Israele colpisce Hezbollah in Libano nel terzo giorno di guerra con l’Iran: almeno 31 morti e oltre 140 feriti. Ordini di evacuazione nel sud del Paese, Beirut sotto le bombe, migliaia di civili in fuga mentre il conflitto si estende in tutta la regione
Iran, terzo giorno di guerra e il conflitto si allarga, trascinando Libano, Israele e l’intera regione in una spirale di raid, missili e rappresaglie.
Israele ha iniziato a colpire obiettivi di Hezbollah in Libano nelle prime ore di lunedì, rompendo una tregua fragile che durava da circa un anno e aprendo un nuovo fronte mentre Stati Uniti e Stato ebraico intensificano i bombardamenti contro Teheran.
Raid israeliani in Libano e risposta di Hezbollah
L’esercito israeliano afferma di aver reagito ad attacchi con razzi e droni lanciati da Hezbollah verso il nord di Israele. Il movimento sciita, sostenuto dall’Iran, ha rivendicato l’azione parlando di “rappresaglia per il sangue innocente di Ali Khamenei”. Secondo il ministero della Salute libanese, nella notte i raid avrebbero causato almeno 31 morti e 149 feriti, mentre almeno dieci persone sono rimaste uccise nei bombardamenti su Beirut.
Migliaia di civili sono fuggiti da Beirut e dal sud del Libano dopo gli ordini di evacuazione emessi dall’Idf per decine di villaggi. Autostrade intasate, code ai distributori di benzina, interi quartieri avvolti dalle fiamme: il rischio di un’invasione di terra non viene escluso da fonti della sicurezza israeliana.

Oltre duemila obiettivi colpiti in Iran
Another video shows an F-15 fighter jet crashing west of Al Jahra, Kuwait; the cause, whether a malfunction or shoot-down, remains unclear. Both pilots appear to have ejected and survived, according to Christiaan Triebert of The New York Times. https://t.co/j0nVDqNh4f pic.twitter.com/kJ3AWZ8L65
— Open Source Intel (@Osint613) March 2, 2026
Here is verified footage of the fire at Saudi Aramco's Ras Tanura refining facility following an apparent drone strike. Semafor reports that it's under control. https://t.co/joQqY5dSod pic.twitter.com/fy6L1G83s1
— Open Source Intel (@Osint613) March 2, 2026
Nel secondo giorno di bombardamenti massicci sull’Iran, Stati Uniti e Israele dichiarano di aver colpito più di 2.000 obiettivi. L’Idf parla di 1.200 bombe sganciate su lanciamissili, sistemi di difesa aerea, centri di comando e sedi governative a Teheran. Washington riferisce di aver distrutto strutture “rafforzate” del programma balistico iraniano e di aver affondato almeno una nave da guerra, colpendo anche il quartier generale dei Pasdaran.
L’Iran ha risposto lanciando centinaia di missili e droni contro Israele e contro Paesi del Golfo che ospitano basi americane. Esplosioni sono state avvertite a Gerusalemme, Dubai, Abu Dhabi e Doha. Un morto viene segnalato in Bahrein, mentre colonne di fumo si sono alzate dall’area dell’ambasciata Usa a Kuwait City.
Le prime vittime Usa e le tre scelte di Trump
Tre soldati statunitensi sono rimasti uccisi in Kuwait, i primi americani a morire nel conflitto con l’Iran. Altri militari hanno riportato ferite lievi. Il presidente Donald Trump ha espresso cordoglio e ha avvertito che “probabilmente ci saranno altre vittime prima che finisca”. In un’intervista al New York Times ha parlato di un’offensiva destinata a durare “quattro o cinque settimane”, senza chiarire come dovrebbe avvenire il trasferimento di potere a Teheran.
Trump sostiene che 48 leader iraniani siano stati uccisi “in un colpo solo” e afferma di avere “tre ottime scelte” per la futura guida dell’Iran. Tuttavia il capo della sicurezza nazionale iraniana, Ali Larijani, ha smentito qualsiasi trattativa: l’Iran “non negozierà” con gli Stati Uniti.
Caos a Teheran e successione alla Guida Suprema
Dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei in un’operazione congiunta Usa Israele, a Teheran si parla di un comitato ad interim che guiderà il Paese fino alla scelta della nuova Guida Suprema. La nomina potrebbe arrivare “in uno o due giorni”, mentre per le strade si moltiplicano voci e speranze di un cambio di regime. Le forze armate iraniane hanno inviato sms ai cittadini avvertendo che ogni protesta sarà repressa con “il pugno di ferro” dei Pasdaran.
Resta il giallo sulla sorte dell’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, prima dato per morto e poi smentito.
Il fronte energetico e il rischio globale
I combattimenti hanno paralizzato il traffico nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa un quinto del petrolio mondiale. Video mostrano una petroliera in fiamme al largo dell’Oman, mentre compagnie di navigazione sospendono le rotte nel Golfo e nel Mar Rosso.
In Israele almeno otto persone sono morte nell’impatto di un missile su un palazzo nel centro del Paese. In Iran, secondo media statali, decine di bambini sarebbero rimasti uccisi in un attacco contro una scuola femminile vicino a una base navale nel sud.
Nel terzo giorno di guerra tra Iran e Israele, con gli Stati Uniti direttamente coinvolti, il conflitto appare senza un chiaro punto di uscita. Le diplomazie restano paralizzate, i missili continuano a volare e l’intero Medio Oriente. Non è detto che Regime finirà di essere, di certo il Medio Oriente, non sarà più stesso.



















