Bill e Hillary Clinton accettano di testimoniare davanti al Congresso nell’inchiesta Epstein. La svolta evita il voto per oltraggio. Hanno accettato tutte le condizioni imposte, compresa l’assenza di limiti di tempo e di domande
Dopo mesi di resistenza, Bill Clinton e Hillary Clinton hanno accettato di testimoniare davanti alla Commissione Oversight della Camera nell’ambito dell’inchiesta sul finanziere Jeffrey Epstein. La svolta arriva a pochi giorni dal voto con cui il Congresso statunitense era pronto a dichiararli in oltraggio alla Corte. Passaggio preliminare a un possibile deferimento al Dipartimento di Giustizia.
Per mesi gli avvocati dei Clinton avevano definito le convocazioni del presidente repubblicano della Commissione, il deputato James Comer, invalide e giuridicamente non vincolanti, accusandolo di usare l’inchiesta come strumento politico. La linea dura è però cambiata quando anche alcuni deputati democratici hanno votato insieme ai repubblicani per l’ipotesi di oltraggio al Congresso.
Deposizioni senza limiti di tempo
In una email inviata lunedì sera a Comer, i legali dei Clinton hanno comunicato la disponibilità dei loro assistiti a presentarsi per deposizioni in date da concordare, chiedendo in cambio di fermare il voto sull’oltraggio. Dopo il rifiuto di ogni proposta intermedia da parte della Commissione, Bill e Hillary Clinton hanno accettato tutte le condizioni imposte, compresa l’assenza di limiti di tempo e di perimetro tematico per le domande. Risponderanno a tutto.
Un precedente (quasi) senza precedenti
La testimonianza di Bill Clinton è quasi senza precedenti: come riporta il New York Times, nessun ex presidente ha deposto davanti al Congresso dal 1983, quando Gerald Ford intervenne su questioni istituzionali. Trump, convocato nel 2022 dalla commissione sul 6 gennaio, aveva invece fatto ricorso in tribunale, ottenendo il ritiro della citazione.

Il cuore politico dell’inchiesta
La mossa di Comer è stata letta come un tentativo di spostare l’attenzione dell’inchiesta dai legami tra Epstein e Donald Trump verso figure di primo piano del Partito democratico. Bill Clinton ha ammesso di aver conosciuto Epstein e di aver viaggiato quattro volte sul suo jet tra il 2002 e il 2003, ma ha sempre negato di aver visitato la sua isola privata e sostiene di aver interrotto ogni rapporto oltre vent’anni fa. Hillary Clinton ha dichiarato di non aver mai incontrato né parlato con Epstein.
Divisioni tra i democratici
La vicenda ha messo in luce profonde fratture anche tra i democratici. Alcuni membri della Commissione hanno definito ingiustificata l’inclusione di Hillary Clinton nell’inchiesta, altri hanno scelto di non apparire come difensori di figure associate, anche solo indirettamente, al caso Epstein. Nove deputati democratici hanno votato a favore dell’oltraggio a Bill Clinton e tre a quello contro Hillary Clinton.
La resa dopo la sfida
Solo poche settimane fa i Clinton avevano promesso di combattere quella che definivano un’operazione politica mirata a colpirli. La decisione di collaborare pienamente segna una netta inversione di rotta e chiude, almeno per ora, uno scontro istituzionale che rischiava di trasformarsi in una crisi giudiziaria senza precedenti per una coppia che da decenni è al centro della vita politica americana.





















