Nel Regno Unito il premier Starmer affronta la sua fase più difficile, stretto tra scandali legati al caso Epstein e calo nei sondaggi
Sono forse i giorni più duri per Keir Starmer, assediato a Downing Street dal suo stesso partito e costretto a confrontarsi con una situazione politica sempre più difficile. L’ex procuratore, eletto primo ministro nel luglio 2024 con la più grande maggioranza parlamentare dal dopoguerra a oggi, appare così in difficoltà da non lasciare molti dubbi alla stampa britannica: il premier inglese non vedrà il suo secondo anniversario in carica. Il leader britannico è nell’occhio del ciclone per la nomina di Sir Peter Mandelson, ex spin doctor di Tony Blair, ex commissario europeo, grande vecchio del Partito Laburista e membro della Camera dei Lords, come ambasciatore britannico negli Stati Uniti.
Lo scandalo Mandelson e l’ombra di Epstein
Lo scandalo è partito dopo che il nome di Mandelson è ripetutamente apparso nelle mail recentemente pubblicate di Jeffrey Epstein. Che il politico inglese frequentasse Epstein anche dopo le prime accuse a suo carico era noto da tempo. Dopo la morte del milionario Mandelson aveva però negato di essere intimo con l’imprenditore e di conoscere le attività sessuali che si svolgevano sulla sua isola caraibica.
La pubblicazione della corrispondenza privata tra i due, comprese foto di Mandelson in biancheria intima nella villa privata di Epstein ai Caraibi, ha smascherato l’ex commissario europeo costringendolo alle dimissioni dal Partito Laburista e dalla Camera dei Lords.
Starmer sotto accusa nel suo stesso partito
Starmer si è difeso scaricando il suo ex ambasciatore e scusandosi con le vittime, ma ormai il danno era fatto. Molti deputati laburisti hanno chiamato in causa direttamente la capacità di giudizio del premier, paventando per lui una mozione di sfiducia interna. Al di là del caso in questione infatti, sono in molti nel Labour a credere che l’uomo che solo un anno e mezzo fa li ha portati alla vittoria debba farsi da parte. I sondaggi impietosi, in cui i laburisti sono scivolati addirittura al terzo posto, e la pesante impopolarità del premier costituiscono la principale ragione del dissenso interno.
Crisi di consenso e declino britannico
Nonostante la svolta a destra su temi come sicurezza e immigrazione infatti, il governo a guida laburista sembra incapace di invertire la percezione che la Gran Bretagna stia scivolando in una spirale di declino economico, politico, sociale e demografico. Tensioni sempre più forte tra le grandi città abitante in maggioranza da immigrati di prima o seconda generazione e le regioni extra-urbane. Politiche economiche di austerità motivate dalla chiusura del settore industriale, dal cambiamento tecnologico e dalle nuove esigenze militari. Declino dei servizi pubblici… La perdita di fiducia dei britannici nei confronti del proprio Paese e del proprio futuro ha raggiunto record negativi mai visti prima. Trascinando con sé anche lo storico bipartitismo moderato britannico, ormai insidiato apertamente dal populista Nigel Farage.
Suppletive ed elezioni locali: il possibile punto di rottura
Il voto delle suppletive il prossimo 26 febbraio e soprattutto le elezioni regionali e locali previste per il 7 maggio, che rinnoveranno tra gli altri i parlamenti locali di Scozia e Galles, rappresentano un probabile spartiacque. Un risultato negativo, previsto dai sondaggi, potrebbe innescare la caduta di Starmer.
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Se anche il primo ministro dovesse sopravvivere, la sua guida ne uscirebbe fortemente indebolita. E con la prospettiva di altri tre anni di logoramento dovuto a un’estenuante guerriglia interna e alla pressione sempre crescente di Farage. Ma un procuratore esperto come Starmer sa bene che l’ultima parola spetta sempre alla giuria.



















