocco alla formazione del prezzo del gas, una sorta di price cap europeo. Meno chiaro il tema del costo dei carburanti e l’auspicata revisione degli Ets. Qualche certezza la avremo oggi leggendo le conclusioni del Consiglio europeo. A giorni sono attesi annunci specifici della commissaria all’Ambiente e vicepresidente della Commissione Teresa Ribera.
Giorgia Meloni ha la necessità di portare a casa qualcosa di concreto. Lo ha fatto intendere in questi giorni nei suoi interventi, da Assolombarda alle Comunicazioni al Parlamento alludendo al buon esito di una trattativa sul caro energia in corso da mesi, almeno da luglio. Sa che deve tenere buoni gli autotrasportatori che dal Sud minacciano di bloccare il Paese e uno scenario da Convoy-Trincea d’asfalto sarebbe un pessimo compagno di strada per la sessione di bilancio dell’ultima manovra prima della campagna elettorale.
La riunione dei capi di Stato e di governo in corso a Bruxelles offre sul dossier energia qualche luce e ancora troppe ombre. A ieri sera era ancora un rincorrersi di voci, a seconda se parli con la delegazione italiana che fa filtrare un «buon ottimismo», con delegazioni straniere o con qualche portavoce del Consiglio, entrambi cauti.
Bollette, flessibilità europea e aiuti di Stato
Quando si parla del dossier energia bisogna distinguere. Una parte riguarda come utilizzare i circa 14 miliardi (7 nel 2027, altri 7 nel 2028) di flessibilità concessi da Bruxelles con la Nec per tagliare le bollette, utilizzo autorizzato dalla Commissione solo per interventi strutturali (no taglio accise, ad esempio). C’è poi la richiesta di alcuni Paesi, Italia capofila, per chiedere alla Commissione «flessibilità aggiuntiva» per combattere l’inflazione. Diciamo subito che su questa parte del dossier non ci saranno risultati.
Le sole misure straordinarie con effetto “nel breve termine” sono gli aiuti di Stato su cui la Ue prorogherà il quadro temporaneo per l’energia. Il tema è stato approfondito ma per la Commissione «non esiste una soluzioné miracolosa né un’esenzione automatica». Si potrà tenere in conto della situazione specifica di ciascuno Stato membro: non ci potrà essere lo stesso approccio per un Paese che si trova vicino a una procedura per disavanzo eccessivo (ad esempio l’Italia) e per uno che, al contrario, registra un avanzo di bilancio. Per questi motivi il tema della flessibilità aggiuntiva non sarà inserito nelle conclusioni del vertice perché troppo specifico.
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Poi c’è la parte che riguarda come usare la flessibilità già concessa (i 14 miliardi nel biennio). Il governo ha proposto una «serie di azioni da fare» che avranno come ricaduta il taglio delle bollette o anche, il taglio del costo dei mezzi pubblici per gli studenti. Si tratta di una serie di “partite contabili” per cui il taglio della bolletta può avvenire con un anticipo all’utente – aziende, per lo più ma anche famiglie – coperto dallo Stato che avrà in cambio da quello stesso utente energia green in un arco di tempo lungo, dieci o anche venti anni. In questo modo si garantisce la transizione energetica con interventi strutturali. Su questa parte c’è «molto ottimismo» da parte della delegazione italiana.
Prezzo dell’elettricità, l’Europa valuta un nuovo meccanismo
Sul tavolo anche il tema del pricing dell’elettricità, ovvero come mettere mano al meccanismo della formazione del prezzo dell’elettricità che nell’Unione è basato sul “prezzo marginale”, cioè sul prezzo della fonte più costosa (il prezzo finale viene fissato dall’ultima centrale necessaria a coprire la domanda) che è spesso il gas. È un problema antico che incrocia il famoso “disaccoppiamento” tra gas ed energie rinnovabili che costano meno ma alla fine costano tanto quanto il gas.
La Commissione avrebbe «ammesso che c’è un problema» – alla buon’ora sarebbe da dire – e che la questione «deve essere approfondita». Se non ora, quando? Si tratta di un problema irrisolto e ci aveva già provato, senza successo, Draghi ai tempi del primo shock energetico nel ’22. Il tema è che è «difficile capire come cambiarlo». Lo ha fatto anni fa – nel ’22 – la Spagna che ha molte rinnovabili oltre al nucleare. Il tema è entrato nell’ordine del giorno e anche questo è un passo importante. «Sarà una forma di pricing che ci consentirà di intervenire, come Stato, ogni volta che il valore del gas supererà, ad esempio, i 60 euro» spiega una fonte dell’esecutivo italiano. A marzo era intorno ai 30 euro. Dopo Hormuz viaggia intorno agli 80. Fermarlo a 60 sarebbe già molto.
Poi c’è il tema degli Ets (Emission trade system), il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2. «In Europa – le parole di Meloni – un’impresa che inquina deve comprare un permesso per ogni tonnellata di CO2 che emette. È un sistema che va corretto perché quando il prezzo degli Ets sale, sale anche il costo di produzione per acciaierie, cartiere, cementifici, settore della ceramica. Tutto questo aumenta il prezzo di ciò che acquistiamo». Ma è anche la garanzia per la transizione ambientale. La premier italiana ha chiesto la revisione per il 2028. Su questo punto c’è stata la doccia più gelida di giornata.
Da un lato Italia, Grecia e i quattro Paesi del gruppo di Visegrad che puntano ad ammorbidire il sistema degli Ets. All’ora di pranzo sembrava che questo passaggio fosse inserito nella bozza finale che sarà presentata oggi. Ma a metà pomeriggio, appunto, è arrivata la doccia fredda, anzi ghiacciata. I Paesi del nord Europa infatti non vogliono alcun passo indietro sul mercato europeo degli Ets. Gli sherpa sono al lavoro. Si chiama wording delle conclusioni, ovvero la scelta delle parole giuste per dirlo senza scontentare nessuno.
































