L’aviazione israeliana ha colpito duramente la leadership politica di Hamas all’estero, in un’operazione che rischia di aprire una nuova fase del conflitto in Medio Oriente. Secondo un comunicato congiunto diffuso da IDF e Shin Bet, il raid – denominato ufficialmente «Atzeret HaDin», tradotto come Giorno del Giudizio – ha preso di mira i vertici del movimento islamista riuniti a Doha, capitale del Qatar. L’esito dell’operazione, al momento, resta ancora incerto e non è noto quanti dei leader presenti siano stati uccisi.
«I membri della leadership colpiti hanno guidato per anni le attività terroristiche dell’organizzazione e sono direttamente responsabili del massacro del 7 ottobre e della guerra in corso contro lo Stato di Israele», si legge nella nota israeliana. Tra i presenti uno dei leader politici di Hamas, Khalil al-Hayya (capo negoziatore e già vice di Yahya Sinwar), e altri importanti membri dell’organizzazione come Zaher Jabarin, Khaled Mashaal e Nizar Awdallah. Lo riferisce la Tv saudita al Arabiya. Il Qatar ha definito «codardo» l’attacco . «E’ una flagrante violazione di ogni diritto internazionale», si legge nel comunicato governativo diffuso dalla tv al Jazeera.
LEGGI: Madrid contro Israele, Netanyahu accetta la tregua di Trump
Le forze israeliane hanno sottolineato di aver adottato misure preventive per limitare i danni collaterali, utilizzando munizioni di precisione e dati d’intelligence aggiornati in tempo reale. Il nome scelto per il raid richiama la festività ebraica di Shemini Atzeret, proprio il giorno durante il quale, il 7 ottobre 2023, Hamas lanciò l’attacco contro il sud di Israele, provocando oltre mille morti e dando inizio al conflitto. Allo stesso tempo, il richiamo simbolico si intreccia con l’approssimarsi delle festività ebraiche d’autunno, accentuando la portata politico-religiosa del messaggio.
Un aspetto decisivo riguarda il ruolo degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da Channel 12 e confermato da fonti israeliane, il presidente Donald Trump avrebbe dato il via libera all’operazione, consentendo a Gerusalemme di colpire un obiettivo estremamente sensibile nel cuore di Doha. Una scelta che segna un salto di qualità nelle relazioni bilaterali, ma che rischia di incrinare i rapporti con il Qatar, tradizionale interlocutore nella mediazione con Hamas. Insieme all’Egitto, infatti, Doha rappresenta uno dei pochi canali rimasti aperti fra lo Stato ebraico e l’organizzazione islamista, e il raid potrebbe compromettere mesi di sforzi diplomatici e indebolire il ruolo del Paese come mediatore credibile nei negoziati per un cessate il fuoco.
La gravità della situazione è emersa chiaramente anche a Gerusalemme. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, impegnato in un’udienza giudiziaria a porte chiuse, ha abbandonato i lavori per una lunga sospensione definita necessaria a causa di «un’eccezionale questione di sicurezza». Secondo il canale pubblico Kan, il premier ha avuto un lungo colloquio con il suo segretario militare, il generale Roman Gofman, nelle stesse ore in cui il raid veniva eseguito.
LEGGI: Israele, Corte Suprema condanna lo Stato: «Affamati volontariamente i prigionieri»
Fra i leader di Hamas presenti alla riunione e, forse uccisi, a Doha c’era anche Khaled Mashaal, figura storica del movimento e già obiettivo di un tentato assassinio israeliano ad Amman nel 1997. La notizia, ancora non confermata ufficialmente, è stata rilanciata dai media israeliani, che parlano di una serie di esplosioni nella capitale qatarina attribuite a ordigni israeliani. Con la maggior parte della leadership militare del movimento già eliminata nella Striscia di Gaza durante la guerra, i vertici politici all’estero erano rimasti finora quasi intatti. Il raid su Doha segna quindi un cambio di passo radicale e lascia aperti interrogativi profondi sul futuro del conflitto e sulle prospettive di dialogo.


















