10 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

4 Gen, 2026

La bandiera, simbolo dell’identità nazionale

Da emblema del potere dei singoli, questo oggetto si è progressivamente trasformato nella sintesi della storia e delle aspirazioni dei popoli. E ancora oggi svolge un ruolo determinante nella vita delle varie comunità


Qual è quell’eloquente oggetto a colori che parla di sé anche quando è bianco? Vale la pena rifletterci anche solo qualche secondo di più per capire che la risposta è la bandiera.

La voce dei popoli

Stati del mondo, identità politiche, geografiche e perfino sportive: oggi la bandiera rappresenta tutto, è la voce dei popoli nel resto del mondo. Considerata uno dei simboli più forti dell’identità nazionale, non nasce però con l’intento di essere tutto questo. La sua storia è lunga e complessa e attraversa secoli di trasformazioni politiche, sociali e culturali: comprendere come siano nate le bandiere e come abbiano assunto il ruolo di simboli delle nazioni significa ripercorrere l’evoluzione del concetto stesso di Stato e di popolo.

Il controllo

In principio era il controllo. Fin da quando popolava le più antiche civiltà, l’uomo avvertiva la necessità di disporre di segni visibili che permettessero di riconoscere il gruppo, l’autorità o il comando. In contesti come la guerra, le cerimonie religiose o le grandi adunanze, era fondamentale poter distinguere alleati e nemici, sapere sempre dove si trovava il capo o a chi obbedire. Per questo motivo, in un primo momento, vennero utilizzati oggetti semplici ma efficaci: aste, lance o pali sormontati da simboli, animali sacri o drappi colorati. Gli Egizi, i Persiani, i Romani e molte altre civiltà impiegarono stendardi e insegne che avevano lo scopo di rendere visibile il potere.

Un simbolo di potere personale

In questa fase iniziale, la bandiera non rappresentava una comunità nel senso moderno del termine. Era piuttosto il simbolo di una persona, di una dinastia o di una divinità. Nell’antica Roma, ad esempio, esistevano i “vexilla”, che simboleggiavano le Legioni e l’autorità di Roma, ma erano legati all’esercito e al singolo comandante più che a un’idea di popolo romano come soggetto politico. Allo stesso modo, nel Medioevo, le bandiere erano lo stendardo del sovrano o del signore feudale. Questo aspetto ci parla molto chiaramente delle origini della bandiera, che nasce come elemento rappresentativo del potere di un solo uomo. Il potere era personale e il simbolo che lo rappresentava cambiava con il cambiare del detentore del potere. La bandiera, quindi, era il volto di chi comandava.

Gli stemmi araldici

Proprio durante il Medioevo, però, si verificarono alcune trasformazioni importanti. Accanto agli stendardi dinastici comparvero gli stemmi araldici, che identificavano famiglie nobiliari e ordini cavallereschi; le città medievali adottarono colori, emblemi e bandiere che rappresentavano l’intera comunità cittadina e questi segni, lentamente, passarono dall’identificare l’egemonia di un solo individuo a farsi volto di un gruppo di cittadini che si riconoscevano in un territorio e in una storia comune. Lentamente, la bandiera comincia a trasformarsi da simbolo personale a simbolo collettivo.

Il ruolo della guerra

Un ruolo fondamentale in questo processo fu svolto dalla guerra: combattere sotto una stessa bandiera rafforzava il senso di appartenenza e di solidarietà tra i combattenti. La bandiera diventava il punto di riferimento morale dell’esercito, il segno visibile dell’onore e dell’identità del gruppo. Perdere la propria bandiera significava subire una sconfitta non solo militare, ma anche simbolica. Questo legame emotivo contribuì a caricare la bandiera di un valore sempre più profondo, che andava ben oltre la sua funzione pratica e diventava quasi qualcosa da venerare.

La nascita delle Nazioni

Il vero punto di svolta nella storia delle bandiere avvenne tra il XVIII e il XIX secolo, con la nascita dell’idea moderna di Nazione. Fino a quel momento i sudditi obbedivano al re, ma non si percepivano come parte attiva di una comunità politica. Con l’Illuminismo e le grandi rivoluzioni politiche, in particolare quella americana e quella francese, si affermò un principio nuovo e rivoluzionario: la sovranità appartiene al popolo. Lo Stato non fu più proprietà di un re, ma espressione della volontà collettiva dei cittadini.

Le nuove bandiere

A questo punto, la bandiera non era già più simbolo del potere di un sovrano e divenne l’emblema della Nazione, intesa come comunità di cittadini uniti da valori, storia e ideali comuni. Le nuove bandiere nazionali furono pensate per essere semplici, riconoscibili e facilmente riproducibili, in modo che potessero essere usate e sentite come proprie da tutto il popolo. Un ruolo chiave venne giocato dai colori, che assunsero un significato politico e simbolico, legato a ideali come la libertà, l’uguaglianza, l’indipendenza e l’unità.

Strumento di mobilitazione politica

Il ruolo della bandiera, però, era destinato a cambiare ancora. Nel corso dell’Ottocento, con i movimenti nazionalisti e i processi di unificazione e indipendenza, divenne uno strumento chiave di mobilitazione politica: in questo panorama, popoli che aspiravano a diventare nazioni si riconoscevano in un drappo comune, che rappresentava il loro progetto di futuro. In questo periodo, molte bandiere nacquero proprio durante rivoluzioni e guerre di liberazione, caricandosi di un forte valore simbolico ed emotivo. La dimensione che legava la bandiera al popolo di appartenenza, quindi, diventava man mano più intima e caratterizzante, perché i colori e i simboli ricordavano sacrifici, lotte e speranze condivise.

Nella vita collettiva

Nel Novecento, con la diffusione degli Stati nazionali e la decolonizzazione, quasi ogni Paese del mondo adottò una bandiera ufficiale. Attraverso l’uso quotidiano nelle scuole, nelle cerimonie pubbliche, nelle feste nazionali e negli eventi sportivi, la bandiera entrò a far parte della vita collettiva. In questo modo, divenne uno strumento di educazione civica e di costruzione dell’identità nazionale. Non rappresentava solo lo Stato, ma anche la memoria storica e i valori fondamentali della comunità.

Il modello ufficiale

Ma grazie a chi o a cosa le vediamo erette sugli edifici più alti e importanti delle città, o meglio, chi le fabbrica? Tanto per cominciare, lo Stato stabilisce il modello ufficiale della bandiera, definendo in modo preciso i colori, le proporzioni, i materiali e le modalità di esposizione, e ne affida la produzione ad aziende specializzate che fanno sì che la bandiera risulti conforme agli standard ufficiali.

Le bandiere militari e istituzionali

Una menzione a parte riguarda le bandiere militari e istituzionali, come gli stendardi dei reparti dell’esercito o i gonfaloni ufficiali. In questi casi, la produzione è spesso affidata a laboratori artigianali altamente specializzati, che utilizzano tecniche tradizionali e lavorazioni di grande precisione. Queste bandiere possono essere ricamate a mano, arricchite con decorazioni e onorificenze, e sono considerate oggetti di particolare valore storico e simbolico e per questo motivo vengono custodite e trattate come veri e propri simboli dell’onore e della memoria collettiva.

L’uso quotidiano

Accanto alle bandiere ufficiali esistono poi le bandiere destinate all’uso quotidiano da parte dei cittadini. Sono quelle che si vedono nelle manifestazioni, negli stadi, nelle scuole o sui balconi durante le feste nazionali e sono prodotte in grandi quantità da industrie tessili, tipografie e aziende di articoli promozionali. In questo caso, l’obiettivo principale è la diffusione di massa: i materiali sono più economici e la produzione più rapida. Pur non avendo lo stesso valore giuridico delle bandiere istituzionali, giocano comunque un ruolo significativo nella diffusione del simbolo nazionale.

La “fabbrica della bandiera”

In definitiva, la “fabbrica della bandiera” è, in realtà, il frutto di un’azione condivisa: mentre lo Stato stabilisce le regole base per la produzione, le aziende e gli artigiani si occupano della realizzazione materiale. C’è, infine, un ultimo passaggio nella creazione di una bandiera, ed è quello dell’utilizzo che se ne fa. Non è la fabbrica o lo Stato a conferirle valore, ma la comunità che vi si riconosce.

Un processo storico

Il punto è che le bandiere sono il risultato di un lungo processo storico. Costruire una Nazione non significa edificare sulle conquiste o festeggiare sulle perdite dell’esercito nemico, ma suonare tutti sullo stesso pentagramma. Sapere che, ovunque ci si trovi, esiste un simbolo che in qualche modo ci lega e che fa qualcosa che nient’altro al mondo sa fare: raccontare mille storie, pur raccontandone una soltanto.

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