25 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

25 Apr, 2026

Iran, niente negoziati: Trump richiama Kushner e Witkoff. Gravi danni alle basi Usa

Islamabad

Saltano i colloqui tra Iran e Stati Uniti in Pakistan e Trump richiama Kushner e Witkoff. Intanto emergono nuovi dettagli sui danni alle basi americane


Niente di fatto. In Pakistan non si è tenuto alcun round di colloqui tra Iran e Stati Uniti. Dopo l’incontro tra funzionari di Islamabad e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, quest’ultimo ha lasciato il Paese in direzione Oman. Qui sono in programma altri colloqui con i vertici di Muscat, prima di partire alla volta di Mosca.

Nessun incontro con i negoziatori americani. Come d’altra parte già aveva riferito venerdì notte dal portavoce iraniano Esmail Baghaei: «Non è previsto alcun incontro tra l’Iran e gli Stati Uniti. Le osservazioni dell’Iran saranno trasmesse al Pakistan».

Trump ha cancellato il viaggio dei negoziatori americani in Pakistan. «Ho detto a Jared Kushner e a Steve Witkoff che non faranno il viaggio di 18 ore per Islamabad, non andranno là per parlare del nulla».

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

La linea di Teheran e il ruolo del Pakistan

Teheran continua quindi a rifiutare incontri diretti finché Washington mantiene il suo blocco navale. Il ministro Araghchi ha incontrato gli alti vertici del governo pakistano. A cominciare dal Feldmaresciallo (e de facto leader del Paese) Asim Munir, con il quale si era già visto venerdì sera al suo arrivo. Araghchi ha incontrato nuovamente Munir insieme al ministro dell’Interno pakistano Mohsin Naqvi.

Nel corso delle riunioni, Araghchi ha consegnato ai funzionari di Islamabad la lista delle condizioni iraniane per porre fine alla guerra. Il tutto nella formula dell’intermediazione indiretta che Teheran ha imposto come unica cornice accettabile per questo secondo round di contatti. La situazione rimane infatti fluida e contraddittoria. La Casa Bianca aveva inizialmente confermato che gli inviati speciali Witkoff e Kushner si sarebbero recati a Islamabad per partecipare a un nuovo round di colloqui. L’obiettivo, secondo la portavoce Karoline Leavitt, era di «avanzare verso un accordo».

Tuttavia, come poi ribadito, l’Iran ha escluso qualsiasi contatto diretto. Siamo a un punto morto, con gli americani che chiedono un avanzamento concreto. Gli iraniani che trasmettono “osservazioni” tramite Islamabad. E il Pakistan che fa la spola tra le due delegazioni senza che ci sia un tavolo comune.

Libano, tregua fragile e ipotesi vertice

Sul fronte libanese, la situazione rimane invariata. Un cessate il fuoco che, esteso di tre settimane, vede Israele attaccare occasionalmente obiettivi di Hezbollah, mentre i miliziani sciiti rispondere colpo su colpo ad ogni violazione. Sul fronte diplomatico, invece, tiene banco l’ipotesi di un incontro diretto tra i leader dei due Paesi. Trump ha fatto capire che nelle prossime due-tre settimane potrebbe convocare alla Casa Bianca il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun. Sottolineando che i due «sono grandi persone».

Secondo alcuni media israeliani, l’incontro potrebbe avvenire entro metà maggio, ma rimane strettamente condizionato alla tenuta della tregua. I funzionari libanesi hanno già fatto sapere che un incontro trilaterale appare improbabile finché Israele occupa circa il 6% del territorio libanese e continua a condurre operazioni militari nonostante il cessate il fuoco.

Le rivelazioni sui danni alle basi Usa

Tornando al Golfo Persico, uno scoop dell’emittente americana NBC News ha annunciato che le basi militari statunitensi e le relative attrezzature nella regione hanno subito danni molto più estesi di quanto ammesso pubblicamente, con costi di riparazione attesi nell’ordine di miliardi di dollari.

Citando tre funzionari americani, due assistenti del Congresso e un’altra persona a conoscenza della situazione, Nbc afferma che gli attacchi iraniani hanno colpito magazzini, quartieri generali, hangar per aeromobili, infrastrutture di comunicazione satellitare, piste di atterraggio, sistemi radar ad alta tecnologia e decine di velivoli. Una rivelazione che contraddice frontalmente la narrativa dell’amministrazione Trump, che minimizzato i danni.

La minaccia finale di Teheran

A chiudere idealmente il cerchio arrivano infine le parole del Quartier Generale Khatam al-Anbiya, il principale comando delle forze armate iraniane. Se gli Stati Uniti continueranno il blocco navale dei porti iraniani, dovranno «affrontare la risposta delle potenti forze armate iraniane», ha avvertito il comando in un messaggio ripreso dall’agenzia Tasnim. L’Iran, ha aggiunto, possiede «maggiore autorità e prontezza di prima nel difendere la propria sovranità, il proprio territorio e i propri interessi nazionali».

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