6 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

6 Mar, 2026

Ex Ilva, avanti con il Gruppo Flacks

Ex Ilva

Urso: «Tre settimane per chiudere il negoziato». I sindacati chiedono la nazionalizzazione


Il Gruppo Flacks non intende tirarsi indietro di fronte alla sentenza dei giudici di Milano che ha posto una nuova ipoteca sul futuro dell’ex Ilva: Michael Flacks, patron del fondo americano interessato ad acquisire l’acciaieria, ha confermato l’interesse a portare avanti la trattativa. La decisione del Tribunale – che, senza adeguamenti ambientali entro la data limite del 24 agosto, impone il blocco dei forni per rischi alla salute pubblica, «non è considerata dal Gruppo un ostacolo al processo in corso, che viene attentamente valutato per adeguare il piano industriale di conseguenza, ha affermato».

L’impegno del tycoon americano è rimbalzato sul tavolo dell’incontro a Palazzo Chigi tra governo e sindacati, presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, cui hanno preso parte anche i commissari di Acciaierie d’Italia che hanno dichiarato l’intenzione di impugnare la sentenza milanese entro lunedì, ferma restando la necessità di provvedere all’adeguamento dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia).

Il nodo prestito ponte e la lente di Bruxelles

La trattativa con Flacks è un tassello importante del mosaico di interventi cui è legata l’operatività, e quindi la sopravvivenza, del gigante siderurgico: la Commissione europea aveva autorizzato l’erogazione di nuove risorse – 149 milioni – per garantire il proseguimento dell’attività produttiva negli impianti a condizione che ci fosse un acquirente pronto a rilevare l’ex Ilva. Ieri, intanto, Bruxelles ha ufficializzato la richiesta di chiarimenti anche sulle possibili conseguenze della sentenza per il futuro dell’area a caldo dello stabilimento tarantino su cui pende lo stop.


Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha chiesto ai commissari di stringere i tempi del negoziato, sollecitandone la finalizzazione entro tre settimane al massimo – rispettando condizioni sulla sostenibilità finanziaria e sul coinvolgimento di partner industriali attivi nel settore siderurgico – anche «al fine di sbloccare al più presto il prestito».

E ha sollecitato la messa in campo di tutti gli interventi necessari «per evitare la chiusura dell’area a caldo di Taranto disposta dal Tribunale di Milano», a partire dall’impugnazione della sentenza e dalla formulazione «al più presto» di un’Aia sostenibile. Allo stesso tempo, ha sostenuto, occorre «completare la manutenzione di Afo 4 entro il mese di aprile e procedere con il cronoprogramma già definito di ripristino degli impianti, tornando a una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate annue di acciaio». «La sfida era già di per sé molto difficile. Ora si è ulteriormente complicata anche per effetto della sentenza del Tribunale di Milano», ha osservato durante l’incontro con i sindacati, invocando «coesione e massima responsabilità da parte di tutti».

I sindacati chiedono l’intervento dello Stato nella proprietà

I sindacati restano contrari all’operazione Flacks e chiedono un piano b, ovvero un intervento diretto da parte dello Stato con la nazionalizzazione dell’ex Ilva.
La riunione a Palazzo Chigi ha affrontato anche il tema della sicurezza, dopo i due incidenti mortali in meno di due mesi in cui hanno perso la vita Claudio Salamida e Loris Costantino. «Chiediamo la certezza che i lavoratori dell’Ilva di Taranto non hanno il rischio di morire. Altrimenti lo stabilimento si può anche chiudere», ha detto il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. Il leader della Fim Cisl, Ferdinando Uliano ha chiesto misure rapide e concrete nella gestione della sicurezza e nella prevenzione del rischio. «I lavoratori non devono più aver paura di andare a lavorare né di essere messi in cassa integrazione», ha rimarcato il capo della Fiom Cgil, Michele De Palma.

Le garanzia sulla sicurezza degli impianti

Dal governo, Mantovano ha invitato i commissari straordinari a promuovere «d’intesa con i sindacati, le massime condizioni di sicurezza sul lavoro». Tra le ipotesi, c’è l’intenzione di estendere il contratto del comparto metalmeccanici alle attività in appalto più complesse. Sulla sicurezza si apriranno due tavoli di confronto paralleli, a Taranto il 13 marzo e a Roma, al ministero del Lavoro.

Intanto la produzione di acciaio a Taranto nel 2025 ha raggiunto il minimo storico di 2 milioni di tonnellate. I commissari straordinari hanno illustrato il piano per riportarla a 4 milioni di tonnellate, il prossimo passo sarebbe a fine aprile, con la riattivazione dell’altoforno 4 dopo la manutenzione.

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