Sono 17mila i posti in meno rispetto alle persone detenute, con un affollamento superiore al 137%
Chi vive il mondo del carcere e ne conosce i drammi sa che il 2025 è stato un altro anno da dimenticare. E non può che augurarsi che nel 2026, quella barca ormai alla deriva che è il sistema penitenziario, possa ritrovare la rotta, e che le carceri possano tornare alla loro nobile e antica finalità rieducativa. Non più luogo di sola segregazione, dove vengono violati ripetutamente i principi della Costituzione e i diritti fondamentali della persona.
Il Garante del Lazio: “Solo annunci e sproloqui”
Sperando, «nonostante tutto, in un anno migliore di quello che va a chiudersi», a poche ore da questo 2026 Stefano Anastasìa, Garante dei detenuti del Lazio, ha fatto un bilancio dell’anno che ci siamo lasciati alle spalle. Siamo arrivati a quasi 64mila detenuti per meno di 47mila posti detentivi. «Tre anni di annunci e sproloqui sulla costruzione di nuove carceri, incentivi alle comunità di accoglienza e riduzioni delle misure cautelari in carcere ci hanno portato a questo», ha affermato Anastasìa, ricordando il numero di detenuti che erano nelle carceri italiane quando il nostro paese è stato condannato dalla Corte europea dei diritti umani per il sovraffollamento strutturale che lo caratterizzava, e che è tornato a caratterizzarlo.
Italia condannata in sede europea
«Oggi non abbiamo ancora subito l’onta di una nuova sentenza pilota solo perché è stato istituito un rimedio interno prima di andare in Europa, e infatti i magistrati di sorveglianza nel 2024 hanno riconosciuto in 5.837 reclami le condizioni inumane o degradanti cui sono costretti i detenuti», ha fatto notare il Garante. Ma la situazione di oggi, in realtà, ha proseguito, è più grave che nel 2013: allora il numero dei detenuti di oggi lo avevamo «raggiunto in discesa, non in aumento. Nel 2009 l’Italia era già stata condannata nel caso Suleimanovic e nel 2010 il Governo Berlusconi aveva dichiarato lo stato di emergenza nelle carceri e, insieme con il piano edilizio di cui si incominciano a intravvedere oggi i primi risultati, aveva adottato una misura speciale di detenzione domiciliare per facilitare l’uscita dal carcere a fine pena. La popolazione detenuta stava dunque calando, non come oggi, che cresce senza soluzione di continuità».
Mancano 17mila posti e le strutture sono a rischio
Ci sono 17mila posti in meno rispetto alle persone detenute, con un affollamento superiore al 137 per cento. In 71 istituti penitenziari l’affollamento è pari o supera il 150 per cento, con alcune situazioni particolarmente critiche come a Lucca, a Vigevano, a San Vittore a Milano, a Foggia, a Canton Mombello a Brescia e a Busto Arsizio. Una situazione ai limiti della realtà, tanto che Anastasìa racconta che a Latina un detenuto con competenze in materia di sicurezza sul lavoro gli ha rappresentato la necessità – a norma di legge – di indossare il casco di protezione per salire sulla terza branda. Le celle scoppiano, ci sono troppi letti, spazi personali ridotti, possibilità di svolgere attività ricreative o formative quasi azzerate.
E il sovraffollamento incide sui suicidi in carcere: nel 2025 Ristretti Orizzonti, la rivista del carcere di Padova, ne segnala 78, su un totale di 235 morti dietro le sbarre con cause spesso da accertare.
Antigone: carente anche il personale
E ancora, l’ultimo rapporto di Antigone mostra quanto il personale che lavora dentro al carcere con vari ruoli sia carente: sono agenti di polizia penitenziaria, educatori, psicologi, mediatori culturali e personale sanitario. A maggio del 2025 gli educatori ed educatrici erano 963, a fronte dei 1.040 previsti. Manca il 16% degli agenti di polizia penitenziaria previsti. In totale il personale effettivamente presente è di 30.964 persone su 34.162 previste. Sia per gli educatori che per il personale di polizia penitenziaria c’è una situazione di disomogeneità di organico sul territorio nazionale. Ci sono situazioni di grave carenza, ma anche istituti dove il numero di agenti è uguale o superiore a quello dei posti previsti.
L’ppello di Papa Francesco e Papa Leone XIV
Ogni giorno che passa viene così sollecitato un provvedimento di clemenza, nella forma costituzionale dell’amnistia e dell’indulto o in qualche altra forma di riduzione o commutazione delle pene per via ordinaria. Un appello diffuso anche in occasione del Giubileo della speranza – voluto da Papa Francesco – nelle parole di Papa Leone ai fedeli, e ribadito più volte dal Presidente della Repubblica, condiviso dal Presidente del Senato, dal Vice Presidente del Csm e da ultimo anche dal garante nazionale delle persone private della libertà. «Solo un provvedimento straordinario di clemenza – ha concluso il suo bilancio sul 2025 Anastasìa – potrà consentire al Governo di perseguire i propri progetti di lungo periodo, nella costruzione di nuove carceri e nell’assunzione di personale, senza violare qui e ora la Costituzione e i diritti fondamentali dei detenuti. E solo un provvedimento straordinario di clemenza può consentire il convergere di forze politiche diverse che poi continueranno a perseguire politiche criminali legittimamente diverse, su cosa è necessario punire e come».
Il piano del ministro della Giustizia, Nordio
A luglio il ministro Nordio aveva annunciato un piano ambizioso per risolvere il problema del sovraffollamento, basato su tre misure. La prima, costruendo nuove carceri o ampliando quelle che esistono già, ma lo stesso ministero della Giustizia ha stimato che ci vorranno degli anni prima di poter aprire nuove strutture in grado di ospitare in modo dignitoso le persone detenute. Le altre due misure invece vorrebbero introdurre procedure più rapide per concedere la liberazione anticipata a chi ne ha diritto e la possibilità per le persone tossicodipendenti di scontare la pena in strutture alternative. Ma la soluzione per chi si occupa di carceri, oltre a provvedimenti di clemenza, è quella che ricalca la proposta di legge presentata dal deputato di Italia Viva Roberto Giachetti: aumentare gli sconti di pena per permettere l’uscita anticipata di molti detenuti contraddistinti dalla buona condotta. Al momento, chi mantiene una buona condotta può chiedere la sottrazione, sul monte della pena, di 45 giorni (in passato erano 30) ogni ulteriori sei mesi da scontare. Il testo Giachetti prevede che si salga a 75 giorni, ma solo per due anni, ed è una proposta appoggiata, all’interno della maggioranza, solo dal presidente del Senato Ignazio La Russa.
Ma le speranze riposte nel 2026 da chi oltre che conoscere il carcere lo vive, hanno ancora un sussulto di dignità. Chissà che la storia del ‘Maresciallo Nordio’ sconfitto dal ‘Generale Inverno’ – citando la metafora usata dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno per descrivere le condizioni estreme in cui sono costretti detenuti e agenti di polizia penitenziaria – possa finalmente cambiare e avere la svolta positiva che tanti invocano.


















