L’auto europea fa retromarcia sul green. Le condizioni mondiali sono cambiate e gli obiettivi vanno adeguati. L’industria automobilistica europea chiede la revisione degli stringenti target sulle emissioni per evitare il tracollo. Non è ricorso a giri di parole il responsabile Europa di Stellantis, Jean-Philippe Imparato, in occasione di una tavola rotonda che si è svolta alla vigilia dell’apertura del Salone dell’auto di Monaco, primo appuntamento dopo l’introduzione dei dazi voluti dal presidente degli Usa, Donald Trump. Il quadro globale è completamente cambiato e la competizione si è fatta ancora più agguerrita. “L’elettrificazione al 100% entro il 2030 non è più raggiungibile – ha sostenuto Imparato – per ovvie ragioni legate all’evoluzione del mercato.
Gli obiettivi fissati dall’Europa per il 2030 e 2035 – ha spiegato – non sono più raggiungibili, a meno non si ipotizzi di andare incontro a un crollo del mercato di circa il 30% o al tracollo finanziario di tutti i produttori in Europa. Accogliamo quindi con favore la discussione strategica sull’evoluzione della normativa in Europa”. Bruxelles è chiamata infatti a mettere in pista una nuova regolamentazione. “Abbiamo lanciato avvertimenti – ha sottolineato Imparato – discusso, costruito tra l’altro proposte con i nostri colleghi e con le autorità di Bruxelles. Penso che ora sia il momento di agire. In fretta, prima della fine dell’anno se possibile”.
Uno dei temi evidenziato è stato quello dei veicoli commerciali che, secondo Imparato, con le normative attuali non hanno margini di manovra, perché nessuno è disposto ad acquistare un Fiat Ducato elettrico sopra i 50mila euro. Stellantis ha rilanciato anche sul rinnovo del parco (almeno un 10% l’anno per sostituire con modelli più eco-sostenibili 15 milioni di auto vecchie) e sul sostegno all’industria delle batterie per evitare di dipendere dalla Cina. Imparato ha reso noto che con il ceo di Stellantis, Antonio Filosa, è stata avviata la discussione sul Dare Forward che traccia il percorso della “carbon neutrality”. Alcuni contenuti resteranno, ma altri saranno modificati.
“Gli obiettivi del piano – scrive Stellantis – sono diventati sempre più impegnativi a causa delle attuali tendenze e dinamiche di mercato, delle politiche governative e delle normative introdotte successivamente all’annuncio del piano a marzo 2022”. Già a fine luglio, in occasione della presentazione dei risultati del primo semestre, Stellantis NV, nel dichiarare un calo del 13% dei ricavi netti, aveva spiegato che il risultato negativo rifletteva anche l’impatto dei tassi di cambio, dei dazi doganali e della flessione dei volumi dei veicoli commerciali leggeri in Europa.
Ieri intanto il ceo Filosa si è incontrato con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per affrontare le questioni relative agli stabilimenti italiani: “dobbiamo lavorare insieme” il suo commento. Da Melfi a Cassino, da Torino a Termoli, è infatti allarme per la tenuta occupazionale degli stabilimenti. E ieri il presidente di Unindustria Cassino, Vittorio Celletti, ha denunciato il momento drammatico che le aziende stanno vivendo e con Anfia ha sollecitato la revisione urgente delle normative Ue sulle emissioni di CO2 da accompagnare “a un piano di rinnovo della flotta circolante e alla completa eliminazione delle sanzioni a carico dei produttori”.


















