Abu Dhabi lascia il cartello dopo 60 anni e punta ad aumentare la produzione. Decisione che può ridisegnare gli equilibri globali
Gli Emirati Arabi Uniti lasciano l’Opec dopo oltre mezzo secolo e puntano a produrre di più, in un momento già esplosivo per i mercati energetici. «Quelle quote ci limitano, vogliamo produrre di più».
Abu Dhabi ha deciso di uscire dall’Opec e dall’alleanza Opec+ a partire dal primo maggio, chiudendo un capitolo lungo quasi 60 anni. La scelta, riportata dall’agenzia ufficiale Wam e confermata da Bloomberg, è legata a un riallineamento strategico in piena crisi geopolitica, con la guerra in Iran che continua a spingere i prezzi dell’energia.
Quote e limiti: la frattura con il cartello
Dietro la decisione c’è una tensione che dura da anni. Gli Emirati contestano il sistema delle quote, ritenuto penalizzante perché limita la capacità di esportazione del Paese. Abu Dhabi vuole liberarsi dai vincoli del cartello per seguire una politica energetica più autonoma e orientata agli interessi nazionali.
Il governo emiratino ha già chiarito che aumenterà gradualmente la produzione per rispondere alla domanda internazionale. Prima della guerra, gli Emirati producevano circa 3,6 milioni di barili al giorno, pari a circa il 12% della produzione Opec. Ora l’obiettivo è crescere senza limiti imposti dall’organizzazione.
Petrolio in rialzo e mercati nervosi
L’uscita arriva mentre il petrolio continua a correre: il Brent supera i 110 dollari, spinto dalle tensioni in Medio Oriente e dalla crisi nello Stretto di Hormuz. Le borse europee restano deboli, con i listini appesantiti dal rischio inflazione e dall’incertezza energetica, mentre il settore energia guadagna terreno.
La decisione degli Emirati è considerata un colpo significativo all’influenza dell’Opec, già indebolita negli ultimi anni dalla crescita della produzione americana. Dopo le uscite di Qatar, Ecuador e Angola, quella di Abu Dhabi pesa molto di più, vista la dimensione del Paese nel mercato petrolifero globale.
Tensioni con l’Arabia Saudita
L’addio all’Opec riflette anche un rapporto sempre più complicato con l’Arabia Saudita, leader di fatto del cartello. Le due potenze del Golfo hanno strategie diverse: Riyadh punta a sostenere i prezzi nel lungo periodo, mentre gli Emirati privilegiano i volumi e una maggiore flessibilità.
La guerra con l’Iran ha accelerato le divergenze. Gli Emirati, colpiti da attacchi missilistici e droni, stanno rivedendo il proprio ruolo nella regione e nelle alleanze energetiche.
«Il mondo ha bisogno di più energia», ha detto il ministro dell’Energia Suhail al Mazrouei, spiegando la scelta di uscire dal cartello per non essere più vincolati.


















