La chiusura dello Stretto di Hormuz innesca una crisi energetica che colpisce il trasporto aereo in Europa. Arrivano le prime misure di razionamento negli aeroporti italiani
In Europa tira aria di razionamento, dopo che il blocco di Hormuz provocato dall’attacco israelo-statunitense contro l’Iran dello scorso 28 febbraio ha innescato una crisi energetica internazionale. Negli aeroporti di Milano-Linate, Venezia, Treviso e Bologna è stata segnalata ieri per la prima volta una “disponibilità ridotta” o “limitata” di carburante avio. Tale da costringere le strutture aeroportuali a operare un parziale razionamento delle scorte. La priorità verrà data ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore alle 3 ore. Per tutti gli altri ci sarà una distribuzione contingentata, almeno fino almeno fino al 9 aprile.
Carburante contingentato negli aeroporti
Data non casuale: quel giorno infatti è atteso l’ultimo carico di cherosene proveniente dal Golfo e diretto alle pompe del Vecchio Continente. Dopodiché, chissà. L’Europa importa circa metà del proprio cherosene dal Medio Oriente e lo spettro della penuria rischia di travolgere il compartimento del trasporto aereo, con ricadute inevitabili sul turismo e sulla libertà di movimento. Il sistema aeroportuale entra così in una fase di forte pressione, mentre le scorte vengono gestite con sempre maggiore cautela.
«Non prevediamo carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione è in evoluzione. Al momento i nostri fornitori di carburante possono garantire le forniture fino a metà/fine maggio», ha cercato di rassicurare la nota compagnia aerea low cost Ryanair. «Se la guerra in Iran dovesse concludersi presto, l’approvvigionamento non verrà interrotto. Se invece la chiusura dello stretto di Hormuz dovesse protrarsi fino a maggio o giugno, non escludiamo rischi per le forniture di carburante negli aeroporti europei», ha però aggiunto. Uno scenario incerto, che lascia aperti margini di preoccupazione.
Il rischio di una crisi economica più ampia
Che il caro energia possa tradursi in una rovina economica e sociale per buona parte del continente europeo ormai più che un timore è un allarme crescente. Il rischio che presto anche l’Europa sia costretta a seguire l’esempio di molti Paesi dell’Asia e decretare la sospensione di molti servizi pubblici. Oltre che il razionamento dell’uso privato di carburante ed energia per non dilapidare le scorte nazionali. Una prospettiva che richiama scenari emergenziali, con impatti diretti sulla vita quotidiana.
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Anche per questo ieri i ministri dell’Economia di Italia, Germania e Spagna, a cui si sono aggiunti i colleghi austriaco e portoghese, hanno inviato una lettera congiunta al Commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra chiedendo urgentemente l’introduzione di «misure per tassare gli extraprofitti delle società energetiche» allo scopo di inviare un «segnale per i cittadini dei nostri Stati membri e per l’economia in generale, dimostrando che siamo uniti e in grado di agire». Misure straordinarie, insomma, come al tempo del Covid, sperando che stavolta non sia troppo tardi.


















