8 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Apr, 2026

Teodori: «Trump è poco lucido, preoccupa la svolta integralista»

Massimo Teodori

Lo storico Massimo Teodori affronta con l’Altravoce il tema della deriva integralista sempre più incontrollabile di Trump e degli strumenti della democrazia americana per difendere se stessa


Tanti cominciano a dubitare dello stato mentale di Donald Trump. E a pensare che la sua invalidità sia la causa di questa guerra controproducente e del crescente caos globale. «Quella di uno stato demenziale ormai avanzato è l’ipotesi che fanno pure i giornali americani più seri e prudenti come il New York Times e il Washington Post.

Chi appoggia il presidente, invece, sostiene che la sua è una tattica – che gli riesce sempre bene – per confondere gli avversari», spiega Massimo Teodori, per quasi tre decenni professore ordinario di Storia e istituzioni degli Stati Uniti nell’università di Perugia, nonché autore di diversi volumi di storia americana.

«A mio avviso – continua – entrambe le ipotesi contengono una parte di verità: da un lato, Trump accentua la dimensione di “follia” perché nella sua condizione mentale è sempre più difficile avere il pieno controllo di quel che dice; dall’altro, accentua volutamente i discorsi inaffidabili per confondere i suoi avversari».

Quali strumenti ha l’America per difendersi da questa deriva?

«Solo uno: l’adozione del 25° emendamento approvato nel 1967. La norma prevede che se il vicepresidente e una maggioranza dei titolari dei dicasteri ritengono che il presidente non sia più in grado di governare lo comunicano allo speaker della camera e al presidente del senato e, a quel punto, subentra il vice.

Non è mai accaduto che la cerchia stretta del presidente abbia preso una iniziativa simile. Certo, si tratta di una prima volta, ma difficilmente i suoi sostenitori dichiareranno per iscritto un’invalidità del presidente che metterebbe in discussione la loro stessa legittimità».

Eppure molti suoi ex paladini cominciano a considerarlo “pazzo”. Le ricadute politiche sembrano inevitabili.

«Ci saranno effetti, ma se le elezioni di midterm andranno come prevedono i sondaggi e molti candidati repubblicani saranno bocciati anche nei collegi storicamente Gop e la camera dei rappresentanti passerà in mano ai democratici. A quel punto potrebbe partire alla camera l’impeachment sulla base di gravi reati, ma non si concluderà perché al senato servirebbero due terzi dei membri: una cosa improbabile».

Nel momento in cui parliamo siamo in attesa della scadenza dell’ultimatum all’Iran.

«Non credo che Trump possa mettere in atto la “cancellazione di una civiltà” fino a riportarla “all’età della pietra”. Gli alti comandi militari non sono pronti a seguirlo su questa strada folle perché ne comprendono le conseguenze catastrofiche. Trump cercherà di uscire dall’impasse il più rapidamente possibile, esibendo dei fatti che possano essere venduti come una vittoria».

Nel frattempo, però, sconvolge l’uso di un linguaggio apocalittico e di diffusi riferimenti alla religione cristiana a fini bellici. 

«Linguaggi e modi mostrati nell’ultimo periodo sono ispirati a un integralismo evangelico del tutto nuovo. C’è una tendenza del mondo evangelico più estremista a presentare quello che fa l’America di Trump come qualcosa che è dettato da Dio. La costola integralista dell’evangelismo, tra l’altro, rivendica, come gli ebrei fondamentalisti, il diritto divino di Israele di prendersi tutto il territorio della Palestina e dintorni».

C’è una parentela con i neocon che sostenevano George W. Bush?

«No, è tutt’altra cosa. I neocon agivano con l’obiettivo di esportare la democrazia: era il vecchio atteggiamento del mondo bianco rispetto al Terzo Mondo. Oggi siamo di fronte a un messaggio ispirato direttamente da dio che non ha nulla a che fare con l’allargamento della democrazia: infatti, gli eredi di Bush e dei neocon sono contrari a Donald Trump».

Intanto, i consensi per il presidente sono in picchiata: tenterà di manipolare le elezioni di midterm?

«I tentativi sono già in atto. Trump sta cercando di far ridisegnare i collegi elettorali a vantaggio dei repubblicani. E poi vuole modificare l’elettorato attivo limitando il voto degli immigrati passati e presenti».

Come può farlo?

«Le norme elettorali non competono alla federazione ma ai singoli stati: la materia elettorale è una loro prerogativa costituzionale. Tramite un disegno di legge e il coinvolgimento della Corte suprema, Trump vorrebbe sottrarre la materia elettorale agli stati per impedire il voto agli immigrati che non hanno ricevuto la cittadinanza federale statunitense.

LEGGI Trump: «Un’intera civiltà morirà stanotte». Teheran: sospesa ogni comunicazione con Usa

Ma la maggior parte dei milioni di immigrati negli Usa – soprattutto quelli che vengono dal sud, per esempio in Texas e nella California – non hanno una identità federale: godono solo di una registrazione a livello statale grazie alla quale hanno potuto votare fino ad oggi. Trump vuole cambiare queste disposizioni.

Sa che la maggior parte degli immigrati hanno già votato per il partito democratico e a maggior ragione vorranno farlo nonostante questo tentativo di cambiare le regole. Ma questa riforma sarebbe una gravissima alterazione della base elettorale».

Trump potrebbe arrivare a sospendere le elezioni?

«La sospensione è improponibile: la costituzione americana la impedisce. E se ciò avvenisse assisteremmo a una rivolta sia del popolo americano sia degli stati che si vedrebbero defraudati della sostanza stessa delle loro prerogative costituzionali».

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