Un’inchiesta del Telegraph rivela acquisti immobiliari riconducibili a Mosca nei pressi di basi militari e infrastrutture critiche europee: una rete di possibili “cavalli di Troia” inserita nella strategia russa di guerra ibrida sotto la soglia Nato
Case, baite e magazzini acquistati dai servizi russi in prossimità di basi militari e poli strategici europei. È uno scenario inquietante quello che emerge da un’inchiesta del Telegraph che, sulla base di informazioni fornite dall’intelligence europea, riporta movimenti finanziari sospetti negli ultimi anni riconducibili all’acquisto di immobili nei pressi di basi militari, porti strategici e infrastrutture critiche in almeno dieci Paesi europei. L’obiettivo sarebbe la creazione di una rete di “cavalli di Troia” pronti all’uso in caso di escalation o conflitto.
Guerra ibrida? Certo, ma a un altro livello di penetrazione, modalità e presenza. Le proprietà finite sotto osservazione comprendono cottage in Scandinavia, terreni lungo rotte marittime sensibili, depositi vicini ad aeroporti militari, edifici a ridosso di basi navali e persino isole attrezzate con moli e piste di atterraggio leggere. In alcuni casi – riferiscono ex funzionari europei – potrebbero già essere stati stoccati droni, sistemi di comunicazione, materiale esplosivo. O potrebbero operare agenti sotto copertura.
Sabotaggi e tensione crescente
La questione si inserisce in un clima di tensione crescente nato dopo l’invasione di quattro anni fa in Ucraina. Come riportato da vari think tank europei – tra cui l’International Institute for Strategic Studies (IISS) – gli episodi di sabotaggio e interferenza attribuiti a Mosca in Europa sono aumentati in modo significativo negli ultimi due anni. Incendi sospetti, danneggiamenti a infrastrutture ferroviarie, interferenze su reti energetiche.
Nel 2024, in Germania e in Lituania, sono stati registrati attacchi incendiari contro depositi logistici collegati alla filiera di aiuti all’Ucraina; in tutto il Baltico si sono verificati danneggiamenti a cavi sottomarini e ripetute interferenze ai segnali GPS che hanno coinvolto il traffico aereo civile. Sempre i centri studi evidenziano come questi eventi siano ascrivibili a test: prove tecniche per misurare tempi di risposta, coordinamento e vulnerabilità dei sistemi europei.
Il precedente finlandese
Il caso più noto e analogo in materia di immobili resta quello finlandese. La società Airiston Helmi, legata a interessi russi, aveva acquistato 17 proprietà in posizioni strategiche lungo l’arcipelago sudoccidentale del Paese. Durante le perquisizioni del 2018, le autorità trovarono moli rinforzati, sistemi di videosorveglianza, un eliporto, apparecchiature di comunicazione sofisticate. Helsinki reagì vietando ai cittadini russi e bielorussi l’acquisto di immobili. I Paesi baltici si accodarono.
Tuttavia, secondo il Telegraph, in diversi Stati europei – incluso il Regno Unito – esistono vuoti normativi che consentono a investitori collegati a Mosca di acquisire beni in aree sensibili senza dare troppo nell’occhio. Le segnalazioni riguardano proprietà vicino alle basi norvegesi dei jet F-35, installazioni navali svedesi, importanti siti britannici e vari asset nel Mediterraneo (Grecia e Italia). Anche la Chiesa non è immune: segnalazioni di sedi ortodosse russe in prossimità di infrastrutture critiche.
Restare sotto la soglia Nato
Una strategia furba quella di Mosca: restare sotto la soglia dell’Articolo 5 della Nato. Sabotare trasporti, energia, comunicazioni senza rivendicare, negando ogni coinvolgimento. Alimentare l’ambiguità. Una pressione costante e pervasiva ma non sufficiente ad attivare una risposta bellica decisa. In questo contesto, la costellazione di avamposti civili sotto controllo indiretto russo diventa, in uno scenario di crisi, un nodo operativo.
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La palla ora all’Europa: come si stringono le maglie senza cadere nella paranoia? Come rendere sicure in autonomia certe tipologie di infrastrutture? Domande a cui, per ora, non si ha risposta, mentre la presenza russa si intensifica e diventa più difficile da disinnescare.



















